Ue. Gas, gli europei sotto pressione: scorte basse e rischio corsa ai prezzi

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di Giuseppe Gagliano – L’Europa si avvicina all’inverno con un nuovo allarme energetico: le riserve di gas sono scese sotto il 30% a marzo, il livello più basso dal 2022, dopo una stagione fredda più rigida del previsto. In un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dal rischio di blocchi nelle rotte del gas liquefatto, il dato evidenzia una fragilità strutturale: il continente resta esposto ai mercati esterni e a dinamiche globali instabili.A complicare il quadro è l’obbligo imposto da Bruxelles di riportare gli stoccaggi al 90% entro l’inverno. La misura, introdotta dopo la crisi ucraina per rafforzare la sicurezza energetica, rischia ora di produrre effetti opposti. Se tutti i Paesi acquistano gas nello stesso periodo, la domanda cresce rapidamente e i prezzi aumentano, alimentando tensioni già viste nel 2022.Il nodo centrale è lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del gas liquefatto. L’escalation militare nel Golfo e le azioni iraniane minacciano di ridurre i flussi, spingendo l’Europa in competizione diretta con l’Asia per le forniture disponibili. In questo scenario il gas torna a essere uno strumento strategico: chi controlla rotte e contratti ha un vantaggio decisivo, mentre chi arriva tardi paga di più.Sul fronte interno, diversi governi europei valutano possibili deroghe agli obiettivi di stoccaggio. Alcuni chiedono maggiore flessibilità, altri propongono nuovi meccanismi comuni di acquisto. Intanto gli operatori segnalano che il sistema attuale non offre incentivi sufficienti per riempire i depositi e che le regole sul mercato del gas liquefatto rischiano di rendere l’Europa meno competitiva rispetto ad altri acquirenti.La crisi dimostra che la vulnerabilità energetica europea non è scomparsa ma si è trasformata. Ridotta la dipendenza dalla Russia, il continente è ora legato a una rete globale più complessa e instabile, dove geopolitica e mercato si intrecciano. Senza una strategia comune su acquisti, stoccaggi e contratti di lungo periodo, l’Europa continuerà a subire le dinamiche del mercato invece di governarle.Il punto non è solo quante riserve saranno disponibili a novembre, ma a quale prezzo e con quale grado di autonomia politica. In assenza di correttivi, il rischio è una competizione interna tra Stati membri che alimenti la speculazione e indebolisca ulteriormente la posizione europea. In gioco non ci sono solo i costi dell’energia, ma la capacità del continente di difendere la propria stabilità economica e politica.