“Cari compatrioti, siamo ora nella fase decisiva della nostra lotta finale. Vi esorto a procurarvi al più presto le scorte essenziali. E per la vostra sicurezza, ritiratevi dalle strade e restate nelle vostre case. Continuate lo sciopero e non presentatevi al lavoro. Continuate i cori notturni per mostrare la vostra unità. Alle forze armate e alle forze dell’ordine: questa è la vostra ultima occasione per separarvi dalle forze oppressive e unirvi al vostro popolo. Attendete la mia ultima chiamata”.Parole di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià d’Iran, in un video pubblicato sui social. Dal Khuzestan, provincia sud-occidentale del Paese giunge intanto una notizia che, se confermata, sancirebbe il suo primo grande successo. Alcune delle tribù arabe dell’area gli giurano fedeltà sostenendolo come “figura unificante” per la fase di transizione che potrebbe verificarsi in seguito al crollo della Repubblica Islamica. Il Principe si era appellato giorni fa su X alle diverse etnie del Paese, prendendo le distanze dal separatismo e invocando unità nazionale.L’erede della dinastia Pahlavi ha visto aumentare tanto la sua popolarità dopo le repressioni alle proteste di massa di inizio anno, senza però convincere adeguatamente il presidente statunitense Donald Trump: “Sembra una persona molto simpatica, ma mi sembrerebbe più appropriato qualcuno proveniente dall’interno”. Mentre il suo consigliere, Saeed Ghasseminejad, direttore dell’Iran Prosperity Project – coordinato dall’organizzazione “National Union for Democracy in Iran” con sede a Washington, DC – sostiene che il Principe “è l’unico leader in grado di mobilitare il popolo, perché capace di portare in piazza milioni di persone nell’ora e nel giorno da lui stabiliti”, per il Financial Times: “finora ci sono poche prove che i suoi sforzi stiano dando i loro frutti”.L’ unico erede maschio dell’ultimo Scià, Mohammed Reza Pahlavi, ha 65 anni e –come scrive il sito della BBC – “dalla sua casa in un tranquillo sobborgo vicino a Washington DC, sta ancora una volta cercando un ruolo per plasmare il futuro del suo Paese”. Si dice che sia un uomo di grande empatia, facilmente avvicinabile, frequente visitatore di caffè locali, spesso accompagnato da sua moglie, Yasmine, senza un visibile apparato di sicurezza. Si presenta non come un re in attesa, ma come un referente per la riconciliazione nazionale. Intende aiutare a guidare l’Iran verso libere elezioni, lo stato di diritto e la parità di diritti per le donne, lasciando a un voto nazionale la decisione finale sul ripristino della monarchia o sulla creazione di una repubblica.Qual è il piano del figlio dello Scià? “Sarà un progetto trasparente”, si legge nell’ “Emergency Phase”, il programma per i primi 180 giorni successivi alla caduta della Repubblica Islamica. Dopo un referendum per decidere il sistema di governo –monarchia parlamentare o repubblica – è prevista l’elezione di un’Assemblea costituente per scrivere una nuova Costituzione, poi un referendum sulla Costituzione proposta e infine le elezioni per il Mehestan (il Parlamento).“Questi passi assicurano che il futuro dell’Iran sia deciso dai suoi cittadini, favorendo l’unità tra i gruppi etnici, religiosi e sociali. Tutti i partiti politici e le figure che aderiscono sono invitati a unirsi alla coalizione per dare vita a questo progetto: in primo luogo, l’integrità territoriale dell’Iran; in secondo luogo, una democrazia laica basata sulla separazione tra religione e Stato; in terzo luogo, le libertà individuali e l’uguaglianza davanti alla legge; e in quarto luogo, il diritto del popolo iraniano di scegliere liberamente il proprio sistema di governo”.C’è anche un italiano nel team di Reza Ciro Pahlavi, Mariofilippo Brambilla di Carpiano, che presiede l’Associazione Italia-Iran. Dice a Formiche.net: “Sono giorni complessi per lui, di ansia ma anche di speranza. Lavora instancabilmente, tenendo i contatti con il suo popolo dentro e fuori dall’Iran. Pensi che per mezzo di un sistema a tecnologia molto avanzata è da tempo in contatto con esponenti di settori militari e civili che stanno abbandonando il regime, ma che attualmente svolgono ancora incarichi per lo Stato. Attendono solo il momento giusto per contribuire al trapasso del regime. Va scongiurato un vuoto di potere e favorito il processo di transizione senza traumi ulteriori”.Come è organizzato il suo team? “Il Principe ha un team molto ben organizzato”, spiega Brambilla di Carpiano, “composto da varie personalità competenti su diversi settori chiave. Ognuno ha dei ruoli e delle mission precise in base alla pertinenza. È composto da iraniani che sono cresciuti in Iran e che hanno subito la feroce repressione del regime, da iraniani cresciuti in Usa e in Europa che conoscono perfettamente i nostri sistemi e poi collaboratori che come me provengono da vari Paesi”.Mariofilippo Brambilla di Carpiano alla recente Conferenza di Monaco è stato a capo di una delegazione di parlamentari ed europarlamentari italiani che hanno incontrato il figlio dello Scià: “hanno accolto con grande interesse e favore la presentazione del processo di transizione alla democrazia che il Principe Reza Pahlavi ha loro esposto”. Nei momenti in cui Pahlavi faceva il suo speech alla Conferenza, per le strade di Monaco di Baviera, 250 mila manifestanti chiedevano il cambio di regime in Iran.Da Parigi, l’ultima regina di Persia Farah Diba, ha esortato la comunità internazionale a rispettare la sovranità iraniana e ad aiutare il popolo “a seguire il proprio destino”. “Ciò che sarà decisivo è la capacità del popolo iraniano di unirsi attorno a una transizione pacifica, ordinata e sovrana verso uno Stato governato dallo Stato di diritto”, aggiungendo che suo figlio Reza Pahlavi, “è pronto per governare una possibile transizione” tra la Repubblica Islamica e un nuovo Iran.Sempre nella capitale francese, lo scorso 8 marzo, si è svolto un incontro simbolico tra la moglie di Reza Pahlavi, la Principessa Yasmine, e un gruppo di donne attiviste iraniane giunte da diversi paesi europei. “È stato bellissimo”, mi dice Mojdeh Karimi, vicepresidente iraniana dell’Associazione Italia-Iran. “Torneremo al ruolo che la donna aveva prima della rivoluzione islamica. Vivo per questa speranza”.