Cosa succede dopo che Trump ha detto sì al petrolio fantasma russo

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Stop alle sanzioni contro il petrolio russo già imbarcato prima del 12 marzo che potrà essere trasportato e venduto da parte delle navi di compagnie associate ai militari a Teheran. Con queste due mosse in favore delle navi appartenenti alla flotta fantasma russa, il Dipartimento del Tesoro Usa punta a controllare i prezzi del petrolio in rapida ascesa e stabilizzare il mercato globale dell’energia. Si tratta di navi di cui gli Usa hanno bisogno al fine di contrastare costi aumentati del 40 per cento dall’inizio della guerra. Fortemente contraria l’Unione europea.Il peso della flotta fantasmaCon questa mossa si offre la possibilità ai cento i milioni di barili di petrolio russo in giro per i mari del mondo di tornare protagonisti. C’è anche la Myra fra le petroliere esentate dalle misure restrittive, una delle navi colpite nel luglio scorso dalle sanzioni introdotte dagli Stati Uniti perché coinvolte nel trasporto di petrolio da Russia e Iran. La nave era stata sanzionata dall’amministrazione Trump nel 2022 per il suo ruolo nel “vasto impero marittimo” iraniano dedito al traffico illecito di petrolio. L’esenzione non riguarda solo le navi, ma anche i commercianti, i broker e gli assicuratori. Inoltre il 6 marzo scorso il Dipartimento di Giustizia ha presentato denunce di confisca civile per sequestrare oltre 15 milioni di dollari di fondi legati all’impero marittimo della famiglia Shamkhani, che avrebbe fiancheggiato un’organizzazione terroristica con influenza e finanziamenti.Tra il 2022 e il 2024 si è verificata un’espansione senza precedenti delle attività delle flotte fantasma, causata dalle sanzioni imposte alla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina. Dal 2022 la Russia ha investito circa 10 miliardi di dollari nell’acquisto di petroliere di seconda mano, la maggior parte delle quali proviene dall’Europa.La contrarietà dell’UePollice verso da parte dell’Ue, per bocca di Kaja Kallas, secondo cui questa decisione “non poteva arrivare in un momento peggiore per l’Ucraina, per cui l’Ue deve mitigare questi profitti della Russia con maggiore pressione attraverso le sanzioni, colpendo la flotta fantasma di Mosca”. In occasione di una audizione dinanzi alla commissione Affari esteri del Parlamento europeo, l’Alto rappresentante Ue per gli Esteri, ha detto che l’impatto della chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz è sentito in tutto il mondo. “Infatti, l’80%-90% del petrolio che passa per lo Stretto va in Asia, e i Paesi asiatici dipendono da questo passaggio. Inoltre, il 54% dei fertilizzanti del Sudan passano da Hormuz, e se mancano i fertilizzanti quest’anno ci saranno carestie l’anno prossimo. Oppure, ci sono le derrate alimentari che attraversano Hormuz e vanno nei Paesi del Medio Oriente. Ha impatto anche dei semiconduttori di Taiwan. Quindi, l’impatto è veramente globale”. In secondo luogo ha messo l’accento sul collegamento tra Iran e Ucraina: “Più continua la guerra in Medio Oriente, più ne soffre l’Ucraina, perché la Russia si sta arricchendo grazie ai prezzi elevati del petrolio. Con lo Stretto di Hormuz chiuso, la Russia ora può finanziare una guerra più lunga”.Imbuto Hormuz: come riaprirlo?Ma al di là della decisione americana sulle sanzioni, resta il problema rappresentato dall’imbuto a Hormuz, che potrebbe essere risolto con l’aiuto di Israele: lo sostiene Channel 12 secondo cui l’obiettivo dell’operazione nello Stretto sarebbe anche quello di depotenziare l’eventuale nuovo regime iraniano di una leva per mer minacciare l’occidente con l’aumento dei prezzi del petrolio causati dalla chiusura di Hormuz. Al momento il traffico navale nello Stretto è limitato, anche se negli ultimi giorni lo hanno attraversato solo tre petroliere e alcune di navi mercantili, come scritto dal ‘Wall Street Journal’ che cita i dati delle società di monitoraggio Windward e Kpler.La maggior parte delle petroliere che lasciano il Golfo sono dirette in Cina, che rappresenta oltre l’80% delle esportazioni petrolifere dell’Iran. Nel mese di febbraio sono state registrate esportazioni dall’Iran pari a un totale di 60,7 milioni di barili (una media di 2,17 milioni di barili al giorno), con un aumento del 20% rispetto al mese precedente: il totale è di 4,27 miliardi di dollari. Restano comunque ancora bloccate circa 1.100 navi.