“La causa e la soluzione di tutti i problemi della vita“, così la mette Homer Simpson quando si parla di alcol. Della sua birra Duff, per essere precisi. Chissà se gli amici della Gen Z amano il cartone di Matt Groening. Di certo c’è che la birra la amano, sì, ma senza esagerazioni. Vedete anche voi la bottiglia di Duff in bilico, sull’orlo del muretto, pronta a cascare, rumore di vetro in frantumi?Che la Gen Z consumi meno alcolici lo leggiamo da un po’. Per dirla in numeri, bevono circa il 20% in meno rispetto ai Millennials (The Food Institute). Non è solo il bere meno. È anche il bere in modo diverso, più scaltro e persino più salutare, se possibile: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che non esiste una soglia di consumo di alcol priva di rischi per la salute.Punto base: i giovani di oggi non amano tornare a casa gattonando come quattrenni, completamente privi del controllo delle proprie facoltà fisiche e mentali dopo una serata troppo lunga e troppo alcolica. Secondo dati della società di analisi del settore beverage IWSR, il 48% dei giovani della Generazione Z dichiara di voler bere meno alcol, mentre il 68% afferma di preferire bevande analcoliche o a bassa gradazione (IWSR, dati riportati da The Sun). Ve lo ricordate Una Notte da Leoni? Il film con Bradley Cooper prima del mini-lifting. Lo dicono i maligni del web, mica noi, che l’attore si è ritoccato il volto. D’altronde era il 2009, eravamo tutti più giovani e forse più belli, ridacchiavamo dei quattro protagonisti che si lanciano in un addio al celibato temerario. I ragazzi della Gen Z organizzerebbero una serata molto diversa. Per esempio, bevendo alcolici “a strisce di zebra”.Cos’è lo “zebra striping”A strisce di zebra. Il trend si chiama proprio così, “zebra striping”, e consiste in una pratica piuttosto semplice: alternare drink alcolici e bevande analcoliche, o meglio ancora acqua, durante la stessa serata. Così i ragazzi della GenZ mantengono il controllo ed evitano la sbornia. Le conseguenze positive di questo metodo sono molte. Intanto, l’alcol è un diuretico e favorisce la disidratazione, mentre bere acqua rallenta il ritmo di consumo e aiuta il corpo a metabolizzarlo più gradualmente, riducendo il picco di alcolemia (National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism; CDC). Poi c’è la sensazione di controllo. “Le persone vogliono comunque provare qualcosa”, ha spiegato a Business Insider Jon Kreidler, cofondatore della Tattersall Distilling Company. “Vogliono partecipare e avere qualcosa di adulto, ma molti, soprattutto i consumatori più giovani, sono stanchi delle sbornie e degli effetti negativi dell’alcol, e per questo si stanno allontanando dal bere”. La testata economica statunitense ha interpellato proprio alcuni ragazzi della Gen Z e le risposte sono dritte: evitare la sbornia non è visto come qualcosa di noioso ma come una scelta consapevole. Significa non perdere il giorno dopo tra stanchezza e mal di testa e mantenere energia per lavoro, studio o altri impegni.Anche il costo dell’alcol gioca un ruolo. Negli Stati Uniti (e pure qui) molti drink nei locali superano ormai i 15 dollari, rendendo le serate particolarmente costose. Qualcuno potrebbe obiettare che agli alcolici viene associata una funzione di rilassamento e socialità ma la Gen Z risponde con quelle che vengono chiamate bevande “funzionali”, per esempio i drink a base di THC, CBD o adaptogeni, pensati per offrire un effetto distensivo senza gli effetti collaterali dell’alcol. Adaptogeni, qu’est-ce que c’est? Si tratta di sostanze vegetali come ashwagandha, ginseng o reishi che aiutano l’organismo a gestire lo stress. “Quando abbiamo iniziato a studiare il fenomeno siamo rimasti sorpresi dalla velocità del cambiamento”, ha raccontato Kreidler a Business Insider.Cosa fanno i ristoratoriMeno bevi, meno spendi. Lo dicevamo poco fa: il costo delle bevande alcoliche è alto e non ordinarle lascia in saccoccia un bel gruzzolo. Scrive il New York Times che il cambiamento nelle abitudini di consumo, dallo “zebra striping” alla crescente domanda di alternative analcoliche, sta iniziando a preoccupare il settore della ristorazione. Abbiamo ormai una certa familiarità con la parola mocktail, i drink analcolici che replicano aromi e ritualità dei cocktail. Per esempio, se ordinate un Dry Martini vi portano solo il bicchiere con l’oliva. No: non è vero, è una burla. Il punto è che le bevande alcoliche sono una delle voci più redditizie del business della ristorazione. Secondo analisi citate da Business Insider il beverage può arrivare a rappresentare circa il 30% dei ricavi complessivi. Per questo alcuni operatori del settore parlano apertamente di una trasformazione del modello e della necessità di adattarsi a clienti che vogliono bere meno o scegliere alternative analcoliche.E in Italia arriva il “daycap”Anche nel nostro Paese è arrivata la “sober curiosity“. La curiosità verso uno stile di vita con meno alcol: bere meno e meglio, in modo più consapevole. Il 30% dichiara di voler ridurre il consumo (Distribuzione Moderna, dati YouGov). La moderazione, spiegano gli analisti del settore beverage, non significa necessariamente rinunciare del tutto all’alcol ma adottare un approccio più consapevole e occasionale. E pure qui, a queste latitudini, è di moda una tendenza che come al solito ha un nome anglofono, il “daycap”. Cos’è? Concedersi un bicchiere di vino o altro con gli amici, ma non di sera. Non si tratta di birra e cornetto ma di cocktail leggeri bevuti durante il giorno, per esempio a brunch, festival o cene anticipate.Il punto, tornando dove siamo partiti, cioè a Springfield, è che la birra Duff non è destinata a scomparire. Probabilmente però se ne consumeranno meno bottiglie. La Gen Z beve meno e con più intenzione. Non più lunghe serate con finali da “Paura e delirio a Las Vegas” ma drink scelti con più attenzione, spesso di qualità, alternati ad acqua, mocktail o bevande funzionali. In fondo la rivoluzione è tutta qui: non l’addio all’alcol ma la fine dell’idea che per divertirsi sia necessario esagerare. E mentre ristoratori e produttori si adattano con nuove carte dei drink e alternative analcoliche sempre più sofisticate, la Gen Z sembra aver deciso che la serata perfetta è quella che il giorno dopo non ti costringe a cancellare tutto il resto della tua vita.L'articolo Perché la Gen Z beve sempre meno alcol: lo “zebra striping” e la contromossa di bar e ristoranti proviene da Il Fatto Quotidiano.