Follie green: l’auto europea è ormai una colonia cinese

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Le follie green imposte da Bruxelles stanno trasformando l’industria automobilistica europea in una vittima sacrificale dell’ideologia climatica. Restrizioni sempre più pesanti sull’auto privata, guerra dichiarata ai motori termici e imposizione forzata dell’elettrico stanno producendo un risultato opposto rispetto alla propaganda europea: invece di rafforzare il continente, stanno spalancando il mercato alla conquista cinese.Secondo il rapporto AlixPartners, i produttori cinesi triplicheranno la produzione fuori dai confini nazionali entro il 2030, raggiungendo 3,4 milioni di veicoli, con ben 1,6 milioni destinati all’Europa. È la dimostrazione concreta di come le follie green europee abbiano creato il contesto perfetto per favorire concorrenti esterni mentre si smantella la capacità produttiva interna.Il suicidio industriale europeoLe follie green volute da Ursula von der Leyen e dai tecnocrati europei, con il sostegno di figure come Frans Timmermans, hanno imposto una transizione ideologica che sta distruggendo uno dei pilastri industriali del continente. Il Green Deal, il bando ai motori termici e la pressione normativa sull’elettrico hanno caricato sulle aziende europee costi insostenibili, lasciando campo libero a chi produce a costi inferiori e con strategie industriali ben più aggressive.Mentre Bruxelles impone sacrifici a famiglie e imprese, la Cina beneficia di una strategia opposta: massicci investimenti pubblici, sostegno industriale e disciplina di mercato. Il risultato è che le follie green europee stanno favorendo proprio il principale rivale geopolitico e industriale dell’Europa.La Cina sfrutta le follie green per conquistare il mercatoNel mercato cinese i prezzi delle auto elettriche sono crollati del 23% in due anni grazie a una concorrenza feroce, mentre la qualità continua a crescere. I produttori del Dragone godono di un vantaggio di costo stimato intorno al 35%, oltre a una velocità di sviluppo tecnologico che i costruttori europei, schiacciati dalle follie green regolatorie, faticano a eguagliare.Le follie green non stanno salvando il pianeta, ma stanno accelerando il trasferimento di ricchezza, occupazione e capacità industriale dall’Europa alla Cina. In Italia, nel 2025, un’auto elettrica su cinque immatricolata è già di fabbricazione cinese, mentre la quota complessiva dei marchi cinesi continua a crescere rapidamente anche nell’ibrido.Stabilimenti chiusi e occupazione a rischioL’impatto delle follie green non si misura soltanto nelle quote di mercato, ma soprattutto nella desertificazione industriale europea. Tra il 2022 e il 2028 sono previsti 19 nuovi stabilimenti di fornitori cinesi in Europa, mentre 36 impianti europei sono destinati a ridurre o cessare l’attività.In pratica, le follie green stanno producendo un trasferimento industriale su larga scala. Le fabbriche europee chiudono, mentre i gruppi cinesi rilevano stabilimenti, investono nei territori più competitivi e consolidano la loro presenza.L’Italia paga più di tuttiL’Italia resta uno dei Paesi più penalizzati. Tra costi energetici elevati, tassazione, burocrazia e politiche europee scollegate dalla realtà industriale, il sistema produttivo nazionale perde competitività proprio mentre le follie green accelerano il cambiamento del mercato.La produzione Stellantis è crollata ai minimi da settant’anni, molti stabilimenti lavorano ben al di sotto delle capacità e il rischio occupazionale cresce. Nel frattempo, i marchi cinesi avanzano, ma preferiscono investire altrove, dove energia, fisco e lavoro risultano più sostenibili. Le follie green europee stanno così colpendo doppiamente l’Italia: perdita di produzione interna e invasione commerciale estera.Il vero volto delle follie greenDietro la retorica ecologista si nasconde una strategia che ha finito per indebolire la libertà economica, comprimere la competitività industriale e rafforzare economie concorrenti. Le follie green non stanno guidando una transizione equilibrata, ma una riconversione forzata che rischia di trasformare l’Europa da potenza industriale a semplice mercato di sbocco.Il bando ideologico ai motori tradizionali e la corsa obbligata verso l’elettrico rappresentano oggi uno dei più grandi errori strategici compiuti da Bruxelles.Fermare le follie green prima che sia troppo tardiLe follie green sono diventate il principale acceleratore della penetrazione cinese nel settore automotive europeo. Ursula von der Leyen, Timmermans e l’apparato burocratico europeo hanno perseguito un’agenda ideologica che rischia di costare all’Europa posti di lavoro, sovranità industriale e indipendenza strategica.Se non verrà rapidamente abbandonato questo approccio dogmatico, il futuro dell’industria automobilistica europea sarà segnato non dall’innovazione libera e competitiva, ma dalla subordinazione industriale alla Cina.Enrico Foscarini, 3 maggio 2026L'articolo Follie green: l’auto europea è ormai una colonia cinese proviene da Nicolaporro.it.