Trump riunisce a Miami la destra latinoamericana: una messa in scena di un blocco che non c’è

Wait 5 sec.

Il 7 marzo Donald Trump riunirà a Miami un gruppo selezionato di presidenti latinoamericani. Non sarà un vertice regionale nel senso tradizionale del termine, né un tentativo di rilanciare il dialogo multilaterale nel continente. Sarà piuttosto la messa in scena di un nuovo blocco politico costruito attorno alla visione geopolitica della Casa Bianca. Il vertice si terrà al Trump National Doral, uno dei simboli del potere economico e politico del presidente statunitense nel sud della Florida, e riunirà leader che negli ultimi anni si sono distinti per la loro vicinanza ideologica alla nuova amministrazione USA: Javier Milei dall’Argentina, Nayib Bukele da El Salvador, Santiago Peña dal Paraguay, Daniel Noboa dall’Ecuador, Rodrigo Paz dalla Bolivia e Nasry “Tito” Asfura dall’Honduras.La lista degli invitati racconta molto più di quanto possa sembrare a prima vista. Non si tratta di un incontro tra pari nel quadro della cooperazione continentale, ma di una riunione di alleati politici. Il messaggio è chiaro: Washington vuole consolidare un asse regionale che possa sostenere la sua strategia di contenimento dell’influenza cinese in America Latina e garantire accesso privilegiato alle risorse strategiche del continente. Negli ultimi vent’anni Pechino è diventata infatti uno dei principali partner economici della regione, investendo in infrastrutture, telecomunicazioni, porti e miniere, e soprattutto nei minerali che alimentano la transizione energetica globale: litio, rame e terre rare. Per gli Stati Uniti si tratta di una sfida geopolitica diretta per Trump, di una questione di sicurezza nazionale (frase che è diventata il suo slogan preferito negli ultimi mesi)È in questo contesto che alcuni analisti parlano ormai apertamente di una nuova versione della Dottrina Monroe, il principio ottocentesco con cui Washington rivendicava il proprio ruolo di potenza egemone nell’emisfero occidentale. Oggi quella logica viene riproposta in una chiave aggiornata: non più una contrapposizione ideologica come durante la Guerra fredda, ma una competizione per il controllo delle catene di approvvigionamento, delle infrastrutture strategiche e dei corridoi logistici che attraversano il continente. La strategia è semplice quanto ambiziosa: costruire un blocco politico di governi ideologicamente affini, rafforzare la cooperazione militare e ridurre progressivamente lo spazio economico e politico occupato da potenze esterne, in primo luogo la Cina, a seguire la Russia.Il vertice di Miami arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la regione. All’inizio di gennaio un’operazione militare statunitense in Venezuela ha portato al sequestro del presidente Nicolás Maduro, trasferito negli Stati Uniti dopo un blitz che ha coinvolto forze speciali e bombardamenti aerei su Caracas. L’episodio, che ha aperto una fase di profonda incertezza istituzionale nel paese e non ha prodotto la rapida transizione democratica auspicata dall’opposizione e dalla sua leader Machado: ha invece riacceso tensioni geopolitiche in tutta l’America Latina e riportato al centro del dibattito la strategia statunitense nel continente. Il caso venezuelano rappresenta il grande sfondo politico della riunione di Miami: non soltanto un’operazione militare, ma il segnale che la Casa Bianca è disposta a intervenire direttamente per ridefinire gli equilibri regionali.Non sorprende quindi che tra gli assenti figurino alcuni dei principali leader latinoamericani che negli ultimi anni hanno mantenuto posizioni più autonome rispetto a Washington. Non ci saranno Lula (Brasile), Gustavo Petro (Colombia) né la presidente messicana Claudia Sheinbaum, il cui governo è stato coinvolto negli ultimi mesi nelle tensioni energetiche legate alla crisi cubana. La lista degli esclusi conferma che il vertice di Miami non è pensato come uno spazio di dialogo continentale, ma come una piattaforma politica per consolidare una nuova geografia di alleanze nel continente.Tra i temi che quasi certamente finiranno sul tavolo del vertice c’è infatti anche il dossier Cuba. Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha intensificato la pressione economica sull’isola, introducendo nuove restrizioni e soprattutto riducendo drasticamente l’accesso dell’isola alle forniture di petrolio che alimentano il sistema energetico cubano. L’obiettivo dichiarato è provocare un collasso economico capace di accelerare la caduta del governo guidato da Miguel Díaz-Canel. La strategia passa anche attraverso il blocco delle esportazioni di greggio venezuelano e la pressione diplomatica sui paesi della regione affinché interrompano qualsiasi cooperazione energetica con L’Avana. In questo modo l’energia diventa uno strumento geopolitico, una leva di pressione utilizzata per favorire un possibile cambio di regime sull’isola.C’è però un altro elemento che merita attenzione. La data scelta per il vertice non è neutrale. L’incontro si terrà il 7 marzo, esattamente ventiquattro ore prima della Giornata internazionale dei diritti delle donne. Un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, se non fosse che molti dei leader invitati hanno costruito parte della loro narrativa politica in opposizione ai movimenti femministi e alle politiche di genere che negli ultimi anni hanno trasformato il panorama politico latinoamericano. Da Milei a Bukele, passando per diversi governi conservatori della regione, i femminismi sono diventati uno dei bersagli privilegiati di una nuova tecno-destra continentale che combina liberalismo economico radicale, retorica securitaria e una visione apertamente ostile alle conquiste dei movimenti sociali, soprattutto quelli delle donne.Che questa alleanza politica si riunisca proprio alla vigilia dell’8 marzo non è quindi un semplice dettaglio di calendario. In politica le date raramente sono casuali. E in questo caso sembrano raccontare molto più di quanto dicano i comunicati ufficiali.L'articolo Trump riunisce a Miami la destra latinoamericana: una messa in scena di un blocco che non c’è proviene da Il Fatto Quotidiano.