L’Italia non è in guerra e non intende entrarci. Lo dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo di prima mattina ai microfoni di Rtl 102.5, all’indomani di una giornata che ha rischiato di segnare un ulteriore pericolosissimo allargamento della guerra in Iran, con il missile piovuto (e intercettato) sui cieli della Turchia – Paese Nato. La premier, che in questi giorni ha mantenuto un profilo estremamente cauto, si dice «molto preoccupata» per la crisi apertasi sabato con la decisione di Stati Uniti e Israele di attaccare preventivamente l’Iran. Preoccupata di cosa, esattamente? In primis «da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos», spiega Meloni. Che non nomina mai l’alleato Donald Trump, ma fa capire invece di attribuire quella deriva a Vladimir Putin: «Era prevedibile andasse così, dopo che un membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha invaso un suo vicino», cioè l’Ucraina. Preoccupata, inoltre, dall’escalation del conflitto individuata in particolare nella «reazione scomposta dell’Iran che continua a bombardare tutti i Paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare, con conseguenze imprevedibili».Gli aiuti ai Paesi del Golfo e i contatti sotto traccia Mentre porta avanti dietro le quinte i contatti diplomatici coi Paesi dell’area per «capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato sul nucleare» e lavora per mettere in sicurezza le migliaia di italiani rimasti bloccati nella regione, dunque, il governo intende ora sostenere quei Paesi del Golfo che hanno chiesto aiuti urgenti agli alleati per parare i colpi dei droni e missili balistici che piovono da sabato dall’Iran. «L’Italia intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo», afferma Meloni, confermando quanto anticipato sin dai giorni scorsi dai giornali. Proprio a questo dovrebbe mirare la risoluzione di maggioranza al voto oggi in Parlamento: aprire la strada all’esecutivo per l’invio di forniture urgenti ad hoc – sistemi anti-droni, munizioni, se necessario un Samp-T. Sistemi di «difesa aerea», si premura di precisare Meloni, necessari «anche perché in quell’area ci sono migliaia di italiani, compresi circa 2mila soldati che vogliamo proteggere», senza contare che essa è «vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa». Su questi nodi si era concentrato d’altronde il colloquio avuto ieri da Meloni a Palazzo Chigi col ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed Al Nahyan.Il nodo della basi Usa Ai microfoni di a Rtl 102.5, Meloni non si tira indietro neppure sulla questione del possibile uso da parte degli Usa delle basi militari in Italia per operazioni legate alla guerra in Iran. Posto che l’utilizzo di tutte le basi che gli Stati Uniti hanno nei diversi Paesi europei è regolato dai rispettivi accordi bilaterali – il che vale pure per la Spagna di cui tanto si parla in questi giorni per il “gran rifiuto” opposto da Pedro Sanchez – Roma al momento non ha ricevuto richieste formali dagli Usa per un uso delle basi in Italia per “operazioni cinetiche”, ossia legate ai bombardamenti. Ma se una richiesta in tal senso dovesse arrivare, dice la premier, «in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento». Parlamento cui oggi riferiranno comunque compiutamente sulla crisi in corso i ministri degli Esteri Antonio Tajani – alle 10 alla Camera – e quello della Difesa Guido Crosetto – alle 16 al Senato.Lo spettro del caro energia Ultima ma non ultima delle preoccupazioni di Giorgia Meloni è quella per le ricadute economiche della guerra. «Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi dell’energia e generi alimentari». Come? Monitorando ogni eventuale aumento anomalo dei prezzi, «in particolare alla pompa di benzina e sui beni alimentari». Se necessario tenendosi pronta a «reagire aumentando le tasse a chi dovesse speculare aumentando le bollette». E rinnovando la richiesta a livello Ue di sospendere il sistema dei crediti ETS che, pensato per disincentivare la produzione di energia dalle fonte più inquinanti, finisce per gravare secondo Meloni sulla formazione del prezzo pure di energia prodotta da fonti non inquinanti. «Torniamo a chiedere con forza di sospendere questo meccanismo. È una delle proposte che intendiamo portare al Consiglio europeo in agenda tra meno di due settimane» (il 19 e 20 marzo a Bruxelles, ndr), preannuncia la premier.La sponda col Quirinale e i contatti con gli UsaNella serata di ieri prima il ministro della Difesa Guido Crosetto, poi la premier stessa erano saliti al Quirinale per consultazioni col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a norma di Costituzione ricopre anche il ruolo di capo supremo delle forze armate. Due colloqui riservati con al centro gli scenari geopolitici nel Mediterraneo e le possibili scelte del governo in una fase di crisi internazionale definita «grave» da ambienti del Colle e dall’esecutivo «il momento più difficile degli ultimi decenni». Nella giornata di ieri poi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato al telefono con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Un passaggio che ha alimentato indiscrezioni su un possibile via libera all’uso delle basi militari italiane, dopo il no del governo spagnolo di Pedro Sanchez a quelle di Moron e Rota. Fonti di governo avevano già fatto però trapelare che dagli Stati Uniti non sarebbe per il momento arrivata alcuna richiesta formale in tal senso.L'articolo Giorgia Meloni: «Daremo aiuti militari ai Paesi del Golfo, ma l’Italia non entrerà in guerra. Le basi Usa? Decideremo col Parlamento» proviene da Open.