Biennale, Giuli: “Buttafuoco si è auto-commissariato”. Zaia lo difende: “Non condivido l’ostracismo per la presenza russa”

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“Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a Palazzo Chigi“. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, lascia la patata bollente nelle mani della premier Giorgia Meloni: domani, lunedì 4 maggio, il verbale dell’ispezione alla Biennale di Venezia ordinata dal MiC finirà sul tavolo della presidenza del Consiglio. È l’ultimo atto dello scontro tra il governo e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, originato dalla sua scelta di tornare a ospitare il padiglione russo all’interno della 61esima Esposizione internazionale d’arte. “La fondazione lagunare non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev’essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto–commissariato“, ha dichiarato il ministro Giuli in una durissima intervista a Repubblica. Anche all’interno della destra, però, non tutti sono d’accordo con la posizione del governo. Luca Zaia, presidente del Consiglio Veneto, difende apertamente Buttafuoco: “L’arte non deve conoscere censure”.Gli attacchi di GiuliButtafuoco è stato “vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento”, attacca Giuli nella sua intervista. Secondo il ministro, “il danno d’immagine l’ha causato la Biennale a se stessa. Come ha detto la premier, Pietrangelo è capacissimo, sì, capacissimo di tutto“. “Il ministero ha fatto quello che andava fatto: accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte“, spiega Giuli, precisando che l’istruttoria avviata due mesi fa è servita “al ministero degli Esteri. La Commissione Ue chiedeva chiarimenti“. Quanto all’ipotesi di commissariamento, il ministro spiega che “non è mai stata in campo”.E sull’invio degli ispettori ministeriali nella sede della Biennale, Giuli attacca ancora: “Dopo la diffida dell’artista israeliano, la Fondazione si è rivolta al Mic e a Palazzo Chigi in cerca d’aiuto. Siamo andati lì con gli estintori, non con il lanciafiamme. Per esaminare il loro pasticcio“. Il passo indietro delle giurate l’ha chiesto la Biennale? “Certo, non siamo stati noi. Ma il regolamento è chiaro: non avevano il potere di escludere alcun Paese“, dichiara Giuli. Che aggiunge: “Rifiuto lo schema vincitori/vinti. Se però migliaia di visitatori ceceni mandati da Ramzan Kadyrov voteranno il padiglione russo, sapremo chi ha vinto: Vladimir Putin. Ma il mio più grande rammarico è un altro. Se Pietrangelo ci avesse coinvolto nelle interlocuzioni che portava avanti con i russi da anni, forse avremmo potuto chiedere una contropartita. Sarebbe stato un trionfo riaprire il padiglione russo in cambio di un cessate il fuoco con la liberazione di cento bambini ucraini”. “Ma alla fine sono convinto che ci si ritroverà. Magari andrò alla Biennale prima della fine della rassegna”, conclude Giuli.L’opinione di ZaiaOpinione opposta quella di Luca Zaia: “La Biennale è la piattaforma culturale più grande e più importante del mondo (quest’anno ospita 99 Paesi). L’ostracismo dell’Europa per la partecipazione della Russia non lo condivido per nulla e mi trovo perfettamente d’accordo con il presidente Pietrangelo Buttafuoco“. dice l’ex governatore al Corriere della Sera. “L’arte non deve conoscere censure. Non c’è nemmeno da discutere che la Russia ha aggredito l’Ucraina. Ma ci sono diversi altri Paesi ospiti della Biennale che hanno problemi con la democrazia interna o con conflitti in corso”. E aggiunge: “Se c’è un risultato di cui il centrodestra di governo deve andare fiero è proprio il lavoro che sta facendo a Venezia Buttafuoco. Non si diceva che gli intellettuali di destra non sono capaci? Lui sta lavorando molto bene e glielo riconoscono tutti“.L’appello delle Pussy RiotZaia ha anche aperto all’appello delle Pussy Riot, in particolare della leader Nadezda ‘Nadya’ Tolokonnikova, apertamente critica nei confronti della presenza della Russia alla Biennale e cofirmataria di una lettera aperta al presidente dell’ente culturale Pierangelo Buttafuoco in cui si elencano gli artisti reclusi e morti in carcere nel paese di Putin. “Sono stato contattato tramite social – dice Zaia all’Ansa -. Penso che ognuno abbia democraticamente diritto a esprimere le proprie posizioni, se lo fa secondo il buon senso e l’operato di chi organizza eventi e iniziative. Penso – aggiunge – che sia importante dare modo di esprimere il loro pensiero e sono convinto che durante la Biennale ci possa essere spazio per rendere note le loro idee. Vedremo che sviluppi ci saranno. Resta comunque la mia disponibilità al dialogo”. Zaia ha rivelato di averne già parlato con Buttafuoco: “Conoscendo la sensibilità del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ne ho già parlato con lui e sono convinto che troverà una soluzione per dare modo anche a loro di esprimere le proprie idee, perché la Biennale non deve censurare nessuno“.L'articolo Biennale, Giuli: “Buttafuoco si è auto-commissariato”. Zaia lo difende: “Non condivido l’ostracismo per la presenza russa” proviene da Il Fatto Quotidiano.