Flotilla | Intervista a Gianfranco, che era sulla barca di Thiago e Saif: “La nave degli israeliani? Organizzata come un lager. Mi hanno costretto a pilotare la barca col fucile puntato addosso”

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L’abbordaggio a Ovest di Creta, la detenzione sulla nave militare israeliana e le violenze dei militari. Gianfranco, 51 anni, cagliaritano, ufficiale della marina mercantile, era imbarcato su Eros 1, una barca a motore, forse la più veloce della Global Sumud Flotilla. Li di trovavano Saif Abukeshek e Thiago Ávila, i due attivisti dello steering committee della Flotilla che sono stati poi deportati in Israele mentre gli altri, circa 180, sono stati consegnati dopo due giorni alla guardia costiera greca.Quando avete preso le botte, Gianfranco?Dopo che siamo stati intercettati dalla Marina israeliana e ci hanno trasbordato con i gommoni nella nave da guerra. Ci hanno trattenuto. Ci hanno sequestrato per quasi due giorni prima di essere trasbordati ulteriormente nei battelli greci in acque territoriali greche ci hanno prelevato con la forza dalle celle, dal lager a cielo aperto sulla coperta di questa nave che era una porta-anfibi. E quindi ci hanno prelevato con la forza nel momento in cui ci tiravano fuori dallo spiazzo che era stato organizzato per trattenerci nel tunnel che ci avrebbe poi portato fuori per il trasbordo lì lontano dalla vista degli altri compagni e compagne ci hanno “dato il saluto” ecco.Però il momento peggiore sulla nave è stato quando vi siete accorti che non avrebbero rilasciato tutti che Thiago Avila e Saif Abukeshek sarebbero rimasti sulla nave.Sì infatti all’inizio la motivazione per cui hanno usato la forza, picchiandoci perché stavamo protestando richiedendo la libertà dei nostri compagni che erano stati portati via, spariti davanti ai nostri occhi. Chiedevamo la loro liberazione e quindi poche ore dopo è avvenuto il nostro trasbordo ma in quel frangente hanno usato violenza per quasi rispondere al nostro grido di libertà dei nostri compagni.Gianfranco ha solo quello che indossa in questo momento, perché non gli hanno restituito nulla. Loro sono stati poi portati a Heraklion dalle autorità greche dall’altra parte dell’isola, la capitale di Creta. Però adesso Gianfranco è tornato qui a Ierapetra perché a Ierapetra ci sono dietro di me le barche della Global Sumud Flotilla che sono qui alla fonda davanti alla città di Ierapetra perché dovrebbero ripartire nel giro di un paio di giorni. Tu sei deciso ad imbarcarti di nuovo.Sì, la volontà di tutti è di ripartire. Ci stiamo organizzando, stiamo cercando di capire come possiamo fare dobbiamo contarci, dobbiamo contare le barche nel senso anche i comandanti, l’equipaggio che si vuole formare. La volontà c’è. C’è per tutti perché anzi ciò che è successo l’ha aumentata ancora di più perché adesso non stiamo solamente riprendendo il mare per quello che era la missione principale, la liberazione di Gaza, per la fine dello stato di internamento nel quale la popolazione si trova da decenni. Ma anche perché si sta chiedendo a questo punto la libertà dei compagni che son stati prelevati con la forza attraverso un atto di pirateria. In particolar modo Saif che ha doppio passaporto ma è palestinese quindi è ulteriormente a rischio. E quindi prenderemo di nuovo il mare siamo decisi ad arrivare fino alla fine. Non ci facciamo intimorire e anzi abbiamo in certo senso abbiamo anche preso anche più coraggio. Thiago e Saif. Tu eri sulla stessa barca che era Eros 1 Era perché credo che sia affondata nel frattempo se non è affondata è arrivata in Libia ci arriverà perché gli israeliani l’hanno lasciata alla deriva. E tu sei un marittimo. Ci racconti come è andato l’abbordaggio?La mia barca non trasportava dall’inizio Thiago e Saif e siamo andati a prenderli dalla madre ammiraglia della nostra flotta. Poche ore dopo c’è stato l’abbordaggio. La mia barca è stata abbordata e forse non a caso è avvenuto con la modalità che si conosce: di notte, attraverso l’azione di due gommoni che ci hanno affiancato e intimato di fermarci attraverso la minaccia di fucili puntati contro, illuminati dalle luci bianche dei fucili e dei laser ci hanno intimato di fermarci, di portarci verso la prua dell’imbarcazione dove ci siamo raccolti. Nel frattempo dalla poppa si sono affiancati con uno dei gommoni dove sono scesi mentre uno ci teneva sotto mira dall’altro gommone sono sbarcati i militari. E a quel punto ci hanno chiesto chi era il comandante. E non ci sono comandanti nella nostra barca. Questo è quello che dobbiamo dire per evitare che ci siano dei problemi, ripercussioni nei confronti del comandante, e siccome dovevano portarci in questa nave da guerra che ancora noi al momento ignoravamo hanno chiesto se ci poteva essere un volontario che potesse pilotare la barca. È Thiago che ha parlato direttamente con loro. Thiago ha parlato come organizzatore dell’equipaggio, quindi non come marittimo tanto meno come comandante. Ha detto cercate se qualcuno è disponibile come volontario per portare la barca si offrirà lui come volontario, così hanno fatto hanno chiesto chi potesse portare la barca. Quindi mi sono alzato io e ho preso il comando della barca. Sempre con la minaccia del fucile puntato addosso e ho portato la barca a destinazione, su questa nave che dopo 20 minuti di navigazione abbiamo raggiunto.L'articolo Flotilla | Intervista a Gianfranco, che era sulla barca di Thiago e Saif: “La nave degli israeliani? Organizzata come un lager. Mi hanno costretto a pilotare la barca col fucile puntato addosso” proviene da Il Fatto Quotidiano.