Quando gli alunni si alzano all’ingresso di un insegnante non mortificano se stessi: usano solo buona educazione

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“Il signor Hynes esitò ancora. Poi fra il silenzio di tutti si tolse il cappello, lo depose sul tavolo e si alzò in piedi”.Joe Hynes è uno degli attivisti politici che compaiono ne Il giorno dell’edera nel comitato elettorale, contenuto nella raccolta Gente di Dublino, pubblicato da Joyce nel 1914. Un contesto lontanissimo dall’attualità, evidentemente. Con un gesto eterno, però, sono convinto. Come il rispetto che costituisce l’impulso che suggerisce il gesto. Uno degli atteggiamenti che contribuiscono all’Educazione. Insomma alzarsi all’ingresso di una persona è un naturale gesto di attenzione. Un segnale di considerazione. A prescindere dal contesto in cui ci si trovi. Senza eccezioni, dettate magari dal ruolo che si riveste. L’esperienza personale insegna che nella realtà non va propriamente così. Neppure in luoghi nei quali sarebbe importante allenare rispetto e considerazione. L’Educazione. Luoghi come la Scuola. Della quale si parla tanto. Si scrive moltissimo. Si sceglie come tema. Come dimostra fra l’altro la ricca casistica di film e fiction prodotti negli ultimi anni.Uno degli argomenti che sembra riscuotere particolare successo sembra essere quello relativo al saluto. L’alzarsi in piedi degli alunni all’ingresso degli insegnanti. “Un segno di rispetto e educazione”, per la schiera dei favorevoli. “Un retaggio autoritario superato”, per i contrari. Una questione che investe idee di scuola contrapposte, forse ancorate a modelli educativi lontanissimi tra loro, evidentemente. Modelli educativi che travalicano le aule scolastiche e invadano le stanze delle case. E che quindi finiscono per riguardare scuola e famiglie. In un processo osmotico che, esperienze alla mano, non sembra produrre in non pochi casi un granché.Alunne e alunni, in un crescendo, dalle Elementari alle Superiori, passando per le Medie, mostrano frequentemente dei disagi che riguardano le loro personalità, oltre che le loro conoscenze e abilità. Mostrano fragilità che sfociano in comportamenti errati. Mostrano una radicata incapacità di riconoscere realmente l’Altro. Nel rispetto reciproco. L’idea del “tutti sono uguali” e “tutto è uguale” ha mortificato le differenze. Che sono una risorsa personale, innanzitutto, ma anche per la comunità. In compenso si è provocata una confusione nella quale ognuno ha perso qualcosa.Le differenze esistono nella comunicazione. Sia scritta che verbale. Qualcuno può forse negarlo? Rivolgendosi ad un vigile urbano per la strada, si utilizzano parole ed espressioni differenti rispetto a quelle utilizzate con un amico. Così come la mail inviata ad una casa editrice per proporre un lavoro non può essere uguale ad un whatsapp inviato ad un collega. A seconda dell’età, ma anche del ruolo, oltre che della familiarità ci si serve di un registro. Insomma va adeguato il registro all’interlocutore. Ciò non toglie che dietro forme differenti ci siano delle persone alle quali rivolgersi con il dovuto rispetto.Così, quando gli alunni si alzano all’ingresso di un insegnante, non mortificano se stessi, come alcuni dei detrattori del gesto sostengono. Non obbediscono a chi comanda. Non dimostrano alcuna deteriore appartenenza all’istituzione scolastica. Non ripetono alcun gesto che non hanno deciso di compiere. Semplicemente, salutano. Con educazione. La stessa che merita ogni persona che faccia il suo ingresso in classe. Non solo il dirigente scolastico, per un richiamo, oppure la sua vice, per ricordare che si deve entrare in orario. Ma anche un collaboratore scolastico, per una comunicazione. Oppure il tecnico del termosifone, per un controllo.Non è una regola, piuttosto una convenzione che sancisce l’inizio della lezione, nella quale ognuno dovrebbe svolgere, al meglio, il proprio ruolo. Chi insegna dovrebbe inizialmente condividere pensieri sui quali, dopo, ragionare insieme. Chi ascolta, prima “mettere in circolo” i pensieri e poi valutarne la consistenza, criticamente. Gli insegnanti non sono contenitori pieni di nozioni con le quali riempire i contenitori vuoti degli alunni. Certo, insegnanti e alunni sono ugualmente persone, è innegabile. Ma all’interno della classe hanno responsabilità differenti. Non solo per ruoli, ma anche per età. Salutare un adulto-insegnante, alzandosi, non mortifica nessuno, a mio parere. Ne sono più che convinto. Nelle classi delle scuole in cui sono stato, ho sempre chiesto agli alunni di farlo, non solo con me ma con tutti gli adulti entranti, senza eccezioni. E io mi sono sempre comportato allo stesso modo. Per chiunque si fosse anche solo affacciato mi sono sempre alzato, senza mai sentirmi “comandato”. Ogni volta ho scelto di farlo, per rispetto.L'articolo Quando gli alunni si alzano all’ingresso di un insegnante non mortificano se stessi: usano solo buona educazione proviene da Il Fatto Quotidiano.