Fare figli all’estero è più facile che in Italia: storie di famiglie expat tra welfare efficiente e salari più alti

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Fare figli lontano dall’Italia, per molti expat, è più semplice che farli a casa. Più aiuti statali, un welfare più capillare, una divisione del carico della cura più equo. È il quadro che emerge da “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo” di Eleonora Voltolina, pubblicato da Tau editrice con la Fondazione Migrantes. Negli ultimi vent’anni oltre 15mila minorenni sono partiti con le loro famiglie e almeno 25mila bambini italiani nascono ogni anno all’estero. Le ragioni sono strutturali: dagli sgravi fiscali ai bonus bebè, dagli assegni di sostegno economico ai contributi per le spese del nido. Fino a un congedo eguale o quasi: basti pensare che in Spagna è di 16 settimane non trasferibili e retribuite al 100% dello stipendio. Mentre in Italia, appena pochi giorni fa, la proposta di congedo parentale paritario è stata bocciata dalla maggioranza di destra in commissione Bilancio della Camera. E molte decidono di partire, non solo per motivi economici. “La situazione in Italia intristisce ma non stupisce”, sottolinea Voltolina al fattoquotidiano.it. “Come ci ha raccontato nel lavoro di ricerca un’expat in Belgio, le madri in Italia sono ancora discriminate”.Per raccontare cosa significhi crescere figli lontano dall’Italia, Eleonora Voltolina ha interpellato più di 1200 famiglie in cinquanta Paesi. Un questionario di duecento domande che alterna risposte chiuse e spazi di racconto, messo a punto con la ricercatrice della Fondazione Migrantes Delfina Licata. Poi, in un secondo momento, ha condotto trentuno interviste: storie individuali che nel libro diventano esempi di un fenomeno collettivo. Andrea, che in Svezia è diventato padre a 28 anni, mentre in Italia abbiamo i neo-papà più vecchi d’Europa, con un’età media di 36 anni. Alessandra, partita per la Germania con un’idea precisa: diventare madre dove il lavoro non fosse un ostacolo. Lorenzo, che a Barcellona ha una famiglia italo-catalana, perché la compagna e madre dei suoi figli è del posto. Giulia, che ha attraversato tre Paesi e racconta due differenti approcci culturali alla maternità. Storie diverse, accomunate dallo stesso interrogativo: dove è più semplice diventare genitori? “Quando si fa ricerca bisogna formulare domande capaci di mettere in discussione le proprie convinzioni”, spiega l’autrice. “Bisogna lasciare spazio alla sorpresa”. A guidarla, un doppio sguardo: quello della giornalista e della madre expat. Un vantaggio, perché molte domande nascono dalla sua esperienza. Ma anche una responsabilità: “È importante mantenere comunque una distanza metodologica”.Il libro tiene insieme dati e storie, racconto e analisi. Un approccio che, come sottolinea nella prefazione Maria Chiara Prodi, segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero e a sua volta italiana con figli a Parigi, serve a “costruire finalmente delle autostrade di senso in cui ritrovarci e riconoscerci”. Per questo i lettori ideali del saggio sono innanzitutto gli expat, “per una volta protagonisti”. Ma non solo: “Penso sia perfetto per le famiglie di chi ha persone all’estero, perché è un libro che in qualche modo onora proprio questi legami”. E anche per chi intende trasferirsi e ha già figli, perché attraverso le esperienze raccolte può individuare i temi che dovrà affrontare, come la scelta della scuola, la lingua e l’organizzazione dei rapporti familiari. Ma anche per chi, semplicemente, non sa cosa significhi andare lontano da casa. E non può comprenderne le difficoltà, anche quando hai il privilegio di un passaporto italiano e di un curriculum prestigioso. “Crescere expat”, infatti, non è solo welfare efficiente, congedi equi, salari migliori. Significa non avere gli amici e i parenti vicini, districarsi in sistemi burocratici differenti, mettere in conto che i propri figli saranno figli di un mondo diverso dal proprio. Accettare che studino un’altra storia, parlino in un’altra lingua. E in definitiva, fare costantemente bilanci: “Facciamo bene a stare qui?”. Per ora, sì.Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.comL'articolo Fare figli all’estero è più facile che in Italia: storie di famiglie expat tra welfare efficiente e salari più alti proviene da Il Fatto Quotidiano.