Il settimanale satirico francese Charlie Hebdo non si smentisce e nel numero in edicola da oggi, mercoledì 4 marzo, dà l’ultimo saluto «a modo suo» ad Ali Khamenei, l’ormai ex Guida Suprema iraniana eliminata da Usa e Israele nelle prime ore della guerra all’Iran lanciata sabato. «Ali Khamenei, 1939-2026», è il testo dell’annuncio funereo che campeggia sulla copertina di Charlie Hebdo, accanto a un’immagine dissacrante nel più tipico stile della rivista francese. Un wc aperto sopra un cumulo di macerie, da cui emergono gli unici resti del fu Ayatollah: un turbante grigio, due pupille dietro un paio d’occhiali. Sic transit gloria mundi. Da Charlie Hebdo d’altra parte hanno sempre avuto l’orticaria per qualsiasi leader religioso, islamico ma non solo. Se poi questi assommano pure il potere politico e lo usano per dettare legge ai loro sottoposti col terrore e la repressione, diventano nemici giurati di cui c’è ben poco da rimpiangere. Cosa che a Charlie Hebdo rivendicano, non solo con le vignette.Ali Khamenei 1939-2026👉 Dossier Municipales à Lyon : Lyon, zone tiède👉 Khamenei : il nous manque déjà !👉 Complotisme : les pyramides, aimants à zinzinsEn vente mercredi ! pic.twitter.com/v7vsE9EDdV— Charlie Hebdo (@Charlie_Hebdo_) March 3, 2026La sfida di Charlie Hebdo ai dittatori dopo l’attentato del 2015 «Gli Stati Uniti hanno il diritto di liquidare un capo di Stato che non piace loro? Sulla carta no. Ma si può ancora invocare la legalità per un regime politico che dal 1979 non ha mai smesso di oltraggiare il diritto internazionale così come i diritti dell’uomo, terrorizzando e massacrando il suo popolo da quasi cinquant’anni? Anche qui, la risposta è no», scrive serissimo nell’editoriale di apertura del numero in edicola il direttore della rivista Riss (vero nome Laurent Sourisseau). Nel suo passato, d’altronde, l’estremismo islamico pesa come un macigno. Sourisseau è uno dei sopravvissuti del drammatico attacco a colpi di kalashnikov con il quale il 7 gennaio del 2015 un commando affiliato ad Al-Qaeda fece strage nella redazione di Charlie Hebdo: 12 morti, tra cui l’allora direttore Stéphane Charbonnier (Charb) e altri quattro disegnatori della rivista. Cui i fondamentalisti islamici l’avevano giurata dopo una serie di vignette «oltraggiose» nei confronti del profeta Maometto. Decimata e funestata, la redazione di Charlie Hebdo è poi ripartita, protetta da misure straordinarie di sicurezza, promettendo di non venire mai meno alla sua missione laica e dissacrante, nel nome della libertà di stampa assoluta cara alla Francia, e dei suoi polemisti morti sull’altare di quei valori. L’addio impietoso a Khamenei vale come ultima prova.Fiori posati sull’edizione speciale di Charlie Hebdo pubblicata nel decimo anniversario della strage di Al-Qaeda nella sua redazione – Parigi, 7 gennaio 2025 (Ansa/Epa/Ludovic Marin) L'articolo Charlie Hebdo colpisce ancora, Ali Khamenei finisce nel wc tra le macerie: «Nessuna pietà per chi ha massacrato gli iraniani» proviene da Open.