Stretta dell’Europa su alcune componenti made in China per gli impianti ad energia solare, con lo scopo di rafforzare la sicurezza contro gli attacchi informatici. La Commissione europea ha deciso di limitare la presenza di inverter provenienti da Paesi considerati ad alto rischio, nei progetti finanziati con fondi del Vecchio continente. Gli inverter sono dispositivi per trasformare la corrente prodotta dagli impianti solari rendendola utilizzabile nella rete elettrica. I Paesi ritenuti ad alto rischio sono Cina, Russia, Corea del Nord e Iran: ma solo Pechino ha una presenza significativa nel mercato degli inverter.La decisione è stata adottata dal Collegio il primo aprile e sarà attuata attraverso orientamenti interni ai servizi. Si basa su “prove sufficienti”, rassicura l’Ue. Secondo l’intelligence degli Stati membri, la capacità di alcuni Paesi terzi di compromettere infrastrutture critiche europee, anche provocando blackout attraverso questi dispositivi. Bruxelles individua infatti due rischi principali: da un lato vulnerabilità informatiche, tra cui possibili attacchi remoti o componenti a rischio; dall’altro una crescente dipendenza da fornitori di un singolo Paese, che può trasformarsi in un “collo di bottiglia” suscettibile di essere strumentalizzato. L’esecutivo comunitario inquadra la decisione come intervento di sicurezza economica, “non è uno strumento di negoziazione né una politica industriale”, ha spiegato un funzionario europeo.L’impatto potenziale è molto rilevante: i progetti della Banca europea per gli investimenti (Bei) nel settore ammontano a circa 17 miliardi di euro e coprono una quota significativa della capacità energetica rinnovabile nell’Unione. È previsto un periodo transitorio per i progetti più avanzati, con scadenze tra maggio e novembre 2026, mentre per quelli fuori dall’Ue non connessi alla rete europea l’applicazione sarà graduale fino ad aprile 2027.L'articolo Stretta dell’Europa sulle tecnologie green cinesi: limiti agli inverter per l’energia solare per evitare blackout e attacchi alle infrastrutture proviene da Il Fatto Quotidiano.