Al termine di questo weekend in cui si celebra la 30esima giornata di campionato, l’Italia, non solo quella calcistica, inizierà ad assaporare la febbre dei Mondiali augurandoci che non sia solo per una settimana. Come è noto gli Azzurri non sono riusciti a qualificarsi nella fase dei gironi e quindi dovranno passare per i playoff che nel nostro caso prevedono una semifinale a Bergamo contro l’Irlanda del Nord e poi eventualmente una finale in trasferta contro la vincente tra Galles e Bosnia.Da questo crocevia passerà molto del futuro del calcio italiano.In primo luogo per una questione di prestigio sportivo: dopo 12 anni di assenza la Nazionale, qualora non si qualificasse, andrebbe a peggiorare il record negativo fatto segnare nel 2022, quando per la prima volta mancò il pass per la fase finale per due edizioni consecutivamente. Stavolta per di più vi sarebbe l’aggravante di una kermesse allargata a 48 squadre, anche se è vero che di questa espansione l’Europa ne ha beneficiato ben poco visto che il numero di squadre del Vecchio continente è aumentato solo di tre unità passando da 13 a 16.In seconda istanza vi sarebbe un lato economico da non sottovalutare soprattutto sul lato dei consumi. Basti pensare che nel 2017, quando l’Italia non si qualificò per il Mondiale in Russia dell’anno successivo, la Confcommercio segnalò come l’evento avrebbe portato a un calo nelle vendite di televisori di ultima generazione, spiegando come vi sia sempre un incremento delle vendite di questi prodotti nel trimestre maggio-luglio degli anni pari, quelli in cui si disputa una grande competizione internazionale.Stando strettamente al calcio invece va segnalato come il bilancio preventivo 2026 della Federcalcio presenta allo stato attuale un risultato atteso negativo per 6,6 milioni. Tuttavia, spiega la stessa FIGC, sono dati prudenziali perché scontano l’ipotesi della mancata qualificazione ai Mondiali.Nello specifico non sono stati computati alla voce “Ricavi da manifestazioni internazionali” i contributi FIFA previsti per l’accesso alla fase finale della manifestazione. Entrate che evidentemente potranno essere adeguate soltanto a seguito della vittoria delle due gare di playoff. Inoltre è stata rimodulata al ribasso la voce “Ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni” in virtù delle specifiche clausole contrattuali che, laddove presenti, dispongono la riduzione dei corrispettivi 2026 nel caso di mancata qualificazione della Nazionale al Campionato del Mondo 2026.In questo contesto va segnalato come i dati degli ultimi esercizi in cui la Nazionale ha partecipato ai Mondiali mostrano come la Coppa del Mondo abbia portato una decina di milioni immediati nelle casse della Federcalcio. Rispetto al 2010, ad esempio, nel 2011 nel bilancio federale i ricavi da sponsorizzazione sono scesi di circa 10 milioni tra corrispettivi+royalties (7,7 milioni di euro in meno nel 2011) e operazioni permutative (2,7 milioni), tutte legate alla partecipazione al Mondiale in Sudafrica del 2010. Nel 2014, con lo stesso risultato finale (eliminazione nella fase a gironi), la FIGC ha incassato circa 7,8 milioni come proventi FIFA per la partecipazione della squadra al Campionato del Mondo 2014. Proventi a cui si sono aggiunti anche quelli legati alla sponsorizzazione: rispetto al 2013, nel 2014 la FIGC ha registrato infatti circa 2 milioni in più per quanto riguarda le royalties dallo sponsor tecnico, legati quindi alla quantità di materiale venduto nei negozi.Il tutto ricordando che la sola partecipazione alla fase finale vale 10,5 milioni di dollari, che può salire fino a 50 milioni in caso di vittoria del Mondiale.Altri soggetti che subirebbero un contraccolpo economico sono quelli che hanno già scommesso sulla partecipazione dell’Italia ai Mondiale. Tra