La Fondazione Entroterre non è l’unica ad aver somministrato il questionario con domande personali e invadenti durante il processo di recruiting del personale. Anzi, sono in tanti – dopo aver letto l’articolo di Open – ad aver riconosciuto quei quesiti e a raccontare di aver risposto a quello stesso test nei mesi scorsi. Dalle testimonianze, alcune arrivate tramite messaggi privati alla redazione, emerge un quadro comune: questionari lunghi, con decine di domande su aspetti psicologici e personali, che sembrano avere a che fare poco o nulla con le competenze richieste per il lavoro.Le segnalazioni degli altri questionari shockGiulia (nome di fantasia) racconta a Open di aver compilato un questionario «molto simile» a quello somministrato dalla Fondazione Entroterre. A inizio 2026, ha risposto a un annuncio di lavoro (che risulta ancora attivo online) per il ruolo di arredatrice in un punto vendita di Arredissima, nota azienda italiana specializzata nella vendita all’ingrosso di mobili: «Ho mandato la candidatura online e ho ricevuto una mail che mi chiedeva di compilare il questionario per poter procedere con la fase di selezione». A differenza di Entroterre, dunque, in questo caso la compilazione del questionario era un passo obbligatorio per poter essere considerati nel processo di recruiting. Giulia, che in quel momento era disoccupata, ha deciso di procedere, avvalendosi in alcuni casi dell’opzione “preferisco non rispondere”.L’annuncio di lavoro a cui ha risposto Giulia è stato confezionato da Guru Jobs, un’azienda con sede a Bologna che offre servizi di consulenza alle imprese per la selezione del personale. Nell’informativa sul trattamento dei dati si legge: «Le domande sono state realizzate sulla base di diversi elementi di valutazione di un profilo professionale (ad esempio, dell’attitudine a programmare ed organizzare il lavoro, dell’attitudine a lavorare in autonomia, dell’attitudine a gestire le finanze, nonché di caratteristiche quali carisma e pragmatismo) e non contengono mai né comportano mai l’utilizzo di dati rientranti nelle particolari categorie di cui all’art. 9 del GDPR (come, ad esempio, dati relativi alla salute, all’origine etnica o alle opinioni politiche dell’utente)»Le domande sullo «sguardo seduttivo»Tra le 240 domande del questionario si legge: «Sei in grado di fare uno sguardo seduttivo?», «Ti capita spesso di avere alti e bassi?», «Aspiri ad essere nel 10% più ricco di tutta la società». Tutti quesiti che hanno lasciato Giulia di stucco: «Mi sono incazzata», si sfoga al telefono con Open. «Passare per situazioni del genere per trovare un lavoro è una presa in giro». Tra i 240 quesiti, alcuni sono molto specifici e riguardano la gestione della casa (viene chiesto, per esempio, se si possiedono lampadine di scorta in casa) e le finanze personali («possiedi una casa di proprietà, anche se gravata da mutuo?»). A differenza del questionario della Fondazione Entroterre, in quello di Arredissima non compaiono domande sulla volontà o meno di fare figli in futuro.La mail inviata da Arredissima a Giulia (nome di fantasia)Il precedente del 2020Scavando fra gli archivi dei giornali online, ci si accorge che non è la prima volta che questionari del genere finiscono per generare polemiche. Già nel 2020, quelle stesse domande invadenti e molto personali emerse con la Fondazione Entroterre finirono nel mirino delle attiviste Hella Network, in particolare per la domanda: «Sei intenzionato/a ad avere due figli o meno anche se la tua salute e le tue entrate ne permetterebbero di più?». In quel caso, a somministrare il questionario era stata l’agenzia di marketing digitale Mg Group Italia.Il confronto con il test di ScientologyTra i commenti comparsi su Instagram e Facebook c’è chi fa notare la somiglianza tra i questionari usati dalla Fondazione Entroterre e Arredissima e i test di Scientology, un’organizzazione nata negli Stati Uniti che diffonde le credenze del fondatore Ron Hubbard e spesso finita al centro di controversie. In effetti, alcune domande poste ai candidati ricordano l’Oxford Capacity Analysis, un test di personalità composto da circa 200 domande a risposta sì/no che la maggior parte degli psicologi considera privo di validità scientifica.Chi c’è dietro i questionari?Il punto che resta poco chiaro riguarda proprio l’origine di quei questionari. Le segnalazioni raccolte nelle ultime ore suggeriscono che test uguali o molto simili vengano utilizzati da aziende diverse, anche in Italia. Quasi sempre compaiono all’interno di piattaforme di candidatura online o vengono inviati ai candidati dopo il primo contatto con l’azienda. Nel caso di Arredissima, è l’azienda di consulenza Guru Jobs a somministrare il questionario. Ma non è chiaro se ci siano altre società specializzate nella selezione del personale che si avvalgono di strumenti simili, e altrettanto invadenti e inopportune, per svolgere il proprio lavoro.L'articolo «Sei in grado di fare uno sguardo seduttivo?». I questionari shock negli annunci di lavoro online non sono un caso isolato proviene da Open.