Nessun invito formale alla Russia e un padiglione destinato a restare chiuso durante i giorni di apertura al pubblico della mostra. Sono questi alcuni dei punti centrali contenuti nella relazione degli ispettori del ministero della Cultura sulla Biennale di Venezia, documento di sette pagine anticipato dal Corriere della Sera e redatto al termine dell’ispezione voluta dal ministro Alessandro Giuli. La relazione sarà trasmessa domani (lunedì) a Palazzo Chigi, dove finirà sul tavolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.L’indagine amministrativa arriva in un clima già teso, segnato dallo scontro tra il governo e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco dopo la decisione di riaprire al Padiglione russo, e dalle dimissioni in blocco della giuria internazionale. Gli ispettori hanno ricostruito un confronto serrato tra i tecnici del ministero e i vertici della Fondazione, chiamati a chiarire la gestione della partecipazione russa, il rispetto delle sanzioni europee e le conseguenze della crisi interna.Sul punto più delicato, la Biennale ribadisce che “la Federazione Russa non è stata formalmente invitata” e non ha sottoscritto il documento che regola la partecipazione, come invece previsto. Una precisazione che si accompagna a un chiarimento di fondo: la Biennale “non è una Expo”, non promuove direttamente la presenza degli Stati, ma sono questi a decidere autonomamente di partecipare. Il padiglione russo, costruito ai tempi di Nicola II e restaurato nel 2019, rientra infatti tra quelli storici presenti ai Giardini.Resta però il nodo delle sanzioni legate alla guerra in Ucraina. La Fondazione assicura di aver verificato “in ogni momento” il rispetto del regime sanzionatorio, pur precisando di non poter intervenire direttamente sui progetti artistici. In ogni caso, si legge nella relazione, la Russia “non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico”: di conseguenza lo spazio non sarà accessibile durante la mostra. L’unica eccezione sarà il vernissage, previsto tra il 5 e l’8 maggio 2026, che resta però un evento privato su invito.Tra i capitoli affrontati dagli ispettori c’è anche quello economico. La Biennale ha messo a verbale le misure adottate dopo il rischio di perdere il cofinanziamento europeo da 2 milioni in tre anni: nel bilancio 2026 della Fondazione (di recente approvato dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Autorità vigilante) è stata accantonata in via prudenziale la quota relativa al 2026–2027, mentre il Consiglio si è riservato ulteriori decisioni in attesa di un confronto con Bruxelles.Infine, la vicenda della giuria internazionale, dimessasi dopo la diffida dell’artista Belu-Simion Fainaru, che aveva annunciato un’azione risarcitoria per discriminazione dopo che la Giuria ha annunciato l’intenzione di escludere dai premi i Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità (il caso appunto di Russia e Israele). La Fondazione spiega di aver informato i giurati non solo dell’impatto mediatico della loro posizione, ma anche del “personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni”, sia nei confronti dell’artista sia della stessa Biennale. Un passaggio che ha preceduto, nello stesso pomeriggio, le dimissioni dell’intero collegio.L'articolo Biennale, la relazione degli ispettori del ministero. La Fondazione: “Russia non formalmente invitata, padiglione chiuso al pubblico” proviene da Il Fatto Quotidiano.