Forza, carattere, tenuta mentale e quella capacità di reagire dopo una batosta psicologica che avrebbe annichilito ogni ambizione e tentativo di rinascita. Ha un sapore speciale, per certi versi unico, questo ventunesimo scudetto dell’Inter, risorta dalle ceneri di Monaco e da quella storica ‘manita’ con cui il Psg – in una notte da tregenda – le arrossì il volto nella finale di Champions. Quel duro colpo davanti all’Europa e al mondo, subìto pochi giorni dopo aver gettato al vento un titolo nazionale che sembrava ormai nelle sue mani, ha provocato dapprima un immediato terremoto (a partire dal fulmineo addio del tecnico Simone Inzaghi attratto dalle sirene saudite) e un principio di naturale depressione. Ma poi ha generato una reazione di orgoglio e dignità grazie al lavoro di un ‘condottiero moderno’ come Christian Chivu, che si è distinto per la capacità di compattare la squadra, passo dopo passo, giornata dopo giornata, senza cercare la ribalta personale ma realizzando la ‘mission’ che gli era stata affidata al primo anno.Dall’eliminazione in Champions alla vittoria del campionatoLa squadra, infallibile con le squadre medio-piccole, ha retto agli urti subiti nel derby, all’uscita inattesa nella semifinale di Supercoppa, tenendo sempre la barra dritta. E anche dopo l’eliminazione ai play off contro il Bodo/Glimt nel mese di febbraio, la squadra non si è persa d’animo, facendo tesoro proprio dell’annata precedente quando era vicina a vincere tutto e non ha raccolto niente. Il ko sul sintetico norvegese ha cambiato le prospettive e soprattutto dato ancora maggior peso alle priorità di inizio stagione: vincere il campionato (e la squadra l’ha fatto da dominatrice con 26 vittorie su 35 partite e il miglior attacco del campionato con 82 gol fatti) e magari prendersi anche la Coppa Italia (si giocherà la finale il 13 maggio) per celebrare l’anno della rinascita con un ‘doblete‘ di prestigio. La società nerazzurra fa 21 (terzo titolo in sei anni) ed è numero ideale all’anagrafe per esplorare opportunità, costruire basi per il futuro e gestire nuove responsabilità. Sarà proprio così. Perché questa Inter, che ancora una volta rappresenta il meglio del calcio italiano in Europa per la qualità dei suoi giocatori, si trova a fine ciclo proprio al massimo della sua consacrazione. E non è un paradosso. Perché le squadre di livello sanno capire quando è il momento di voltare pagina non limitandosi solo a vincere e imbottire le bacheche di trofei.I cambiamenti da apportare in vista della prossima stagioneL’Inter 2026-2027 è già in corso d’opera obbligata a dover sostituire diverse colonne. Si parte dalla porta, con Sommer in scadenza, si passa per la difesa dove Bastoni, reduce da una stagione quantomeno poco fortunata, è destinato alla cessione, e si arriva fino al centrocampo, dove Mkhitaryan saluterà a fine contratto. L’idea è quella di una formazione competitiva, giovane e con innesti mirati in grado di mantenere alto il livello europeo dei nerazzurri. C’è dunque una squadra arrivata e una in partenza. Se Federico Dimarco (rinato con le cure tattiche di Chivu) ha vissuto una delle sue stagioni più prolifiche in termini di assist e se Lautaro Martínez è il simbolo di questa Inter continuando a guidare l’attacco supportati da un centrocampo di altissimo livello con Barella, non può essere da meno anche Hakan Calhanoglu, elemento imprescindibile della squadra di Chivu, fondamentale quando è in campo, insostituibile quando non c’è. L’Inter e il tecnico romeno lo hanno capito e non vogliono rinunciare a lui. Nonostante la normale tentazione passata, il turco sembra essersi deciso a continuare proprio per ‘puro amore’ nerazzurro. Quello che ha permesso a questa squadra di rinascere per merito di un tecnico che è entrato nel club (con cui da giocatore fu protagonista del Triplete), senza rompere nulla e di cambiare senza tradire smaltendo solo le scorie. Dando una continuità tutta sua. Da primo della classe.Questo articolo Scudetto Inter, nerazzurri modello di resilienza: un tricolore speciale che arriva a fine ciclo proviene da LaPresse