Musk e il rischio estinzione umana. Un tema (fin troppo) ricorrente

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“Ha fatto la sua piccola dichiarazione e va bene. Ma le è stato ordinato di non trattare più questi argomenti”. La giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Roger è stata categorica con Elon Musk. Durante la causa intentata dal tycoon contro OpenAI, la startup da lui co-fondata insieme a Sam Altman e Greg Brockman, è intervenuta per ricordare a lui e il suo avvocato che la causa non è volta a decretare quali rischi corre l’umanità a causa dell’intelligenza artificiale, quanto piuttosto a constatare se OpenAI abbia ingannato Musk sulla sua intenzione di rimanere un’azienda no-profit. Può sembrare una banalità, visto che è stato Musk a portare alla sbarra i suoi ex colleghi. Eppure è stata necessaria, visto che è intervenuto per sostenere questa tesi. Citando ad esempio il film Terminator come possibile scenario che potrebbe verificarsi senza le giuste precauzioni.Non è nemmeno la prima volta che Musk prova a presentarsi come il deus ex machina venuto a salvare il mondo. Lo faceva già da tempi non sospetti. Nel 2013, avvertiva sull’urgenza di trovare nuovi mondi da abitare perché quello che abbiamo è destinato a “estinguersi”. Da qui l’esigenza di SpaceX, l’azienda spaziale che nel corso del tempo ha avviato importanti collaborazioni con la Nasa diventando un punto di riferimento nel settore. L’obiettivo a lungo termine, ancora da portare a termine, è lo sbarco su Marte. Prima però c’è bisogno di salvare l’attuale pianeta. Ed ecco quindi Tesla, l’azienda di auto elettriche che ha reso Musk uno degli avanguardisti della svolta green. Se non è rinnovabile, spiegava, una risorsa è destinata a esaurirsi. Per cui, o si cambia oppure ciò che ci attende è “il Medioevo”. Più di recente, quando stava per acquistare l’ex Twitter nel 2022, sosteneva che era una questione etica e morale, “una battaglia per il futuro della civiltà. Se il free-speech andrà perduto anche in America, l’unica cosa che ci attende è la tirannia”.Il problema di Musk è che, spesso, non è stato costante con il suo pensiero. Il caso delle rinnovabili è emblematico. Prima dell’arrivo di Donald Trump, le considerava imprescindibili per il destino dell’umanità. Con il suo ritorno alla Casa Bianca, invece, sembra aver cambiato idea. Due anni fa, in uno scambio di battute con il futuro presidente americano, sosteneva che la rivoluzione green può attendere, che il riscaldamento globale è un fatto ma in fin dei conti non un problema così grave. E soprattutto, che accantonare gli idrocarburi non era la panacea di tutti i mali.Musk può avere ragione o torto. Probabilmente, sotto certi aspetti, tutte e due. Di certo però la sede per parlare dei rischi dell’umanità non è un’aula di tribunale. Lì dentro, purtroppo, si deciderà solamente se la sua accusa contro OpenAI sia o meno fondata. Per le contromisure alla deriva da lui descritta, Musk ha tanto da offrire. Diventando, allo stesso tempo, causa e soluzione della minaccia che descrive.