Botta e risposta tra gli 007 del MiC e i vertici della Fondazione Biennale Venezia: “La Federazione russa non è stata formalmente invitata”. È quanto si legge nelle sette pagine di relazione che gli inviati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno stilato dopo il confronto con i vertici lagunari in merito alla presenza della Russia alla prossima kermesse. Sette pagine di botta e risposta, anticipate dal Corriere della Sera. Da una parte gli ispettori inviati a Venezia dal ministro Alessandro Giuli che vogliono sapere, dall’altra i vertici della Biennale, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, che devono spiegare.Al tavolo: Valerio Sarcone, capo di gabinetto del ministero (con Luca Maggi e Arianna Proietti del Servizio Ispettivo, più Orsola Bonifati, della direzione Generale Creatività Contemporanea) e dall’altra parte della barricata, per la Biennale, il direttore generale Andrea Del Mercato, Debora Rossi, Francesca Oddi e Martina Ballarin (affari legali e istituzionali).Sono i tecnici a confrontarsi in punta di documenti, contratti e leggi. Al centro: la riapertura del padiglione russo con la procedura di revoca dei finanziamenti della Commissione europea, il rispetto delle sanzioni imposte a Mosca, ma anche il motivo che ha portato alle dimissioni della giuria della Mostra dopo la diffida inviata dai legali dell’artista rappresentante Israele alla 61, Belu-Siomion Fainaru per presunte irregolarità della giuria giudicatrice. Il documento domani sarà inviato a Palazzo Chigi e finirà sul tavolo della premier Giorgia Meloni e del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. È stato redatto dagli 007 del Mic e controfirmato dalla Biennale giovedì alle 15.30 al termine dell’ispezione.La Biennale informa che, per decisione della Fondazione, “nella corrente edizione del catalogo edito da Biennale non sarà presente la sezione relativa alla partecipazione della Federazione Russa in quanto la partecipazione della Russia è in corso di approfondimento alla luce del quadro normativo vigente”. Per quanto riguarda il cofinanziamento a rischio della Commissione europea, 2 milioni di euro in tre anni legati a progetti del cinema, la Biennale fa mettere a verbale che in attesa di rispondere a Bruxelles nel “bilancio 2025 è stato prudenzialmente iscritto a fondo rischi la quota dell’acconto ricevuto che si riferisce al 2026-2027, la quota per gli anni 2026-2027 è attualmente prevista nel budget 2026 della Fondazione (di recente approvato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Autorità vigilante) e il Consiglio, per il momento, si è riservato ogni decisione”. Sarcone, capo di gabinetto di Giuli, chiede “se la Federazione Russa sia stata invitata formalmente dalla Fondazione per la partecipazione alla 61. Esposizione d’Arte e se essa abbia sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come in esso prescritto”. La risposta della Biennale non si fa attendere: “La Federazione Russa non è stata formalmente invitata dalla Fondazione e che essa non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni. Il Padiglione Russia (costruito ai tempi di Nicola II) è stato recentemente restaurato nel 2019, e risulta che la Federazione Russa abbia dato comunicazione dei lavori al Comune di Venezia e Soprintendenza per quanto di competenza e informato la Fondazione. Non esiste una procedura consolidata in merito, La Biennale non sempre viene necessariamente avvertita dei lavori di manutenzione dei Padiglioni”. Sarcone insiste: chiede se sia stata verificato, da parte dei competenti organi della Fondazione, il rispetto delle sanzioni europee contro Mosca. La Fondazione risponde che ha “compiuto in ogni momento una verifica di rispetto delle sanzioni e che non può intervenire sui progetti, ma ha verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l’osservanza della normativa da parte dei progetti presentati”. Nel merito si precisa, da parte della Biennale, che “il vernissage, tra il 5 e l’8 maggio 2026, è un evento privato, su invito e non aperto al pubblico e, pertanto, non si prevede la presentazione di Scia per manifestazione pubblica. Aggiunge che la Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra”.L’avvocato Rossi, a nome della Mostra, evidenzia che “spesso si accomuna erroneamente la struttura della Biennale Arte/Architettura al modello di Expo, ma non è una Expo: la Biennale non promuove le partecipazioni degli Stati ma sono questi che decidono di partecipare”.La seconda e ultima parte del verbale, che il Corriere ha letto, si riferisce alle dimissioni della giuria della mostra scaturite dalla loro intenzione di astenersi dal considerare per i premi quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale. È il caso della Russia con Vladimir Putin, ma anche di Israele con Benjamin Netanyahu.Il ministero della Cultura chiede alla Fondazione quale azione “intende intraprendere per salvaguardare la sua immagine ed evitare conseguenze sul piano risarcitorio, atteso che i legali dell’artista Fainaru hanno paventato una richiesta di risarcimento danni per discriminazione di esso da parte della giuria”. La Biennale risponde così: “La giuria è stata contattata e informata non solo della portata mediatica a danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente ma anche della Fondazione. E precisa che, ad oggi, la Fondazione sta interloquendo con le componenti per chiarire i termini della posizione assunta con la loro dichiarazione, per poi adottare eventuali determinazioni conseguenti e riscontrare, di conseguenza, ai legali del sig. Fainaru e all’Autorità vigilante”. Nello stesso pomeriggio la giuria si dimetterà.Questo articolo Biennale Venezia 2026, ispettori MiC: “Federazione russa non è stata formalmente invitata” proviene da LaPresse