È stato “tutto un equivoco”, riconosciuto infine anche dalla Procura della Repubblica e dal Giudice per le indagini preliminari. Ma è stato, allo stesso tempo, il risultato di un mirato “fuoco amico” che spinge oggi Claudio Belgiorno, ex enfant prodige di Fratelli d’Italia, a riprendere presto la sua carriera politica, forse già con le comunali di maggio e probabilmente dal lato di Vannacci. Si chiude con queste due chiavi di lettura l’inchiesta sui presunti rimborsi illeciti percepiti da Belgiorno, ex capogruppo di Fdi a Prato; una vicenda giudiziaria scaturita dopo un nostro articolo su rimborsi che apparivano alquanto strani, pubblicato il 30 giugno 2024, che il Comune inviò poi di sua iniziativa alla Procura per gli approfondimenti del caso. Belgiorno ha convocato la stampa locale per annunciare che il gip Costanza Chiantini ha accolto la richiesta del pm Vincenzo Nitti, disponendo l’archiviazione del fascicolo per insussistenza degli elementi oggettivi del reato.L’equivoco sulle dicitureL’ipotesi di reato iniziale ruotava attorno al sospetto che Belgiorno, all’epoca capogruppo del partito di Meloni all’opposizione, potesse aver ingannato il proprio datore di lavoro per farsi rimborsare ore rendicontate dal Comune come “riunioni di gruppo consiliare” che in realtà non si erano mai svolte. Nel mese di agosto, infatti, l’altro consigliere di Fdi (Tommaso Cocci) con cui formava il “gruppo” era assente e lo stesso Belgiorno – stando ai suoi social network – risultava in vacanza in Sicilia. Dunque, era un mistero come potesse avere diritto a rimborsi. I legali Ugo e Gaia Fanti, affiancati da Gianni Cenni, hanno poi dimostrato che alla base di quei rendiconti c’era un “equivoco”, un errore della modulistica e dei sistemi di registrazione del Comune a etichettare quelle ore: per “facilitazione” di compilazione, sotto la dicitura standard di “riunione del gruppo” finivano anche ore di attività politica sul territorio svolte singolarmente dall’esponente. A seguito dei riscontri, la cifra contestata era già scesa dalla Procura a 1.260 euro, per poi azzerarsi definitivamente con l’archiviazione.Il “fuoco amico” e lo sgambetto politico“Quello che mi è successo non lo auguro a nessuno, neanche al mio peggior nemico”, ha commentato Belgiorno, visibilmente sollevato dall’epilogo giudiziario della vicenda, che si annuncia ben diverso a livello politico. Il caso era nato infatti da un formale accesso agli atti effettuato da un altro consigliere comunale di centrodestra. “Il fuoco qui è amico”, ha ribadito l’ex capogruppo, evidenziando come i veri nemici non fossero tra le file dell’opposizione del Pd, ma proprio accanto a lui. Una fazione interna avrebbe orchestrato la diffusione mirata di quei dati per minare la sua ascesa e la ormai certa elezione al Consiglio regionale, “punendo un esponente politico capace di raccogliere migliaia di voti ma considerato troppo indipendente”.L’indagine ancora apertaSullo sfondo resta un’altra vicenda indiziaria, formalmente separata ma che Belgiorno e i legali ritengono parte integrante di quel disegno politico per abbatterlo: l’inchiesta sulle lettere anonime. Anche in questo caso Belgiorno ribadisce la sua più totale estraneità ai fatti, ricordando di aver già fornito massima collaborazione sottoponendosi a un lungo interrogatorio e consegnando spontaneamente il proprio DNA. Mentre attende fiducioso l’esito di questo secondo filone, Belgiorno non chiude le porte al suo futuro nelle istituzioni: “Non mi sono mai arrivate tante proposte politiche come da quando sono indagato”. E tanti scommettono che alla fine raccoglierà quella di Vannacci.L'articolo Prato, archiviata l’inchiesta su Belgiorno (Fratelli d’Italia) sui presunti rimborsi illeciti proviene da Il Fatto Quotidiano.