Famiglia nel bosco, lo psichiatra Cantelmi a Open: «Nathan e Catherine devastati dal dolore. Il distacco dei bambini è stato un errore»

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«Una istituzione è grande se sa ritornare sui suoi passi, ma è grandissima se sa riconoscere i suoi errori». Il professor Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, non usa giri di parole per definire quello che sta accadendo alla cosiddetta «famiglia nel bosco». Il rischio di ulteriori traumi è dietro l’angolo, spiega Cantelmi a Open, e lo ha dimostrato anche il provvedimento dei giorni scorsi del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento della madre e il trasferimento dei figli in una struttura diversa dalla casa famiglia di Vasto, dove si trovano dal 20 novembre scorso, quando ai genitori è stata revocata la responsabilità genitoriale. La storia dei Trevallion è lunga e complessa. E mentre la cronaca ha spesso dipinto la coppia anglo-australiana come un duo di fanatici isolazionisti, per Cantelmi si tratta solo di una «narrazione stucchevole e priva di fondamento». Intanto lunedì 16 marzo è stato depositato in Corte d’Appello dell’Aquila il ricorso presentato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas contro il provvedimento del Tribunale. La speranza è quella di una riunificazione del nucleo familiare. Perché, come spiega Cantelmi a Open, «ogni giorno che passa aumenta il dolore».Professore, come stanno davvero Catherine e Nathan? E i bambini?«Nathan e Catherine sono devastati dal dolore. I bambini purtroppo stanno subendo una concatenazione di traumi: l’eradicazione dal loro ambiente naturale, la sottrazione della figura paterna e poi il distacco senza alcuna preparazione psicologica dalla madre. Ovviamente questi traumi avranno ripercussioni inevitabili sul loro futuro».Vede nei genitori la consapevolezza della gravità della situazione o una convinzione incrollabile nelle proprie scelte?«La narrazione di genitori ostili e fanatici è stucchevole e priva di fondamento. I Trevallion sono persone con un assetto valoriale impressionante, ma in un contesto relazionale accogliente e privo di pregiudizi hanno dimostrato ampia disponibilità. Di fatto le criticità rilevate all’inizio di questa storia, e che a mio parere non giustificavano comunque il prelievo dei bimbi, sono state tutte superate». Di recente Catherine e Nathan hanno mostrato segnali di apertura soprattutto su istruzione e vaccini. Crede che riescano a scendere a compromessi?«Hanno accettato di ristrutturare la casa secondo le richieste del Tribunale, hanno accettato di migliorare la scuola parentale con l’inserimento di una maestra, sono disponibili a far socializzare i figli in un doposcuola e li hanno vaccinati». Si è parlato tanto, forse troppo, di Catherine. È stata descritta come la figura «ostativa», quella più dura e oppositiva al sistema. Lei che idea si è fatto di questa donna? È davvero un muro invalicabile o è solo una madre che tenta di proteggere i suoi figli?«Altra narrazione stucchevole. Le relazioni della assistente sociale e delle educatrici dimostrano la loro incapacità di costruire una relazione con una donna spaventata e arrabbiata. Nell’ordinanza di allontanamento di Catherine dai figli si afferma che lei avrebbe manifestato un progressivo peggioramento dell’umore perché si era illusa che il collocamento dei figli in casa famiglia fosse breve. Sono affermazioni incredibili: non le è concesso il diritto di sperare che fosse breve (come peraltro prescrive la legge)? Ma ci sono altre frasi incredibili: la madre sarebbe pericolosa per i figli. Su quale evidenza clinico-scientifica si basa questa paradossale affermazione?»C’è una disparità psicologica tra i due? Uno che “trascina” l’altro o una totale simbiosi di intenti?«A differenza di molte coppie borghesi, piene di conflitti (e violenza assistita rispetto ai figli), tradimenti, silenzi e indifferenze, i Trevallion sono una coppia unita, non conflittuale, armonica e cementata da valori impressionanti. La criminalizzazione di Catherine è una deriva odiosa e ingiusta».Come giustifica, dal punto di vista psichiatrico, la privazione di socializzazione e istruzione formale in una fase critica della crescita dei bambini?«Altra narrazione impropria. I bimbi (ed è documentato) socializzavano con altri bimbi di famiglie vicine. Inoltre partecipavano ad un programma formativo di scuola parentale certificato e riconosciuto dalla legge italiana. La famosa affermazione «non sapevano leggere e scrivere», è ridicola. I più piccoli avevano 6 anni, la più grande stava effettuando un percorso (approvato dal MUR e certificato da una scuola) in cui l’apprendimento nozionistico è collocato più tardi, dopo lo sviluppo di processi emotivi, sensoriali e creativi. E comunque i genitori sono disponibili ad adeguare i programmi in modo più stringente».Il distacco dei bambini dal loro mondo, dal casolare di Palmoli, come è stato vissuto?«È stato più dannoso delle criticità segnalate. I genitori non sono maltrattanti, abusanti né delinquenti o tossicodipendenti. Non c’era un rischio imminente di salute. I bimbi erano amati e felici. È stato un errore di valutazione del servizio sociale». Quale protocollo di reinserimento sociale suggerisce per i bambini, affinché il passaggio alla società non risulti un trauma?«Questa famiglia va monitorata e accompagnata da una èquipe competente sociosanitaria della ASL, composta da assistenti sociali, psicologi e neuropsichiatri».Lei vede una strada per il reintegro della famiglia o crede che il modello di vita che hanno scelto sia ormai incompatibile con quello che la legge italiana richiede per la tutela dei minori?«La famiglia seguirà tutte le leggi italiane. I Trevallion amano l’Italia, la loro è una scelta maturata nel tempo. E amano i loro figli».L’allontanamento della madre e un nuovo trasferimento che impatto avranno sui ragazzi? Non è che per “salvarli” stiamo rischiando di traumatizzarli ancora di più?«Purtroppo l’abbiamo già fatto. E ogni giorno che passa aumenta il dolore».Lei cosa si aspetta che succeda ora?«Una istituzione è grande se sa ritornare sui suoi passi, ma è grandissima se sa riconoscere i suoi errori».L'articolo Famiglia nel bosco, lo psichiatra Cantelmi a Open: «Nathan e Catherine devastati dal dolore. Il distacco dei bambini è stato un errore» proviene da Open.