Dubai sotto le sirene, il racconto di chi è rientrato e chi è rimasto

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AGI - Le valigie erano pronte, aspettavamo solo di arrivare in aeroporto. Poi la notizia dei voli cancellati e dello spazio aereo chiuso ha dato il via ai cinque giorni più lunghi della nostra vita".Selene Piazzoli, a Dubai come responsabile del gruppo di Wsc Italia, è stato il punto di riferimento di quasi 200 ragazzi, la maggior parte minorenni, arrivati a Dubai il 21 febbraio per il progetto "Ambasciatori del Futuro". Appena rientrata in Italia, racconta quei momenti con lucidità, ma la sua voce trasmette ancora l'intensità e la tensione di quelle ore sospese.L'inizio della crisiInizia tutto sabato mattina con la comunicazione della chiusura preventiva dello spazio aereo dopo l'attacco tra Usa-Israele e Iran. "Pensavamo potesse essere una misura temporanea - spiega.Gli allarmi sui cellulari squillano all'unisono. Ragazzi di 16 e 17 anni si guardano negli occhi. "Il primo momento è stato di paura - racconta Piazzoli - soprattutto quando i telefoni hanno iniziato a suonare".Due volte scendono nei bunker dell'hotel, per 10-15 minuti. Il tempo di verificare che la situazione fosse sotto controllo. "E i ragazzi sono stati esemplari. Si aiutavano, si abbracciavano. Si è creata immediatamente una famiglia".Nel frattempo, l'emergenza logistica: hotel pieni, camere da liberare, gruppi da dividere temporaneamente. "Abbiamo scelto strutture sicure, con rifugi disponibili. Un terzo del gruppo in un albergo, due terzi in un altro, poi di nuovo tutti insieme".I primi rimbombiLa prima notte trascorre sospesa, ma tranquilla. Poi, tra il primo e il due marzo, i primi rimbombi: missili e droni intercettati nei cieli degli Emirati.L'assistenza istituzionaleMa la vera differenza, sottolinea Piazzoli, è stata l'assistenza istituzionale. "Non siamo mai stati soli. L'ambasciatore ad Abu Dhabi, il console generale a Dubai sono venuti di persona a verificare che stessimo bene. La Farnesina, l'Unità di crisi, la task force attivata dal ministro Tajani hanno lavorato costantemente per riportare a casa tutti noi. Non era semplice, ma sono stati perfetti".Una lezione imprevista per i diplomatici del futuroPer ragazzi che avevano appena simulato il lavoro dei diplomatici, vivere in prima persona l'emergenza è stata una lezione imprevista. "Hanno visto cosa significa davvero essere console o ambasciatore nei momenti peggiori. Non è solo teoria. È responsabilità, pressione, famiglie che aspettano notizie, avere sulle spalle l'ansia e le preoccupazioni di famiglie intere".Eppure, da quell'esperienza è nato qualcosa. "Hanno capito che la diplomazia è necessaria soprattutto nei momenti difficili". E il programma di Wsc, va avanti. "Fermare programmi come il nostro significherebbe smettere di trasmettere il valore del dialogo".E mentre a Dubai, Selene Piazzoli, cercava di trasformare la paura in organizzazione, a migliaia di chilometri di distanza c'erano famiglie incollate ai telefoni, dove ogni notifica era un colpo al cuore.La testimonianza di Giuseppe VellaPer Giuseppe Vella, padre di Chiara, 17 anni, del liceo classico Socrate di Bari, sono stati "quattro-cinque giorni che valgono anni e anni di vita"."Non riesco ancora a dormire. Stanotte mi svegliavo e non ci credevo che mia figlia fosse qui con me", racconta al telefono con la tensione ancora palpabile.L'esperienza di Chiara a DubaiChiara aveva compiuto 17 anni proprio a Dubai, il 27 febbraio e il giorno dopo avrebbe dovuto prendere l'aereo per tornare in Italia. "Erano in hotel con le valigie pronte quando è arrivata la notizia di quanto stava accadendo in Iran. All'inizio sembrava quasi irreale, con i ragazzi che pensavano fosse un imprevisto da poco, magari un giorno di vacanza in più'". Poi le immagini in tv, i missili nel cielo, gli allarmi. "Ho fatto videochiamate in cui vedevo ragazzi piangere e abbracciarsi. Mia figlia mi ha scritto: 'Papà, ti amo'. Sono stati momenti di forte tensione".Efficienza di Wsc e FarnesinaEppure, accanto alla paura, Vella ricorda l'efficienza che ha accompagnato questi giorni, sia da parte di Wsc, che è stata "eccezionale", con aggiornamenti costanti, sia dalla Farnesina che si è attivata subito e non ci ha mai lasciato soli".Il piano di rientroIl piano iniziale per rientrare in Italia, racconta Vella, prevedeva un trasferimento via terra fino all'Oman, quattro o cinque ore di viaggio, ma c'era il rischio del tragitto. Quindi, la soluzione alternativa: partenza da Abu Dhabi con un volo organizzato grazie al coordinamento del governo italiano. "È stato tutto organizzato. Quando abbiamo saputo che l'aereo era decollato, abbiamo tirato un sospiro di sollievo".All'arrivo a Malpensa, lacrime e abbracci. "Voglio ringraziare tutti: l'associazione, il console, l'Unità di crisi, il ministro Tajani e il suo portavoce Vincenzo Nigro. E anche la scuola di mia figlia, che è rimasta vicina alle famiglie".La situazione di Federico Gavazzi a DubaiIntanto, a Dubai c'è chi in queste ore deve decidere se restare o partire. Federico Gavazzi, 25 anni, milanese, arrivato a Dubai il 23 febbraio scorso per uno stage nel settore tessile, quella decisione la sta ancora valutando, con i boati che da ieri lo svegliano all'alba."Sabato ero fuori con colleghi quando abbiamo visto i primi video degli attacchi. All'inizio sembrava una cosa lontana". Poi l'allerta del governo emiratino: messaggio sui cellulari, invito a restare in casa e lontano dalle finestre."Non mi era mai successo. Il telefono ha suonato con un allarme vero. Ho capito che la situazione era seria".La vita a Dubai durante la crisiPer quattro giorni - spiega Federico - la vita continua quasi normalmente: ristoranti aperti, meno traffico, ma città funzionante. "Si sentivano missili in lontananza, ma nulla di diretto". Fino alla notte tra martedì e mercoledì. "Un boato forte mi ha svegliato di soprassalto. Stamattina in ufficio abbiamo sentito quattro o cinque esplosioni non troppo lontane". Federico, chiarisce, di non sentirsi in pericolo perché i sistemi di intercettazione "sono molto efficienti", ma per la prima volta prende in considerazione l'idea di rientrare".Il conflitto continuaIntanto, la guerra va avanti, gli italiani ancora presenti a Dubai aspettano gli sviluppi di un conflitto che ancora non sembra destinato a concludersi, con le autorità locali che continuano a ribadire l'efficienza dei sistemi di difesa, per una crisi che ha messo e continua a mettere alla prova ragazzi, famiglie e istituzioni.