FONTE NUOVA – Il Comune chiude la casa di riposo sovraffollata e sporca: il Tar la riapre

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Quando i carabinieri piombarono all’interno, trovarono tre ospiti in più e qualche operatore in meno rispetto a quanto previsto dall’autorizzazione.Per questo fu disposta la chiusura senza appello.Fu una decisione sproporzionata quella adottata 9 mesi fa dal Comune di Fonte Nuova nei confronti della casa di riposo “La Quercia” di via Nomentana a Tor Lupara.Lo stabilisce la sentenza numero 3913 – CLICCA E LEGGI LA SENTENZA – pubblicata lunedì 2 marzo dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio.I giudici hanno infatti accolto il ricorso della “Dipat S.r.l.s.” e annullato l’ordinanza numero 05/AP con la quale il 3 giugno 2025 il Comune di Fonte Nuova aveva disposto la revoca dell’autorizzazione rilasciata alla società nel 2021 per l’apertura di una comunità alloggio per anziani con 10 ospiti a ciclo residenziale, autosufficienti o parzialmente non autosufficienti.Col provvedimento l’amministrazione comunale aveva anche ordinato l’immediata chiusura nonché lo sgombero della struttura e il trasferimento degli ospiti a sua cura e spese presso le famiglie di origine o presso specifiche strutture ricettive entro 15 giorni dalla data di notifica della stessa ordinanza.Il Tar ha condiviso la tesi degli avvocati Claudio Giacomoni e Veronica Mercuri, legali di fiducia della “Dipat S.r.l.s.”, riconoscendo la violazione del principio di proporzionalità da parte del Comune di Fonte Nuova nei confronti della casa di riposo. In particolare l’amministrazione ha violato l’articolo 13 della Legge Regionale numero 41/2003 che prevede un sistema sanzionatorio graduato: prima la sospensione dell’autorizzazione con chiusura temporanea dell’attività in caso di mere irregolarità non sanate nel termine assegnato e successivamente la più grave revoca dell’autorizzazione con chiusura definitiva dell’attività in presenza di violazioni gravi o reiterate.I giudici amministrativi hanno evidenziato che il Comune di Fonte Nuova ha invece disposto la revoca dell’autorizzazione senza effettuare una propria istruttoria e senza motivare il provvedimento, limitandosi a richiamare la richiesta di revoca da parte dei Carabinieri per la Tutela della Salute – Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Roma. Nel corso di una ispezione effettuata il 27 maggio 2025 nella casa di riposo di Tor Lupara i militari trovarono 13 ospiti anziché i 10 autorizzati, inoltre segnalarono altre criticità come ad esempio insufficienza degli operatori socio sanitari che avrebbero dovuto assistere gli anziani ospitati in ciascuno dei turni diurni; carenze documentali di vario tipo; mancanza delle figure professionali di educatore professionale ed assistente sociale; mancata esibizione del menù vidimato dalla Asl; carenze strutturali, quali intonaco scrostato in alcune camere da letto, mancanza di idoneo locale adibito a spogliatoio con relativi armadietti del personale; porta di emergenza del piano terra/locale soggiorno ostruita con delle sedie ad impedirne l’apertura; presenza diffusa di ragnatele ed animali striscianti nonché di materiale di risulta nel locale lavanderia; progetto globale e carta dei servizi carenti di informazioni; mancata previsione nell’organigramma di cui alla carta dei servizi della presenza programmata dell’assistente sociale.Fatto sta che fin da subito il Tar ha “storto il naso” davanti al provvedimento drastico del Comune.Non a caso il 4 agosto 2025 i giudici avevano accolto la domanda cautelare della “Dipat S.r.l.s.” e il 5 novembre 2025 hanno reiteratamente disposto la sospensione dell’efficacia dell’ordinanza di revoca e chiusura.In entrambi i casi il Tar ha concesso alla società un tempo utile per sanare le criticità accertate dal N.A.S., ordinando due sopralluoghi di verifica da parte degli agenti della Polizia locale di Fonte Nuova e dei medici del Dipartimento di Prevenzione – SISP A.S.L. della Roma 5.In particolare – sentenzia il Tar – dall’ispezione effettuata il 26 gennaio 2026 presso la struttura emerge che le disfunzioni e mancanze che avevano portato alla revoca e alla chiusura sono state integralmente sanate.“La rimozione delle irregolarità riscontrate nei due sopralluoghi – scrive in sintesi il Tar del Lazio – rende evidente come si trattasse di irregolarità/carenze – per quanto diffuse e non lievi – comunque sanabili.… la circostanza che la comunità si è pienamente conformata ai requisiti richiesti … rende manifesto come la preliminare assegnazione, da parte del Comune resistente alla medesima comunità, di un termine, per adottare tutte le misure necessarie a regolarizzare la sua condizione, sarebbe stata ugualmente idonea a raggiungere gli obiettivi di benessere e sicurezza dei soggetti ospitati e, contemporaneamente, meno afflittiva per la situazione giuridica soggettiva delle Società ricorrente”.Il Tar conclude evidenziando che la casa di riposo “dovrà continuare ad assicurare ai propri anziani ospiti un’assistenza e condizioni di vita che siano improntate al pieno rispetto delle normative di settore e degli standard qualitativi da queste imposte, evitando di ricreare in futuro le condizioni che hanno portato all’adozione della gravata misura tutoria”.L'articolo FONTE NUOVA – Il Comune chiude la casa di riposo sovraffollata e sporca: il Tar la riapre proviene da Tiburno Tv.