Il sorrisetto dai denti aguzzi dei mostriciattoli Labubu è pronto a sbarcare sul grande schermo. Il produttore di giocattoli da collezione Pop Mart e la casa di produzione Sony PicturesEntertainment hanno annunciato l’intenzione di realizzare un lungometraggio basato su uno deifenomeni ludici più virali degli ultimi anni.King: da Paddington ai pupazzetti viralil film, che combinerà live-action e CGI, è ancora nelle fasi iniziali di sviluppo, fanno sapere le dueaziende in un comunicato. Dietro la cinepresa ci sarà Paul King, noto soprattutto per la sagadell’orsetto Paddington e per Wonka, il prequel de La fabbrica di cioccolato con TimothéeChalamet. King curerà anche la produzione e co-firmerà la sceneggiatura insieme a StevenLevenson. L’annuncio è arrivato a Parigi, durante il tour globale per il decimo anniversario deiLabubu, ma una data di uscita non è ancora stata comunicata.Il fenomeno LabubuSe oggi se ne vedono forse un po’ meno appesi a borse, marsupi e cinture rispetto a qualche mesefa, è difficile non aver incrociato almeno una volta la loro faccetta beffarda. Creati oltre undecennio fa dalla fantasia dell’artista di Hong Kong Kasing Lung – che sarà anche produttoreesecutivo del film – i Labubu sono una stirpe di elfi irriverenti all’interno dell’universo narrativo diThe Monsters, saga illustrata pubblicata nel 2015, che mescola folklore orientale e suggestioninordiche.Nel 2019 la società cinese Pop Mart acquisisce i diritti per trasformare quei personaggi in giocattolida collezione, destinati a diventare il motore della sua crescita globale. Negli ultimi anni il successodei Labubu ha contribuito a spingere la valutazione dell’azienda vicino ai 40 miliardi di dollari,superando persino colossi storici come Mattel, produttore della celebre Barbie.Il fascino della “blind box”Parte del fascino dei Labubu risiede nel meccanismo delle “blind box”: scatole chiuse che nonrivelano quale personaggio contengano fino all’apertura, alimentando una dinamica a metà tracollezionismo e gioco d’azzardo. I modelli base partono da circa 20 euro, ma gli esemplari più rari,o in edizione limitata, possono arrivare a valere centinaia di euro.A fare da megafono globale sono state anche alcune testimonial involontarie: star come Dua Lipa,Rihanna e Lisa, membro del gruppo k-pop Blackpink, sono state fotografate con i piccolimostriciattoli appesi alle loro borse firmate. Il resto lo hanno fatto i social. Il picco della febbre LabubuL’apice è arrivato nell’estate del 2025, quando le rivendite sul mercato secondario hannoraggiunto quotazioni vertiginose; poi l’onda ha iniziato lentamente a ritirarsi, complice l’aumentodella produzione per soddisfare la domanda. Eppure il peso economico del fenomeno restanotevole: secondo dati forniti da Pop Mart alla CNBC, nella prima metà del 2025 i prodotti dellaserie The Monsters rappresentavano da soli il 34,7% dei ricavi dell’azienda.Un franchise da costruireIl successo commerciale ha già spinto Pop Mart oltre il semplice mercato dei giocattoli: l’aziendagestisce oggi anche un parco a tema a Pechino. L’approdo al cinema è quindi il passo successivoquasi inevitabile. Non stupisce, allora, che Hollywood – sempre più affamata di proprietà intellettuali damonetizzare – abbia fiutato l’affare. Del resto, il trionfo di film come Barbie o Super Mario hadimostrato quanto il mondo dei giocattoli e dei videogiochi possa trasformarsi in una minierad’oro: il film non è il punto d’arrivo, ma l’innesco di un ecosistema che comprende merchandising,serie tv e nuove declinazioni del marchio.In questo contesto, portare i Labubu al cinema appare meno come un azzardo creativo e più comeuna mossa strategica. Per Pop Mart, infatti, l’operazione ha un valore che va ben oltre ilbotteghino: significa tentare il salto da semplice produttore di oggetti da collezione a brand diintrattenimento globale. Sul modello Disney, a cui l’azienda ha dichiarato di ispirarsi.L’obiettivoL’obiettivo è chiaro: traghettare l’universo di The Monsters fuori dagli scaffali dei negozi e dentrouna narrazione capace di alimentare – e prolungare – il desiderio dei consumatori. Soprattutto traMillennial e Generazione Z, dove contenuti e commercio viaggiano ormai sullo stesso binario: ci siaffeziona a un personaggio sullo schermo e, subito dopo, si acquista l’oggetto che ne incarna ilmondo. In questa logica, il film rappresenta un passaggio cruciale per trasformare Labubu dafenomeno virale a franchise culturale.Più interessante è la domanda che resta sullo sfondo: se dietro quel sorriso un po’ troppo largoper essere rassicurante esista davvero un mondo narrativo da raccontare. Oppure se si tratti, piùsemplicemente, dell’ennesimo caso in cui Hollywood non inventa storie, ma si limita a inseguire –e capitalizzare – oggetti che si vendono già da soli.L'articolo Labubu diventa un film: così Pop Mart prova a trasformare un fenomeno virale in un franchise culturale proviene da Open.