Nell’Italia che invecchia c’è un chiaro gap tra pazienti e centri di cura: il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e oltre 4 malattie croniche, eppure i reparti di Medicina interna degli ospedali della Penisola sono sempre più in overbooking per carenza di letti, personale e dotazioni tecnologiche. Mancano un medico e un infermiere su 5, la metà dei reparti è sotto stress e due pazienti su tre pagano il prezzo del boarding nei pronto soccorso, ‘parcheggiati’ in lettiga, aspettando un letto che non c’è. Eppure i ricoverati avrebbero bisogno della visione a 360 gradi offerta dalle Medicine interne, che sono però sempre più in overbooking per carenza di letti, personale e dotazioni tecnologiche. Insomma, non si può dire che gli ospedali italiani siano a misura di anziano, almeno sulla base dei dati della survey condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di medicina interna da Fadoi, la Federazione che li rappresenta. Oltretutto precedenti analisi della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti stimano una carenza di almeno 1.500 internisti e mostrano come oltre il 55% dei giovani specialisti giudichi poco attrattive le attuali condizioni di lavoro. Il boardingE la colpa, spiegano gli specialisti, è una obsoleta classificazione come reparti “a bassa intensità di cura”, mentre oltre la metà dei ricoverati nelle medicine interne degli ospedali (il 50,9%) richiede una “medio-alta” intensità di cura, il 3,5% “alta”, il 40,1% “media” e solo il 5,6% “bassa”, come questi dipartimenti sono in effetti classificati. Essere considerati a bassa intensità di cura – spiega Fadoi – significa avere diritto a meno personale, letti e strumentazioni. Una minore dotazione che incide in due casi su tre nel generare il boarding, ossia la permanenza dei pazienti nelle lettighe dei pronto soccorso in attesa di un posto in reparto.E se l’ospedale non sembra tenere il passo dei cambiamenti demografici in atto, altrettanto si può dire del territorio. Pensiamo solo a quanto è difficile trovare un medico di famiglia in alcune aree del Paese.Secondo l’indagine Fadoi circa il 27% delle giornate di ricovero, oltre due milioni se si considera il numero di tutte le tipologie di dipartimento, si potrebbero evitare con una migliore presa in carico sul territorio. Non solo: le permanenze eccessivamente prolungate in reparto fanno occupare impropriamente il 22% dei letti. E questo nel 45,3% dei casi perché c’è carenza di letti destinati alle cure intermedie, mentre il 27,5% dei casi è attribuibile alle carenze dei servizi socio-assistenziali a domicilio e il 26,4% alle difficoltà delle famiglie di farsi carico dei problemi post-dimissioni.Medicine interne: il peso delle carenze Lo abbiamo detto: nelle Medicine interne in media manca in organico un medico su cinque (20%). Percentuale analoga (22%) per la carenza di personale infermieristico, con un 18% delle strutture che lamenta carenze superiori al 30% degli organici.Non solo il personale: snche i letti scarseggiano, tanto che in media il tasso di occupazione in questi reparti è del 99%, ma con il 49,8% delle strutture in overbooking (e tassi di occupazione superiori al 100%). Risultato? Ancora una volta boarding nei pronto soccorso e pazienti alloggiati anche nei corridoi. La carenza dei letti genera infatti circa due terzi dei casi di prolungata permanenza nei pronto soccorso (il 65% per l’esattezza).La proposta per razionalizzare gli ospedaliProblemi che – a parere di chi lavora nei reparti – potrebbero essere risolti riclassificando le medicine interne come a medio-alta intensità di cura.“Una recente ordinanza della Corte di Cassazione – afferma Andrea Montagnani, presidente Fadoi – ha stabilito un principio che scuote le fondamenta della pratica clinica moderna, ossia che la fragilità del paziente non attenua il dovere di cura né neutralizza gli effetti di un errore. Al contrario, ogni deviazione dalle buone pratiche pesa in modo determinante sull’esito finale. Il problema è che il vero ‘errore diagnostico’ lo sta commettendo la programmazione sanitaria. Ancora oggi, infatti, troppi modelli organizzativi regionali, se non tutti, collocano la Medicina interna nella fascia di ‘bassa intensità assistenziale’ nonostante la presenza massiccia nei nostri reparti di pazienti multi-patologici e fragili”.Questo “significa giustificare rapporti numerici medici/pazienti e infermieri/pazienti inadeguati alle esigenze reali della maggior parte dei pazienti, complessi e fragili, ricoverati in Medicina interna. Se la qualità dei processi organizzativi è centrale per la prevenzione del rischio, come richiesto dalla Cassazione, il sottodimensionamento del personale diventa un vizio di sistema, al quale ci auguriamo si ponga rimedio con la legge delega sul riordino della rete ospedaliera appena approvata dal Governo e in attesa di iniziare il suo iter parlamentare”. Obiettivo, garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di curarli nel mondo migliore.Questo articolo Ospedali italiani sempre meno a misura di anziani, il report tra overbooking e boarding proviene da LaPresse