Se il massacro Usa nella scuola in Iran dipende da dati vecchi, si tratta di un vergognoso crimine

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Amnesty International ha condotto un’indagine sull’attacco illegale statunitense del 28 febbraio contro la scuola elementare Shajarah Tayyebeh, nella città iraniana di Minab, che ha ucciso 168 persone, tra le quali oltre 100 bambine e bambini che stavano frequentando lezioni su piani separati. La scuola, che avrebbe dovuto essere un luogo protetto e di apprendimento, è stata colpita insieme a 12 strutture di un’adiacente base dei Corpi dei guardiani della rivoluzione islamica.Sulla base delle proprie verifiche e dell’analisi dei resti di un missile pubblicati dagli organi d’informazione iraniani, Amnesty International ha concluso che la scuola è stata colpita da un missile Tomahawk di fabbricazione statunitense, un’arma di precisione dotata di un sistema di guida. Nel conflitto in corso, i missili Tomahawk sono usati esclusivamente dalle forze Usa. Le autorità statunitensi avrebbero potuto e dovuto sapere che si trattava di un edificio scolastico. Il fatto che fino a dieci anni prima facesse parte della base dei guardiani della rivoluzione e sia stato colpito direttamente fa ritenere che le forze Usa abbiano fatto riferimento a vecchi dati forniti dall’intelligence e non abbiano rispettato l’obbligo di fare tutto il possibile per verificare che l’obiettivo che intendevano colpire fosse davvero di natura militare.Delle due l’una, dunque. Se chi ha attaccato non è stato in grado di identificare il bersaglio come una scuola ed è ugualmente andato avanti, si è trattato di un vergognoso fallimento dell’intelligence oltre che di una grave violazione del diritto internazionale umanitario. Se gli Usa sapevano che la scuola era adiacente a una base dei guardiani della rivoluzione e hanno lanciato l’attacco senza prendere tutte le precauzioni possibili – ad esempio, farlo di notte quando la scuola sarebbe stata vuota o dare un preavviso effettivo ai civili che avrebbero potuto essere coinvolti nell’attacco – si è trattato di un attacco indiscriminato che dev’essere indagato come crimine di guerra.Il fatto che, l’11 marzo, il comandante Brad Cooper del Comando centrale Usa abbia confermato che per processare grandi quantità di dati relativi alle operazioni militari in Iran viene usata l’intelligenza artificiale non fa che aumentare i rischi di fallimenti del genere.Le autorità statunitensi hanno annunciato un’indagine. Dovranno assicurare che sarà imparziale, indipendente e trasparente e dovrà approfondire le informazioni e le valutazioni fornite dall’intelligence, le decisioni sull’obiettivo da colpire e le precauzioni adottate così come stabilire se in questi passaggi sia stata usata l’intelligenza artificiale. Gli esiti dell’indagine dovranno essere resi pubblici e, qualora vi siano prove sufficienti, i responsabili dovranno essere sottoposti a processo per dare alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e riparazione.Dobbiamo aggiungere, purtroppo, che all’indomani dell’attacco, le autorità iraniane hanno sfruttato la sofferenza delle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti a scopo di propaganda. Alcune famiglie, come quelle di etnia baluci, sono state costrette a partecipare a un unico funerale di stato celebrato secondo modalità contrarie alle loro tradizioni. Alcune bambine sopravvissute, nonostante le ferite e i traumi subiti, sono state portate tra le macerie della scuola per essere intervistate.Questi atti di coercizione, intimidazione e strumentalizzazione delle famiglie in lutto e delle bambine sopravvissute hanno causato grave sofferenza mentale e possono costituire una violazione del divieto assoluto di tortura e di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti.L'articolo Se il massacro Usa nella scuola in Iran dipende da dati vecchi, si tratta di un vergognoso crimine proviene da Il Fatto Quotidiano.