Fono a pochi giorni fa Mohamed Elsisi, 29 anni, lavorava come rider per Glovo. Già studente di informatica al Politecnico, ora racconta quello che gli è successo in via Rossini a Torino: «Mi hanno picchiato perché non avevo il resto, non mi era mai successo. Potevano chiamare l’assistenza clienti, perché alzare le mani?». E ancora: Da mercoledì non riesco a dormire. Ho troppa paura. E non vedo più un futuro davanti. Non ho finito di studiare e non ho soldi per mantenermi. Non posso tornare a fare il rider».Il lavoroMohamed è egiziano: «Sono arrivato a Torino nel dicembre ’23 per studiare al Poli e il prossimo febbraio volevo laureami. Sono in ritardo perché mi pago gli studi facendo il rider». Si organizza così: «Dalle 12 alle 15 faccio le consegne, torno a casa e studio fino alle 19. Da quell’ora ricomincio a lavorare fino a quando ricevo ordini. Poi dormo, mi sveglio alle 5 di mattina e studio ancora fino alle 11». Guadagna «tra i 500 e i 600 euro al mese, lavorando 6-7 ore al giorno». Ma non gli piace: «No, è un lavoro pericoloso. Non tutti rispettano il traffico e rischio di farmi male». Fare il rider però è l’unico lavoro che gli permette di avere orari flessibili.L’aggressioneMercoledì 29 aprile, racconta, «avevo ricevuto tanti ordini. L’ultimo alle 22.30». Da parte di chi? «Una ragazza. Sono andato a portarle l’ordine in via Rossini e mi sono accorto che non avevo i soldi per darle il resto: li avevo finiti. Il conto era di 19.51 euro, lei aveva 50 euro ma io solo 23». Cos’ha fatto? «Le ho spiegato che avrebbe potuto rivolgersi al servizio clienti, che l’avrebbe fatta pagare in seguito». Lei era arrabbiata, ma poi «sono arrivati due nordafricani, che lei conosceva. E si sono messi in mezzo. Mi dicevano: perché non hai il resto? Non sai contare? Ho detto anche a loro del servizio clienti, ma non volevano ascoltare».Insulti e mani addossoA quel punto «hanno iniziato con gli insulti, poi mi hanno messo le mani addosso. Gli ho chiesto di non toccarmi. E all’improvviso mi è arrivato un pugno al volto così forte che sono caduto a terra. Mi hanno rubato il cibo, preso il telefono e gettato via. E sono scappati. Da lì, non ricordo più niente. Un passante mi ha fatto riprendere conoscenza ed è arrivata l’ambulanza. Ho lasciato l’ospedale alle 10 del mattino dopo, con 7 giorni di prognosi. Avevo il casco che cadendo si è rotto. E con pugno mi hanno rotto anche i denti».Dice di aver provato a denunciare: «Sono andato alla polizia giovedì ma era orario pranzo e mi hanno chiesto di tornare. Venerdì sono andato dai carabinieri ma, siccome non parlo bene l’italiano, mi hanno detto di ripresentarmi con un amico che lo parlasse. Sono andato sabato e mi hanno detto che visto che mi ero rivolto alla polizia dovevo tornare da loro. Ci riproverò oggi».GiustiziaAdesso è sconfortato ma vuole giustizia: «E sto pensando di andare via dall’Italia, non è sicura». Quelli di Glovo non gli hanno detto niente: «Voglio rivolgermi a un avvocato per fare causa a Glovo, non mi hanno protetto. E il mio non è un caso isolato: vedi Adnan, che era egiziano come me e ha perso la vita. Servono controlli, una webcam che riprenda quello che facciamo. E sapere di più dei clienti. Dobbiamo avere dei diritti, non siamo animali».L'articolo Il rider picchiato perché non aveva il resto a Torino proviene da Open.