L’Alto Adriatico è la porta dell’Europa centrale. Ecco perché

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Tre eventi internazionali in due giorni hanno reso Trieste un laboratorio della nuova connettività europea, con l’Alto Adriatico al centro di integrazione dei Balcani, cooperazione centro-europea e strategie indo-mediterranee legate al corridoio Imec. Non è una coincidenza di calendario. La sequenza degli eventi suggerisce una narrativa più ampia: il tentativo dell’Italia di valorizzare Trieste come punto di intersezione tra la connettività europea continentale e le nuove rotte che collegano il Mediterraneo all’Indo-Pacifico.L’Alto Adriatico come porta dell’Europa centraleIn questo quadro si è inserito l’evento “Priority Actions: Upper Adriatic Interoperability & Balkan Connectivity”, organizzato dall’Associazione Trieste Summit, con la media partnership di Formiche e Decode39, presso il Savoia Excelsior Palace Hotel. L’incontro ha riunito operatori logistici, autorità portuali, imprese ferroviarie e rappresentanti istituzionali per discutere gli investimenti necessari a rafforzare la connettività tra i porti dell’Alto Adriatico e l’Europa centro-orientale.Il contesto geografico è significativo. I porti dell’Alto Adriatico collegano infatti un bacino economico abitato da oltre 100 milioni di cittadini dell’Unione Europea distribuiti in undici Stati membri, cinque dei quali senza accesso diretto al mare. Da qui l’obiettivo dell’iniziativa: evidenziare le priorità infrastrutturali necessarie per valorizzare il ruolo di Trieste e dell’intero sistema portuale dell’area nel quadro delle nuove rotte commerciali euro-asiatiche.Il messaggio emerso con maggiore chiarezza durante le discussioni è stato uno solo, ripetuto da tutti gli operatori del settore logistico dei tre Paesi dell’Alto Adriatico – Italia, Slovenia e Croazia: rafforzare i collegamenti ferroviari.“Treni, treni, treni”: la formula sintetizza la priorità strategica individuata dagli operatori. Senza un rapido potenziamento delle infrastrutture ferroviarie tra i porti di Trieste-Monfalcone, Capodistria e Fiume e le reti dell’Europa centrale e balcanica, il potenziale logistico dell’area rischia infatti di rimanere parzialmente inutilizzato.Le principali criticità riguardano in particolare tre direttrici fondamentali per il traffico merci: Trieste–Monfalcone verso l’Europa centrale; Capodistria-Lubiana; Fiume-ZagabriaLa modernizzazione di questi collegamenti e il miglioramento dell’interoperabilità ferroviaria non sono più percepiti come esigenze nazionali dei singoli porti, ma come una priorità strategica dell’intero sistema dell’Alto Adriatico e dei corridoi internazionali ai quali esso si collega.Porti, ferrovia e corridoi globaliL’urgenza di questi investimenti emerge anche alla luce della crescente centralità dei corridoi infrastrutturali che collegano Europa e Asia. Le discussioni dell’evento hanno più volte richiamato il ruolo dell’area adriatica nei sistemi di connettività più ampi, tra cui il Middle Corridor eurasiatico e soprattutto il corridoio indo-mediterraneo Imec, destinato a collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso infrastrutture commerciali, energetiche e digitali.Le proiezioni sugli scambi commerciali lungo il corridoio IMEC indicano, secondo le stime discusse durante l’incontro, volumi potenzialmente superiori a quelli combinati della Belt and Road Initiative cinese e del Middle Corridor. Un flusso di traffico che potrebbe rafforzare la resilienza economica europea e contribuire all’autonomia strategica del continente.Per intercettare questi flussi, il nodo dell’Alto Adriatico diventa quindi decisivo. Senza collegamenti ferroviari efficienti verso l’Europa centro-orientale, infatti, i porti dell’area rischiano di non riuscire a valorizzare appieno il proprio ruolo nella nuova architettura dei corridoi commerciali.Un confronto tra istituzioni e industriaL’evento dell’associazione triestina, cuore pulsante della business community che naviga certe rotte, ha riunito numerosi operatori del settore ferroviario e logistico, tra cui METRANS, Adria Kombi, Alpe Adria, Serbia Railways, Grampet Rail, oltre alle autorità portuali di Trieste, Capodistria e Fiume e al produttore ferroviario Škoda. I dibattiti hanno messo in evidenza la necessità di coordinare investimenti pubblici e privati per migliorare capacità ferroviaria, interoperabilità tecnica e gestione dei flussi logistici.Il confronto ha coinvolto anche diversi rappresentanti istituzionali. Tra gli interventi figurano quelli della senatrice Tatjana Rojc, del senatore Marco Dreosto, del deputato Paolo Formentini, dell’eurodeputata Anna Maria Cisint e dell’inviato speciale italiano per Imec, l’ambasciatore Francesco Maria Talò. Presenti anche rappresentanti internazionali come il segretario di Stato serbo Nevena Jovanović e funzionari statunitensi tra cui Dane Johnston e Hugo Yon.A livello locale sono intervenuti il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Cristina Amirante, in rappresentanza della Regione Friuli-Venezia Giulia.Trieste tra dimensione locale e strategia globaleNel corso dell’incontro il presidente del comitato consultivo della Trieste Summit Association, Kaush Arha, ha sottolineato il ruolo dell’Italia nel promuovere l’operativizzazione del corridoio Imec. Secondo Arha, Roma si sta muovendo con maggiore determinazione rispetto ad altri Paesi firmatari dell’iniziativa, sia sul piano politico – con la creazione del Gruppo interparlamentare Imec – sia su quello economico, attraverso il lancio dell’Indo-Mediterranean Business Forum.Il presidente dell’associazione Francesco S. Parisi e il vicepresidente Stefano Visintin hanno invece evidenziato la missione dell’organizzazione: mantenere in equilibrio la dimensione geopolitica del corridoio con le priorità economiche e infrastrutturali locali di Trieste e dell’intero sistema portuale dell’Alto Adriatico.In questa prospettiva l’associazione sta lavorando insieme allo US-India Strategic Partnership Forum alla creazione di una piattaforma digitale dedicata alle imprese, denominata Imec NetWork, il cui lancio è previsto per metà aprile.Il prossimo appuntamento sarà invece l’Indo-Mediterranean Business Forum, che si terrà a Trieste nel dicembre 2026 e che punta a riunire imprese, istituzioni e operatori logistici interessati allo sviluppo del corridoio.Una città al centro delle nuove rotteConsiderati insieme, gli eventi ospitati a Trieste in queste giornate delineano una geografia politica precisa. La città emerge come punto di contatto tra tre cerchi di cooperazione: l’integrazione dell’Europa centro-orientale, la connettività regionale adriatica e balcanica e la dimensione più ampia che collega Mediterraneo, Golfo e Indo-Pacifico attraverso Imec.In un momento in cui la competizione geopolitica si gioca sempre più sulle infrastrutture e sui corridoi logistici, Trieste torna così a occupare una posizione che richiama la sua storia. Porta marittima dell’Europa centrale fin dall’epoca asburgica, la città si propone oggi come nodo di una rete più ampia che attraversa il Mediterraneo e si estende fino all’Asia.