questi DAZN e Rai che prima ancora di sapere se la Nazionale sarà in America hanno investito per assicurarsi i diritti di trasmissione in Italia. È palese che qualora la squadra di Gattuso non ci andasse, gli ascolti e gli investimenti pubblicitari saranno inevitabilmente di gran lunga inferiori.Da ultimo, ma non certo meno importante, una mancata qualificazione non potrà non avere ripercussioni sui vertici federali, quantomeno a livello di dibattito popolare se non anche istituzionale.Nello specifico, sebbene il presidente della FIGC Gabriele Gravina sia stato rieletto nel febbraio 2025 grazie soprattutto alla spinta dei grandi club come Inter e Juventus e benché quindi il suo mandato in teoria scada nel 2028, è evidente che non sarebbe semplice placare le polemiche se per la seconda volta sotto la sua guida la Nazionale mancasse la qualificazione. Carlo Tavecchio per esempio si dimise nel novembre 2017 dopo la debacle contro la Svezia verso Russia 2018 e nel 2022 Gravina riuscì a mantenere il suo posto non solo grazie alla recente vittoria degli Europei, ma anche per come si adoperò per il sistema calcio per superare il periodo del Covid.Tuttavia con la seconda eliminazione sotto la sua gestione sarebbe molto complicato tenere a bada la pressione, anche se al momento non ci sono sentori di dimissioni nella maniera più assoluta. E in questo va notato che il suo grande nemico Claudio Lotito appare quantomai indebolito dalla sempre più veemente contestazione dei tifosi della Lazio.La riforma arbitrale in stand-by tra Mondiali e caos AIASe questi sono discorsi futuribili, quello invece che è sicuro è che nelle sedi istituzionali si sta ragionando in modo profondo su come poter trovare una soluzione al protagonista in negativo di questa stagione di Serie A: ovvero la pessima performance complessiva della squadra arbitrale guidata dal designatore Gianluca Rocchi. Peggiorando ulteriormente l’immagine del mondo arbitrale dopo che il presidente dell’AIA Antonio Zappi è stato inibito sino a febbraio 2027 per aver favorito le dimissioni di alcuni dirigenti arbitrali attraverso comportamenti giudicati pressanti e non corretti.Nello specifico nei piani di Gravina c’è la creazione una entità indipendente in campo arbitrale che renda i fischietti una realtà professionistica a tutti gli effetti. Una innovazione che si basa sulla PGMOL inglese (Professional Game Match Officials Limited, ndr) e che inizialmente si ipotizzava potesse entrare in funzione dalla prossima stagione. Si tratterebbe di una riforma del mondo arbitrale basata su un nuovo modello di governance, con la separazione netta tra gestione politico-associativa e gestione tecnica, la razionalizzazione e il contenimento dei costi, l’efficientamento della struttura organizzativa e dei processi operativi interni.In particolare, il piano prevede che la nuova società, sebbene indipendente decisionalmente, sarebbe partecipata al 100% dalla Federcalcio mentre le Leghe entrerebbero solo nella parte economica tramite un finanziamento senza commistione diretta. In questo contesto il Consiglio federale nominerebbe i tre membri del Consiglio d’Amministrazione che guideranno questa società e questi saranno indipendenti da tutti: Federazione, società, arbitri. A questo cda spetterà poi il compito di nominare un designatore, che dovrà essere un arbitro che dovrà gestire i rapporti con FIFA e UEFA e con il compito di garantire sia la gestione del budget (al momento, circa 17 milioni) sia del marketing, con il reperimento di nuove risorse. Il progetto riguarderebbe tutti gli arbitri di vertice che avranno una nuova qualifica professionale, ivi compreso un trattamento economico differente e la struttura si poggerebbe su quella esistente: 40 arbitri (attualmente 42), 66 assistenti (ora 74) e 24 