“Doveva morire lui, non far morire mia figlia”. Sono queste le prime parole di Lia Ventura, madre di Valentina Sarto, uccisa mercoledì a Bergamo dal marito Vincenzo Dongellini. “Il tentativo di suicidio? I graffi che hanno trovato sulle braccia sono quelli fatti da mia figlia che si è difesa. Non è stato lui con il coltello”, ha assicurato la donna parlando dell’uomo che ora si trova in carcere con l’accusa di femminicidio. “Come mi sento? Sono morta”, ha detto ancora la mamma della 41enne. “Un paio di giorni prima Valentina aveva detto a Vincenzo che aveva una nuova relazione. In un vocale gli aveva detto che non lo amava più, che voleva lasciarlo, ma lui le aveva risposto che non lo accettava e chiedeva un’altra possibilità. A quel punto lei esausta gli aveva detto ‘amo un altro’. Lo sbaglio di mia figlia è stato quello. È stata la miccia”, ha detto ancora la signora. L’uomo con cui aveva una relazione “sabato ha preso Valentina e l’ha portata dai carabinieri a Bergamo e gli ha fatto sentire i vocali delle minacce e la mano ferita, ma loro hanno detto che solo con quello non potevano farci niente“. Lia Ventura poi ha raccontato di aver visto una volta una contusione sulla mano della figlia: “Mi ha inviato la foto della mano tutta fasciata, su WhatsApp. Mi ha detto che si era fatta male da sola. Le ho chiesto di dirmi la verità e dopo aver insistito ha ammesso ‘è stato lui, me l’ha stritolata’. E mi ha detto di non essere andata al pronto soccorso per non far partire la denuncia”.Questo articolo Femminicidio Bergamo, la madre di Valentina Sarto: “Graffi? Sono di mia figlia, non un tentato suicidio” proviene da LaPresse