Ci sarebbe più di un brano dell’ultimo Sanremo che non sarebbe piaciuto a Gino Cecchettin, ospite proprio dell’ultimo Festival condotto da Carlo Conti. A margine della presentazione del Quaderno n. 12 del Rapporto Giovani all’Università Cattolica di Milano, il presidente della fondazione intitolata a sua figlia Giulia, si è guardato bene dal giudicare i singoli brani in gara. Ma anche alla luce di brani con il vincitore della kermesse “Per sempre sì”, su cui è partito un dibattito, Cecchettin ha sollevato una questione di fondo: «L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque, anche quando si parla d’amore». Il riferimento è alle polemiche sui testi di alcune canzoni del Festival, accusati da più parti di veicolare un’idea di amore possessivo. «Per parlare di amore, che è la cosa più difficile, bisognerebbe capire cos’è il vero amore», ha aggiunto Cecchettin, richiamando la necessità di «una maggiore consapevolezza culturale anche nella musica pop».La battuta di Carlo Conti sulla gelosiaSul caso della battuta di Carlo Conti, giudicata sessista dalla ballerina Francesca Tanas del gruppo di Samurai Jay, Cecchettin ha detto: «Sono gli stereotipi che hanno portato Carlo Conti a fare quella battuta… perché continuiamo a considerare la gelosia come un elemento fondamentale di una relazione d’amore, quando invece l’amore dovrebbe bastare a se stesso». Il ddl Bongiorno: «Così la legge non funzionerebbe»È sul tema del consenso che Cecchettin si è mostrato più esplicito, prendendo posizione sul disegno di legge Bongiorno in materia di violenza di genere. «Solo con il sì c’è il vero consenso», ha detto, precisando che si tratta di «opinione da cittadino». Ma il punto cruciale è un altro: «Se mi metto dalla parte delle donne, la modifica può rappresentare un passo indietro». A sostegno della sua posizione ha citato il caso Pelicot: «Pelicot non ha mai detto di no ma non ha mai detto sì, perché era in uno stato in cui chi abusava di lei l’aveva messa nelle condizioni di non poter negare. In quel caso la legge Bongiorno non funzionerebbe».La legge sul femminicidio: «Un passo avanti, ma va perfezionata»Più positivo il giudizio sulla legge sul femminicidio entrata in vigore lo scorso dicembre, che Cecchettin ha definito «un passo in avanti perché abbiamo dato una parola e una conformazione al femminicidio, che è un omicidio non in base alla causa ma in base a chi è la vittima». Restano però margini di miglioramento: «Da quello che mi dice il comitato legale della fondazione, la legge è perfezionabile e bisogna dare una struttura attorno alla norma».«Il dolore c’è sempre, ma i giovani mi danno forza»A più di due anni dal femminicidio di Giulia, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta, Cecchettin convive con un peso che non si alleggerisce. «Ci sono giorni un po’ più duri degli altri, il dolore c’è sempre tutti i giorni e ti chiedi sempre se questo porterà qualcosa», ha confessato. A tenerlo in piedi sono soprattutto i ragazzi: «Vedendo i giovani, il cuore mi si conforta». Cecchettin ha riconosciuto che dalla morte di Giulia la sensibilizzazione sul tema della violenza di genere è cresciuta, con attività ed iniziative «molto più frequenti rispetto a prima». Arrivano anche «tante testimonianze di giovani che hanno capito il problema e si vogliono mettere in discussione». Ma la consapevolezza resta misurata: «Non so quanto in termini quantitativi sia cambiata la situazione. Di sicuro c’è ancora tanto da fare».L'articolo Gino Cecchettin e la strigliata a Carlo Conti per la battuta a Sanremo, i dubbi su testi come “Per sempre sì” e il ddl stupri: «Così non funziona» proviene da Open.