Il Digital Services Act, entrato in vigore nel 2023 come strumento di regolazione delle grandi piattaforme digitali, è diventato il fulcro di uno scontro politico sempre più acceso tra Bruxelles e una parte crescente del Parlamento europeo: quella dei Patrioti, che hanno portato in plenaria il dibattito “sull’ingerenza della Commissione nel processo democratico e nelle elezioni“. Il 3 febbraio 2026 la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto di 160 pagine — intitolato “The Foreign Censorship Threat, Part II” — che accusa la Commissione europea di aver usato la pressione regolatoria del DSA per influenzare sistematicamente la moderazione di contenuti politici da parte delle grandi piattaforme online. Il documento, basato su materiali interni delle Big Tech acquisiti tramite mandati di comparizione e citato nel dibattito in Europarlamento, documenta oltre 100 incontri a porte chiuse dal 2020 in cui funzionari europei avrebbero fatto pressione sulle piattaforme per censurare contenuti su pandemia, migrazione e questioni transgender.Secondo il rapporto, la Commissione avrebbe interferito nelle elezioni nazionali in Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Romania e Slovacchia, nonché nelle elezioni europee del 2024. La Commissione ha respinto le accuse definendole “pura assurdità” e “completamente infondate”.“Cosa ha da nascondere von der Leyen?”L’eurodeputato fiammingo Tom Vandendriessche, che ha proposto il dibattito, ha attaccato frontalmente l’esecutivo europeo nel suo intervento di apertura. “La Commissione von der Leyen censura i social media e cerca di influenzare le elezioni. Queste sono le conclusioni del rapporto della Camera dei Rappresentanti americana pubblicato a febbraio. Da febbraio chiediamo un dibattito al riguardo. Per due volte ci è stato rifiutato. Abbiamo chiesto audizioni in tre commissioni parlamentari. Anche questo è stato brutalmente rifiutato. Abbiamo posto diverse interrogazioni parlamentari e ad oggi non è arrivata ancora nessuna risposta. Perché questo Parlamento europeo ha così paura del dibattito? Perché si rifiuta di chiamare la Commissione a rendere conto? Cosa ha da nascondere Ursula von der Leyen?”Sulle prove documentali emerse dalle audizioni americane, Vandendriessche ha aggiunto: “Le prove sono lì, in bella vista sul tavolo. La Camera dei Rappresentanti americana ha convocato le grandi aziende tech. Convocate. Sotto giuramento. E cosa è venuto fuori? Email interne, documenti interni, nero su bianco. Riunioni a porte chiuse, di cui il pubblico evidentemente non doveva sapere nulla. Per anni, sistematicamente, la Commissione europea ha fatto pressione sulle aziende dei social media per censurare opinioni del tutto legali.”Sul contenuto del manuale di censura citato nel rapporto, l’eurodeputato ha elencato le categorie colpite: “La Commissione ha redatto una lista, un vero e proprio manuale per le aziende tech su cosa dovesse essere censurato. E cosa c’era scritto? Retorica populista. Contenuti anti-UE. Sentimento anti-immigrazione. Contenuti anti-LGBTQ. Traduzione? Critica alla migrazione di massa? Via. Critica alla follia climatica? Via. Critica all’ideologia gender? Via. Critica all’Unione Europea stessa? Via.”The post A Strasburgo parte l’indagine sulle ingerenze dell’UE ▷ “Cos’ha da nascondere von der Leyen?” appeared first on Radio Radio.