Viktor Orbán e Robert Fico non mollano e bloccano l’impegno europeo di sostegno all’Ucraina, almeno fino a quando Kiev non ripristinerà le forniture di petrolio russo ai due Paesi attraverso l’oleodotto Druzhba danneggiato dai bombardamenti. A niente sono serviti gli appelli degli altri Stati membri, tantomeno le richieste delle istituzioni Ue di rispettare la parola data. E nemmeno l’impegno del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, di ripristinare le forniture entro un mese e mezzo, ammorbidendo così le sue posizioni intransigenti sui flussi di petrolio russo verso l’Ue. Così, il Consiglio Ue non ha potuto far altro che approvare le conclusioni in merito solo col sostegno di 25 Stati membri su 27 l’invio del prestito da 90 miliardi a sostegno dell’Ucraina e l’imposizione del ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia.La decisione finale, raccontano fonti di Bruxelles, è arrivata dopo un lungo e concitato dibattito tra i capi di Stato e di governo, la maggior parte dei quali era impegnato a cercare di convincere Budapest e Bratislava a rispettare gli accordi raggiunti lo scorso anno. Orbán, raccontano, ha fatto un breve intervento sostenendo che la propria posizione è “legalmente solida”. Parole alle quali ha replicato il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, che ha definito il suo comportamento “inaccettabile” e “contrario” al principio della leale cooperazione previsto dai Trattati.D’altra parte, il leader ungherese, che tra meno di un mese dovrà affrontare le elezioni parlamentari in patria che lo vedono, almeno stando ai sondaggi, i netto svantaggio sul suo principale avversario, Peter Magyar, lo aveva anticipato in mattinata entrando all’incontro: “La posizione ungherese è molto semplice, siamo pronti a sostenere l’Ucraina quando avremo il nostro petrolio che è bloccato da loro. Fino ad allora non ci sarà alcuna decisione favorevole per l’Ucraina”. Inutili le promesse fatte da Kiev nei giorni scorsi, giudicate dai due Paesi dell’Est Europa “una farsa“: “Noi aspettiamo il petrolio. Tutto il resto è solo una favola. Crediamo solo ai fatti. Il petrolio deve arrivare in Ungheria e poi si aprirà un nuovo capitolo. Fino ad allora non possiamo sostenere alcuna proposta pro-ucraina. Senza quel petrolio tutte le famiglie ungheresi e le aziende andranno in bancarotta. Non è uno scherzo, non è un gioco politico, Volodymyr Zelensky dovrebbe capirlo”.I temi sul tavolo del Consiglio erano tanti, dalla guerra in Iran alla nuova crisi energetica, ma molti leader hanno deciso di lanciare un appello a Ungheria e Slovacchia, prima dell’incontro, affinché tornassero sulle loro posizioni. “Se si dice di impegnarsi su qualcosa, poi quell’impegno deve essere rispettato – ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola – Questo è sempre stato lo spirito del Consiglio europeo, così come lo è lo spirito della leale cooperazione tra le istituzioni. Il Parlamento ha votato sul prestito e la decisione è stata formalizzata anche dal Consiglio, ora ci aspettiamo che venga attuata. Sarà sempre richiesto a tutti coloro che siedono attorno al tavolo”Che il clima, però, non fosse favorevole al raggiungimento dell’unanimità era chiaro a tutti. Tanto che l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, si era detta “non molto ottimista, ma so che il presidente Costa si sta davvero impegnando al massimo per trovare una soluzione con Orbán “. Nel tentativo di sbloccare la situazione, supportando l’Ucraina nel ripristino dei flussi di petrolio, l’Unione europea aveva inviato dei suoi esperti nel Paese di Volodymir Zelensky per valutare le reali condizioni delle pipeline. Uno sforzo inutile, dato che Orbán e Fico hanno deciso di non rinunciare al proprio diritto di veto.X: @GianniRosiniL'articolo Orbán e Fico mettono il veto sul prestito da 90 miliardi all’Ucraina: Ue approva le conclusioni con soli 25 Stati membri proviene da Il Fatto Quotidiano.