Crisi iraniana, così si muove l’Italia (con il fronte europeo). Le parole di Crosetto e Tajani

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È sbagliata la narrazione di chi dice che l’Italia non era stata avvisata dell’operazione “Ruggito del leone”, dal momento che nessun governo al mondo, “nemmeno la più alta catena di comando americana, sapeva della partenza degli aerei”. Sono precise (e rivolte anche all’esterno) le parole che il ministro della Difesa Guido Crosetto dice alla Camera, dove è intervenuto assieme al ministro degli esteri Antonio Tajani in occasione delle comunicazioni sulla crisi in Iran, mentre dall’Eliseo partono due telefonate verso Roma e Atene “in uno spirito di solidarietà tra partner Ue”. Il momento è complesso, va valutata una postura europea possibilmente omogenea vista la posta in gioco che riguarda l’attacco verso due Paesi come Cipro e Turchia, uno membro dell’Ue e l’altro membro della Nato.Parigi-Londra-Roma-Nicosia-Atene-BruxellesUna catena. Non solo di comunicazioni telefoniche ma di strategia. Perché se da un lato su Cipro è già stato aperto l’ombrello protettivo greco e inglese con l’invio di fregate e caccia, c’è da registrare l’attivismo francese al fine di coordinare l’invio di mezzi militare in quel fazzoletto di Mediterraneo Orientale e a lavorare assieme per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso. Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiamato sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Parigi inoltre ha autorizzato la presenza di aerei statunitensi in alcune basi in Medio Oriente, dal momento che “questi aerei contribuiscono alla protezione dei nostri partner nel Golfo”, così come ribadito da una fonte militare. Parole che andrebbero fatte ascoltare a chi, come Pedro Sanchez, ha avviato ieri una polemica con Washington e Berlino di cui in questo preciso momento non si sentiva il bisogno, anche perché poi ha inviato una fregata a Cipro.C’è traffico tra Egeo e Medio Oriente, anche per la concomitante (e quantomai provvidenziale) esercitazione Iniochos 2026, a cui partecipano numerose forze aeree di Paesi alleati, in particolare la Francia con M-2000D ed E3F, la Slovenia con PC-9, Cipro con AW-139, l’Albania con AS-532 e la Grecia padrona di casa con i Rafale e gli F16 viper (presente anche la Polonia con le Forze Speciali, mentre Georgia, Serbia, Croazia e India invieranno un gruppo di osservatori). Il cerchio si chiude con la posizione dell’Ue secondo cui gli assetti navali europei stanno coordinando le loro attività per garantire la protezione di Hormuz, come confermato dall’Alto rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas al Consiglio europeo. “Sulla sicurezza marittima abbiamo due missioni nella regione, Operazione Atalanta e Operazione Aspides, che lavorano nell’area anche se non direttamente nello Stretto di Hormuz”.Le comunicazioni in ParlamentoQuando Crosetto dice che “questa guerra, che si è aperta all’insaputa del mondo, è al di fuori delle regole del diritto internazionale” certifica uno status quo sotto gli occhi di tutti, ma che sia le opposizioni sia alcuni leader europei come il premier spagnolo stanno contestando per cercare solo una polemica ad uso interno. Infatti sulle basi agli Stati Unti, spiega Crosetto, “noi come la Spagna, però l’eroe è lui…”: ovvero il ministro ribadisce ufficialmente che l’Italia concede l’uso delle basi Usa alle stesse condizioni della Spagna, per cui non si spiega ancora una volta la differenza di commenti verso Roma e verso Madrid.Diversa è la questione che investe la Nato, dove un eventuale attacco diretto dell’Iran contro Paesi membri dell’Unione europea o della Nato obbligherebbe l’Italia a schierarsi al loro fianco, ha dichiarato il ministro della Difesa. Circostanza che però si è già verificata in Turchia, visti i recenti lanci di missili iraniani. Cosa farà l’Italia adesso? Sicuramente manderà assetti navali a protezione di Cipro e al contempo è stato chiesto al capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, di “innalzare al livello massimo” la rete di difesa aerea e anti-balistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato, al fine di “gestire ogni possibile conseguenza”.