VMO (Video Match Officials).A conti fatti, quindi, sotto l’egida dell’AIA resterebbero così la Serie C e le commissioni di base.Un piano che tuttavia al momento è in stand-by (come confermato anche dalla cancellazione della riunione prevista per lunedì tra Serie A e Rocchi), considerando l’importanza del playoff per i Mondiali e le potenziali conseguenze di cui sopra ma anche la situazione di limbo in cui si trova l’AIA in attesa della discussione del ricorso da parte dell’attuale presidente Zappi il prossimo aprile. L’ipotesi ora sul tavolo resta quella di una riforma “light”, passando prima dal professionismo arbitrale e poi, successivamente, arrivare al PGMOL, ma tutto dipenderà dagli sviluppi delle prossime settimane. «Stiamo lavorando per capire modalità e tempistiche di un’eventuale modifica statutaria, però per quanto riguarda tutta la parte di una nuova struttura operativa, del professionismo, è nostra intenzione farla partire dalla prossima stagione. Vogliamo partire così per poi arrivare all’effettiva realizzazione della PGMOL», ha spiegato il numero uno della FIGC dopo il Consiglio Federale di venerdì. Gravina: «Rifletteremo su Open VAR. Il clima sta diventando insopportabile»«Se noi pensiamo che in ogni partita l’errore arbitrale possa esser azzerato al 100% ve lo dico oggi che non sarà mai possibile», ha aggiunto il presidente della FIGC.Il nodo Rocchi e il rischio di una rivoluzione solo formaleTuttavia, andando ancora più in profondità, secondo quanto emerso da più parti a Gravina non sarebbe dispiaciuto vedere Rocchi alla guida della nuova entità. E in questo quadro non si può non sottolineare come numerosi addetti ai lavori abbiano bollato questa idea come una manovra di stampo quasi gattopardesco: si cambierebbe tutto per non cambiare niente.Questo perché il mandato di Rocchi da designatore degli arbitri di Serie A e B scade a giugno 2026 e l’ex fischietto fiorentino non potrebbe più essere eletto per un ulteriore mandato, dopo la sua prima elezione nel 2021. Di qui sorgerebbe l’idea di nominarlo alla guida della nuova PGMOL. Idea tuttavia scemata nelle ultime settimane, considerando anche il contesto degli errori arbitrali sempre più crescenti anche come gravità. Resta da vedere, come detto sopra, se inoltre il progetto riuscirà a diventare effettivo completamente per la prossima stagione: se infatti non dovesse andare in porto subito, non ci saranno alternative all’addio a Rocchi. E tra i nomi come possibile nuovo designatore è spuntato quello di Roberto Rosetti, oggi designatore UEFA (mentre Orsato e Braschi punterebbero alla poltrona di presidente dell’AIA in caso di decadenza definitiva per Zappi).Al di là delle varie querelle, questa testata non ha le competenze tecniche per dire se l’innovazione voluta da Gravina avrà successo o meno. Quel che è certo invece è che mai come in questa stagione, per lo meno restando nell’ultimo decennio, si sono evidenziati errori arbitrali talmente marchiani ed evidenti da essere difficili da giustificare soprattutto nell’epoca del VAR.E quindi senza pretesa di essere esaustivi, la nostra redazione è andata a rivedersi tutte le puntate di Open VAR di quest’anno riscontrando che sinora, dopo che si sono giocate 29 partite di campionato, sono 29 gli errori riconosciuti ufficialmente dagli arbitri davanti alle telecamere. Una media horror di un errore marchiano e riconosciuto ogni giornata che senza tema di smentita certifica il disastro totale della gestione arbitrale di quest’anno in Serie A.Tra i casi più eclatanti vi sono:il rigore non assegnato al Milan per il fallo di Lucumì su Nkunku in Milan-Bologna;il rigore assegnato al Milan per il leggero tocco di Parisi su Gimenez in Milan-Fiorentina;il rigore assegnato al Napoli per il contatto tra Mkhitaryan e Di Lorenzo in