Il ruolo di Silvia Salis? Accogliere i leader di sinistra a Genova e scrivere un programma

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Silvia Salis mi piace molto come sindaca della mia città: non sopportavo che Genova, medaglia d’oro della Resistenza, e sempre in direzione ostinata e contraria rispetto alle tendenze politiche dominanti, fosse governata da giunte di destra. Salis appartiene alla sinistra e, fino ad ora, ho compiuto scelte di sinistra: appoggio alla flotilla e ai metalmeccanici, e altre cose che appartengono alla simbologia di sinistra. Tenta di mettere ordine nei conti del trasporto pubblico ma non ha avuto il tempo di dimostrare doti di gestione di una città. È presto, deve capire, circondarsi di persone competenti e fidate (prima di tutto competenti) e temo che dovrà fare scelte spiacevoli per la città, la capitale mondiale del mugugno.Per una certa tradizione simbolica della sinistra, la sua estetica molto curata, elegante e mondana contrasta con l’idea di sobrietà e distanza dal lusso. La celebrazione del suo ultimo compleanno ha richiamato modelli di successo e visibilità pubblica più tipici di altri mondi politici: un linguaggio simbolico che può risultare ambiguo rispetto alla cultura politica a cui fa riferimento.Le sue dichiarazioni di non voler rappresentare lo schieramento di sinistra alle prossime elezioni suonano come una sorta di “state sereni” per i tre segretari (più uno, perché Fratoianni e Bonelli sono sempre in coppia) dei principali partiti dello schieramento. Dice di non volersi candidare, ma poi dice che, se glielo chiedessero, ci penserebbe, ma non con le primarie.Pare che un suo grande sponsor sia Matteo Renzi, inspiegabilmente in televisione e sui giornali quasi quotidianamente. Renzi ha avuto due obiettivi strategici nella sua carriera: demotivare al voto gli elettori di sinistra (e c’è perfettamente riuscito) e ereditare i voti dei benpensanti di centro, per molti lo zoccolo duro dell’elettorato. Non ha centrato il secondo obiettivo e quei voti sono migrati verso Fratelli d’Italia, dimostrando che i benpensanti di centro sono in effetti di destra. Neppure di centro-destra, altrimenti voterebbero per Forza Italia, oramai orfana di Berlusconi.I leader di sinistra un po’ parlano di primarie, un po’ no, ma sembrano tutti d’accordo nel dire che prima bisogna stilare un programma (per punti, spero) condiviso. Tutti d’accordo, ma non si indicono riunioni, consultazioni etc. che mettano in una stanza i rappresentanti dei tre principali partiti, in modo che escano solo dopo aver trovato una convergenza nell’offerta politica. Il referendum ha mostrato come gli elettori che non votano facciano la differenza. Si muovono se hanno buone ragioni per farlo. A questi si sono aggiunti i giovani.Il no ha travolto il sì, ma non dimentichiamo che milioni di italiani hanno votato sì. Non sono “la destra”, ma rappresentano una base elettorale stabile, mentre la sinistra dispone di un potenziale più ampio ma meno attivo se mancano proposte chiare. La sinistra non dovrebbe rubare voti alla destra (la strategia di Renzi) ma dare buoni motivi per andare a votare agli elettori potenzialmente di sinistra.Il populismo grillino della prima ora (mandiamoli tutti affanculo) si è evoluto in un programma politico che ha emanato leggi, gestito crisi, ottenuto fondi. L’elettorato non lo ha premiato quando si è ripresentato alle elezioni. Lo hanno abbandonato i nostalgici del vaffanculo e, evidentemente, non ha convinto altre tipologie di elettori che pure ne avevano determinato la vittoria elettorale.Fosse per me, da politico da divano, i punti salienti di un programma di sinistra dovrebbero essere: creare futuro per i giovani, usare bene i fondi europei, attuare la transizione ecologica, riqualificare gli stipendi, premiare gli imprenditori che lo meritano, lotta all’evasione. Su questo, in teoria, paiono tutti d’accordo. Ma c’è un punto in cui la sinistra è spaccata: il riarmo. Il PD ha spesso votato con le destre, mentre 5S e AVS si sono espressi contro. Si devono mettere d’accordo. Senza ambiguità.E qui potrebbe giocare un ruolo Silvia Salis, e dire: io non mi presento come premier, devo ancora farmi le ossa, però vi offro Genova per fare un incontro dei rappresentanti dello schieramento di sinistra in modo da arrivare a un programma condiviso. Magari potrò anche essere io a guidare questo schieramento, ma ora è troppo presto. Voglio far vedere quanto valgo amministrando bene questa città. Sono giovane, posso aspettare.Certo, sarà Giorgia Meloni il candidato da battere alle prossime elezioni, anche sul piano comunicativo. Entrambe curano molto la propria immagine, ma con stili diversi: più marcato, identitario e a tratti sopra le righe quello di Meloni, che utilizza anche il registro linguistico e l’accento come strumenti di prossimità con il proprio elettorato; più sobria e controllata la comunicazione di Salis. Se la politica fosse solo percezione visiva, l’esito del confronto sarebbe quasi scontato. Ed è proprio questo il punto: il piano comunicativo può bastare per vincere un’elezione, ma non garantisce la capacità di governare dopo.L’estetica conta, ma non basta a costruire consenso duraturo né credibilità amministrativa. L’elettorato di sinistra si è bruciato a sufficienza con Renzi, e non ha indulgenza verso politici che non mantengono le aspettative. Può essere attratto da una “bella immagine”, ma solo fino a un certo punto. E proprio per questo la scelta più intelligente potrebbe essere resistere alla tentazione di bruciare troppo presto una carta forte.Salis ha le caratteristiche per essere competitiva, ma la politica non è solo il momento della vittoria: è anche, e soprattutto, la capacità di reggerne le conseguenze.L'articolo Il ruolo di Silvia Salis? Accogliere i leader di sinistra a Genova e scrivere un programma proviene da Il Fatto Quotidiano.