Indonesia, maxi-intesa subacquea con l’Italia. Tutti i dettagli

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L’industria della difesa italiana mette a segno un altro colpo nell’Indo-Pacifico. La società Drass, specializzata in sistemi subacquei, si appresta ad avviare la costruzione di sei sottomarini compatti di nuova generazione – denominati Dgk – destinati alla Marina Militare dell’Indonesia, per un valore complessivo stimato attorno a 1,4 miliardi di dollari. La notizia è ricavabile da un dossier allegato alla richiesta parlamentare del ministero della Difesa per la cessione della portaerei Garibaldi a Giacarta.Un accordo che nasce da una relazione consolidataIl programma non nasce dal nulla ma si inserisce nel rapporto costruito nel tempo tra Italia e Indonesia, alimentato anche dalla vicenda del Garibaldi – lo storico incrociatore portaeromobili della Marina militare italiana. La cessione del vascello ha aperto la strada a una collaborazione più strutturata con l’industria navale locale, creando le condizioni per portare il programma dei sottomarini alla fase esecutiva con una rapidità inusuale per contratti di questa complessità. Nel febbraio scorso, durante l’Idex 2025 di Abu Dhabi, Republik Palindo, consorzio industriale della difesa indonesiana, e Drass avevano firmato proprio un Framework agreement relativo al sottomarino Dgk, allo stand dell’Aiad e della Direzione nazionale degli armamenti (Dna). Un passaggio, questo, che ha preceduto di pochi giorni la formalizzazione del finanziamento tramite un export credit loan, portando il programma in fase di esecuzione. Il primo contratto, relativo a due unità più supporto e addestramento, vale circa 480 milioni di dollari; l’intero programma delle sei unità supera il miliardo e quattrocento milioni.Cos’è il DgkIl Dgk è un sottomarino compatto (di dimensioni ridotte e ad alta manovrabilità) da 34 metri di lunghezza, 219 tonnellate di dislocamento in superficie e circa 270 in immersione, per quanto le sue caratteristiche tecniche lo collochino in una categoria che va oltre quella dei tradizionali midget submarine. Drass lo definisce come un battello pensato per operare nelle acque costiere, tipiche dell’arcipelago indonesiano, che mantiene però le capacità proprie dei sottomarini convenzionali di taglia maggiore. La firma acustica ridotta, garantita dalle batterie agli ioni di litio, dalla configurazione del timone a X e dai diffusori dell’elica, lo rende particolarmente difficile da individuare anche per le piattaforme Asw più avanzate. Può operare in sicurezza con soli 20 metri di profondità d’acqua e raggiungere i 200 metri in immersione operativa. La velocità massima in immersione è di 15 nodi, con un’autonomia in snorkel o immersione di oltre 2miglia nautiche. L’armamento comprende due siluri pesanti a guida via cavo, con la possibilità di montare altri due lanciatori esterni e trasportare fino a sei mine.Una strategia industriale che guarda all’Indo-PacificoL’operazione si inserisce in una strategia più ampia con cui l’Italia sta cercando di consolidare la propria presenza industriale nella regione. La stessa sessione parlamentare che ha discusso la cessione del Garibaldi cita altri programmi in corso di definizione: tre aeromobili da pattugliamento marittimo per circa 450 milioni di euro, due navi Ppa di Fincantieri già in servizio nella Marina indonesiana e una lettera d’intenti per la fornitura di una flotta di M-346F Block 20 di Leonardo in configurazione da combattimento leggero, con un valore stimato attorno a 600 milioni di euro. Il quadro che emerge è quello di una partnership industriale bilaterale in rapida espansione. L’Indonesia, con i suoi 17.000 chilometri di coste e una posizione geografica cruciale nello stretto di Malacca e nel mare di Giava, ha tutto l’interesse a sviluppare una capacità di deterrenza subacquea avanzata, e l’Italia si sta posizionando su più dossier diventarne il principale fornitore tecnologico.