Napoli-Inter;il rigore assegnato alla Fiorentina per il contatto tra Gila e Gudmundsson in Lazio- Fiorentina;il rigore non assegnato alla Lazio per la trattenuta di Pongracic su Gila in Lazio-Fiorentina;il rigore non assegnato all’Inter per la trattenuta di Comuzzo su Esposito in Inter-Fiorentina;il rigore non assegnato alla Juventus per il contatto tra Gila e Conceicao in Lazio-Juventus;il gol annullato al Milan per il contatto tra Loftus-Cheek e Candè in Milan-Sassuolo;il gol annullato al Napoli per il contatto tra Hojlund e Hien in Atalanta-Napoli;il rigore non assegnato al Napoli per il contatto tra Bremer e Hojlund in Juventus-Napoli;il cartellino rosso a Kalulu dopo il secondo giallo sull’episodio con Bastoni in Inter-Juventus;il rigore non assegnato alla Roma per il tocco di mano di Malinovski in Genoa-Roma;il rigore non assegnato all’Inter per il contatto Scalvini-Frattesi in Inter-Atalanta. Non solo Open VAR: anche annunci al pubblico ref cam a rischio cancellazioneIn vista della prossima stagione sono diversi i temi sul tavolo del mondo arbitrale, dopo i problemi registrati nel campionato in corso.Errori ammessi e crisi sistemica: i numeri di una stagione fuori controlloCome si spiegava è importante notare che sono tutti episodi in cui l’errore è stato ammesso dal rappresentante arbitrale durante Open VAR (trasmissione per altro adesso in odore di cancellazione così come l’annuncio sulla revisione allo stadio e la ref cam) ed è evidente che andando avanti con un numero di errori così elevato, le cose non possano funzionare. E ancora meno così potrà funzionare se la classe arbitrale diventerà, come nei piani di Gravina, una categoria di arbitri professionisti. Insomma non è sufficiente andare ad emendarsi in televisione per potere dire che la questione è risolta e fare passare il danno arrecato in cavalleria.Perché una cosa è certa: questa testata, come si spiegava prima, non ha le competenze tecniche in campo arbitrale di giudicare errore un episodio piuttosto che un altro e per questo sono stati citati solo gli errori riconosciuti dagli stessi arbitri durante Open VAR.Però, parlando da sempre con i massimi dirigenti e con alti professionisti del mondo industriale, finanziario e delle società di calcio, è indubbio che questa stessa testata abbia la competenza tecnica per dire che nel mondo dei professionisti, i manager che non portano i risultati prefissati (“non centrano i target”, per dirla in gergo) vengono rimossi dell’incarico.Per citare alcuni esempi: Carlos Tavares, ceo di Stellantis dal 2021 al 2024, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e per questo i tre grandi soci del colosso automobilistico (la holding Exor degli Agnelli-Elkann, lo Stato francese e la famiglia Peugeot) lo hanno accompagnato alla porta sostituendolo con Antonio Filosa.Oppure, per restare nel mondo del calcio: Stefano Pioli ha iniziato questa stagione spiegando che la Fiorentina aveva ambizioni da Champions League. Dopo qualche mese la squadra languiva in zona retrocessione e la società lo ha giustamente esonerato.Adesso, alla luce dei disastri arbitrali delle ultime stagioni e in particolare di quello eclatante di quest’anno, è mai possibile che tutto dipenda da come è organizzata la compagine arbitrale e non anche dal suo management? E quindi in questa modifica della struttura della classe arbitrale perché Rocchi dovrebbe rimanere al suo posto e non pagare i suoi errori manageriali?Il tutto, a meno che non vi sia un non detto ancora più grave: ovvero che chi è chiamato a scegliere i vertici arbitrali (la FIGC) ritenga che Rocchi, nonostante i suoi flop, sia comunque il miglior professionista in Italia per dirigere questa categoria. E questo, probabilmente, sarebbe uno scenario ancora più inquietante per il calcio nazionale.