Cooper Flagg è il Rookie of the Year È stato in bilico fino alla fine perché Kon Knueppel ha giocato una stagione straordinaria, tirando da fuori con il 42,5% su una grande mole di conclusioni, segnando 18,5 punti di media e vincendo pure di più. Poi alla fine nessuno se la deve essere sentita di togliere questo primo riconoscimento, tra i tanti premi che l’esordiente dei Dallas Mavericks è destinato a portarsi a casa per diritto di nascita. Cooper Flagg è il rookie dell’anno e questo sport in generale non è mai stato più felice di così. Sì, felice, perché quando vedi un ragazzino di 19 anni a cui il basket sgorga in maniera così naturale dalle mani (ma anche dai piedi), è lo sport a guadagnarci, è lo spettatore ad arricchirsi, è l’appassionato a goderne.Flagg è nato per giocare a basket. Chi ne ha viste tante, lo capisce alla prima partenza stessa mano stesso piede, al primo arresto e tiro dal gomito, al primo taglio a ricciolo con scarico sul perimetro. Fluido come un ruscello di montagna, elastico come il caucciù. Scorre per il campo come fosse magma, in simbiosi con il parquet. Potente quando prende il centro area. Se deve schiacciarti in testa dopo una penetrazione, lo fa senza fare complimenti. Ma sale in elevazione sulla testa del malcapitato di turno sempre in modo gentile, così dolce da sembrare quasi una carezza. Una carezza in un pugno. Ha chiuso la stagione con 21 punti di media, 6,7 rimbalzi e 4,5 assist. Lavorerà in estate sul tiro da fuori. E migliorerà, perché la mano è morbida, il movimento è ben impostato, il talento è irrazionale. Magma, magma pirandelliano.Bye bye Denver: Nuggets eliminati al primo turno di playoffChe Nikola Jokic sia uno dei migliori giocatori dell’universo non è mai stato in dubbio. Non lo è nemmeno dopo questo brutto stop. Ma, ahimé, nella NBA non si vince da soli. Anche se sei probabilmente il più grande creatore gioco dalla posizione di centro mai visto su un parquet di pallacanestro. Denver esce fuori al primo turno di playoff contro una Minnesota decimata. No Anthony Edwards, no Donte Divincenzo, no Dosunmu. Un insuccesso senza precedenti. Cosa non ha funzionato? Tante cose. Troppe forse. Un Jamal Murray mai in ritmo (solo 12 punti con 0 su 2 da tre in gara 6), per demeriti suoi, ma anche perché la difesa dei T-Wolves ha portato avanti per tutta la serie una vera e propria caccia all’uomo per chiunque osasse evoluire nel back court avversario. Micidiali. La guardia di Denver ha tirato dal campo con il 35.6% e con il 26.1% da fuori. Una tragedia (sportiva).Va bene, hai avuto probabilmente la miglior stagione in carriera. Conta poco quando ti sciogli come neve al sole nel momento cruciale. Perché in una stagione NBA, spesso conta solo quello. I Nuggets hanno difeso davvero male, sono andati peggio a rimbalzo, hanno perso la battaglia delle palle vaganti. Poco reattivi, poco determinati, intimoriti anche da un Rudy Gobert che ha stoppato con le pale da mulino. Poi c’è il capitolo del tiro da oltre l’arco. E se possibile qui è andata ancora peggio. I Nuggets sono stati penultimi tra tutte le squadre ai playoff, con appena il 30% in totale (ultimi i Detroit Pistons). Non l’hanno mai messa da fuori. Insomma, ci sarà parecchio su cui riflettere in questa off season. Anche perché si ha la forte impressione che tutti i rinforzi arrivati per la panchina (vera pecca dello scorso anno), non abbiano dato quello che serviva veramente.I New York Knicks avanzano! Eliminare Atlanta non è stato così banale come si pensava. Però i Knicks l’hanno portata a casa e avanzano al secondo turno dopo una serie intensa dal punto di vista fisico. Ha troneggiato Karl-Anthony Towns: gli Hawks non avevano abbastanza centimetri per contrastarlo sotto canestro o lunghi così mobili da poter contenere le sue penetrazioni centrali. Il centro dei Knicks è sì macchinoso quando si gioca l’uno contro uno in palleggio, ma ha fisico, protegge bene la palla e ha mani dolci quando tira in avvicinamento. Mani, quelle di Towns, che sono diventate ancora più dolci da fuori, dove l’ha messa con il 47,1% (e 20 punti di media). Nemmeno Steve Kerr in maglia Bulls avrebbe potuto fare di meglio. Per il resto, il solito Jalen Brunson, una “formica atomica” alta a malapena 1.85, in grado di tirare in testa a chiunque, anche se alto 7 piedi, sia da fuori che nei pressi del canestro.La stella di New York l’ha messa dall’arco con un eccellente 41,9% per un totale di 28 punti di media. Poi ci sono gli altri. OG Anunoby, vero e proprio terzo violino, spesso anche secondo. Forza fisica di livello top, garantisce tiro da fuori (54,2% nella serie), ha punti nelle mani (20 di media nella serie) e vedergli sbagliare un tiro dagli angoli è evento più unico che raro. In confusione invece Mikal Bridges, che ha segnato poco e tirato peggio. Ah, i Knicks sono secondi per percentuale da tre in questi playoff (38,4%), secondi per punti realizzati (113,4 di media), terzi per rimbalzi totali (35 di media). Ci sono buone prospettive, anche se spesso, quando si avanza nei playoff nel basket di oggi, con un giocatore di riferimento con la taglia di Brunson si inizia a soffrire non poco.That’s all Folks! Alla prossima settimana.L'articolo NBA Freestyle | Jokic non può vincere da solo. Difesa inesistente, imbarazzanti da tre: cosa non ha funzionato nei Nuggets proviene da Il Fatto Quotidiano.