“Altro che Green Deal, siamo la vittima designata della crisi del fossile” | Demostenes Floros

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La crisi energetica internazionale riporta al centro una questione strutturale per l’Italia: la sicurezza delle forniture. L’analista geopolitico e responsabile energia del CER Demostenes Floros ricostruisce il progressivo indebolimento delle relazioni energetiche storiche del Paese e avverte sui rischi di una strategia troppo dipendente da fornitori esterni. Con il Medio Oriente in tensione e lo Stretto di Hormuz al centro delle rotte energetiche globali, il nodo diventa inevitabilmente politico oltre che economico.Il tramonto dei rapporti energetici storiciSecondo Floros, il deterioramento dei rapporti con alcuni partner tradizionali ha avuto conseguenze dirette sulla sicurezza energetica italiana. Il riferimento storico è alla stagione di Enrico Mattei, quando Roma coltivava relazioni strategiche con paesi come l’Iran. «Diversi imprenditori italiani nel corso degli ultimi anni hanno lavorato molto bene in Iran fino a quando non sono arrivate ovviamente le sanzioni», spiega l’analista, ricordando anche il lavoro diplomatico svolto dall’ex ambasciatore italiano Alberto Bradanini per sostenere la presenza economica italiana nel Paese.A questi rapporti progressivamente logorati si aggiunge il caso della Libia dopo il 2011 e la rottura con quello che Floros definisce il «fornitore storico per eccellenza» dell’Europa e dell’Italia, cioè la Russia. «Se a questa situazione aggiungiamo quanto avvenuto con la Federazione Russa, che storicamente era già il grande fornitore ai tempi dell’Unione Sovietica, ecco che la situazione per il nostro paese si fa particolarmente gravosa», osserva.Un paese fortemente dipendente dall’energia esteraIl punto centrale riguarda i numeri. Floros ricorda che «la dipendenza energetica dell’Unione Europea è di circa il 60%, mentre quella del nostro paese viaggia nell’ultimo decennio tra il 75 e l’80%». Un livello molto elevato se confrontato con le principali economie industriali. «Esiste solo un altro paese a capitalismo avanzato che ha una dipendenza maggiore della nostra», sottolinea, ricordando come gli Stati Uniti abbiano ridotto drasticamente la propria dipendenza grazie allo shale gas, mentre paesi come la Russia restano grandi esportatori netti di energia.Per un sistema produttivo manifatturiero orientato all’export come quello italiano, questo squilibrio diventa un problema strutturale. «La sicurezza energetica è la base della nostra attività economica», avverte Floros, spiegando che eventuali shock sui mercati delle materie prime possono avere effetti diretti sull’intero sistema industriale.Petrolio e gas: la vera spina dorsale dell’ItaliaIl quadro energetico italiano, aggiunge l’analista, resta dominato dai combustibili fossili. «Se uno prendesse il paniere energetico del nostro paese noterebbe che circa l’80% dei nostri consumi di energia primaria sono soddisfatti dal petrolio e dal gas naturale». Le due fonti si alternano al primo posto: nel 2022, ricorda Floros, «la fonte più utilizzata è stata il gas naturale con il 41%, con il petrolio subito dietro».Questo significa che la struttura energetica italiana continua a poggiare su queste due risorse. «Per noi petrolio e gas naturale sono la spina dorsale della sicurezza energetica», afferma. Il resto del mix comprende idroelettrico, una quota residuale di carbone e anche energia nucleare importata dalla Francia.Rinnovabili e pragmatismo: il nodo della strategia energeticaNel dibattito sulla transizione energetica, Floros invita a distinguere tra obiettivi e realtà industriale. «Le rinnovabili sono addizionali, non sostitutive», afferma, spiegando che l’attuale crisi legata alle tensioni nello Stretto di Hormuz e l’andamento dei prezzi di petrolio e gas dimostrano quanto le fonti fossili restino centrali.L’analista solleva anche la questione delle materie prime strategiche. Il nucleare, ad esempio, pone il problema dell’approvvigionamento di uranio e della sua lavorazione, mentre la filiera delle terre rare resta dominata dalla Cina. Per questo Floros conclude con un invito alla politica: «Serve una politica estera più pragmatica che metta al centro l’interesse del nostro paese e la sicurezza energetica dell’Italia».Nel frattempo, osserva, l’attuale congiuntura favorisce soprattutto i produttori statunitensi di shale oil e shale gas. «Con i prezzi che stanno salendo si stanno fregando le mani, perché vendono a noi a prezzi ancora più alti», conclude. Per l’Italia, invece, «è un salasso».The post “Altro che Green Deal, siamo la vittima designata della crisi del fossile” | Demostenes Floros appeared first on Radio Radio.