Africa: pressione demografica, instabilità nel Sahel e migrazioni strutturali preoccupano l'Italia

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AGI - Le dinamiche demografiche sono oggi uno dei principali fattori che accelerano le crisi già in corso nell'Africa subsahariana. Questa è una delle principali conclusioni della Relazione annuale sugli Scenari di Sicurezza Nazionale, presentata oggi a Roma nella sala del gruppo parlamentare della Camera dei Deputati. Secondo il rapporto, la rapida crescita demografica e l'accelerata urbanizzazione rischiano di alimentare nuove ondate di instabilità in diverse regioni del continente nei prossimi anni. Le proiezioni elaborate dai servizi italiani indicano che, nei prossimi cinque anni, l'Africa subsahariana e tropicale potrebbe registrare un'impennata delle tensioni sociali e politiche. La rapida espansione della popolazione giovane sta esercitando una pressione crescente sui centri urbani, mentre i sistemi educativi, il mercato del lavoro e le istituzioni pubbliche faticano ad assorbire questa nuova generazione. Questo squilibrio strutturale crea terreno fertile per l'emergere di disordini politici ed episodi di violenza.Il rapporto evidenzia anche l'emergere di una nuova dinamica politica legata alla mobilitazione della prima generazione di "nativi digitali". In diversi paesi africani, questi giovani cittadini utilizzano i social media e le piattaforme digitali per organizzare movimenti di protesta. In Kenya, ad esempio, le tensioni legate alla pressione fiscale e al costo della vita hanno portato a manifestazioni urbane e scontri con le forze di sicurezza. In Uganda, la combinazione di elevata disoccupazione giovanile, rapida urbanizzazione e un rigido sistema politico ha alimentato ricorrenti episodi di violenza durante le elezioni.     Accanto a queste dinamiche demografiche, il Sahel centrale rimane identificato come l'epicentro dell'instabilità regionale. I paesi di questa regione – Mali, Burkina Faso e Niger – stanno attraversando un periodo particolarmente acuto di fragilità politica, economica e di sicurezza. I colpi di stato avvenuti tra il 2020 e il 2023 hanno portato al potere giunte militari meno inclini a collaborare con i partner occidentali e più disposte a ridefinire le proprie alleanze strategiche. Questo cambiamento si è riflesso in particolare nel ritiro di questi stati dalla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS) e nella creazione dell'Alleanza degli Stati del Sahel, divenuta una confederazione politica e di sicurezza nel 2024. Allo stesso tempo, il graduale ritiro dei contingenti internazionali dalla regione – a eccezione della missione bilaterale di supporto italiana in Niger – ha lasciato un vuoto di sicurezza che ha facilitato l'ascesa dei gruppi jihadisti.Il rapporto indica che due organizzazioni dominano attualmente il panorama insurrezionale: il Gruppo di Sostegno all'Islam e ai Musulmani (JNIM), affiliato ad Al-Qaeda, e lo Stato Islamico nel Sahel. Questi gruppi hanno gradualmente esteso la loro influenza nella regione, approfittando della debolezza delle istituzioni statali e delle divisioni tra le forze di sicurezza locali. Il JNIM adotta una strategia di graduale radicamento nelle comunità locali, affidandosi a leader provenienti dalla popolazione locale e stringendo alleanze opportunistiche, in particolare nel Mali settentrionale con alcuni gruppi Tuareg. Al contrario, le fazioni legate allo Stato Islamico prediligono un approccio più violento e indiscriminato, con scontri sporadici tra organizzazioni rivali in lotta per il controllo del territorio, soprattutto nella regione di Liptako-Gourma, nella zona dei tre confini tra Mali, Niger e Burkina Faso.Oltre alla dimensione di sicurezza, questa relazione evidenzia anche le implicazioni migratorie di queste dinamiche africane. Sebbene gli arrivi irregolari in Italia siano diminuiti significativamente dal picco del 2023, passando da circa 157.000 sbarchi a circa 66.000 nel 2024 e nel 2025, la migrazione è ora considerata una dinamica strutturale a lungo termine piuttosto che una crisi isolata. La Libia rimane il principale snodo del sistema migratorio nel Mediterraneo centrale. Le partenze dalla Tripolitania sono aumentate nel corso del 2025, mentre i flussi dalla Cirenaica sono rimasti più limitati. Questa tendenza è in gran parte spiegata dal rapido adattamento delle reti criminali di tratta di esseri umani, in grado di modificare le rotte migratorie in risposta ai controlli alle frontiere o agli sviluppi geopolitici.Per i servizi italiani, la pressione migratoria verso l'Europa rimarrà significativa nei prossimi anni. Sarà alimentata meno dai conflitti armati che da fattori strutturali come la crescita demografica, le difficoltà economiche, gli effetti del cambiamento climatico e la fragilità dei mercati del lavoro in diversi paesi di origine. In questo contesto, conclude il rapporto, la gestione delle migrazioni deve essere considerata una sfida strutturale che combina considerazioni umanitarie, di sicurezza e geopolitiche.