Pedro Sànchez leader del Pd e premier del governo italiano. Che manda a ramengo non una, nè due ma tre volte il super Trump. Lo zittisce, lo annulla, lo capovolge. Senza nascondersi anzi presentandosi “a testa alta” davanti al suo Paese e spiegando il disastro in cui ci sta ficcando l’alleato di Washington, la deriva bellica della filosofia Usa, il principio della forza come esercizio suprematista del diritto e l’abbandono di ogni convenzione internazionale, di ogni regola che fino a ieri organizzava la vita degli Stati e ne stabiliva i vincoli e i limiti.L’avrebbe fatto? Sànchez avrebbe potuto pronunciare a Roma il discorso che ha dato a Madrid?Siamo certi che – se avesse avuto l’ardire – dopo un minuto sarebbero partite cannonate sul suo capo. La destra avrebbe tacciato come “eversive” le sue parole: una dichiarazione di guerra al nostro alleato storico. La Rai avrebbe schierato Bruno Vespa, indispettito e mortificato per la figuraccia, e poi la serie di canterini affannati, e la schiera dei sondaggisti addolorati, e il gruppo degli esperti, anzi espertissimi di cose americane a illustrare la ritorsione certa di Trump e il de profundis per la nostra economia. Quante interviste, quanti industriali già con le lacrime agli occhi e la cenere sul capo?A quel punto la batteria interna del Pd, la fronda riformista, i “moderati” in subbuglio, i giornali di conserva a interrogare i malpancisti, gli editoriali di contrasto, la polemica, il fuoco della disapprovazione.Vero, oggi Elly Schlein si congratula con Sànchez per la forza, la nitidezza da hombre vertical di una posizione che lo disallinea dal resto di un’Europa tartufesca, ingobbita, senza nessuna idea e senza nessun’altra strategia che andare a rimorchio, eseguire da vassalli i desiderata di Trump.Ma Schlein lo saluta da straniera in Patria. E non è un caso che solo da Oltretevere si usano parole di altrettanta esatta, precisa riprovazione: quelle di Pietro Parolin, il segretario di Stato vaticano.Tolta la Chiesa, il nulla.Meno male che Sànchez è spagnolo. Per Sànchez l’Italia sarebbe terra ostile e prevediamo che il Pd non agevolerebbe in nessun modo la sua ipotetica leadership. “Con gli estremismi non si vince”, sarebbe la formula di rito dei pretoriani del no, questa volta pronunciato sotto forma di rifiuto di far dire alla Sinistra qualcosa di sinistra.L'articolo Meno male che Sànchez c’è! Ma cosa accadrebbe se ci fosse il “Pedro italiano”? proviene da Il Fatto Quotidiano.