Con la guerra in Medio Oriente rischio inflazione alle stelle: per la Bce nello scenario peggiore esploderà fino a +4,8% nel 2027

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La notizia non è la pausa sui tassi, che la Banca centrale europea come da attese ha lasciato invariati mantenendo al 2% quello sui depositi e al 2,4% quello sui prestiti marginali. A colpire negli annunci arrivati da Francoforte giovedì è l’esplosione delle stime sulla crescita dei prezzi alla luce della guerra in Medio Oriente e delle ripercussioni sui costi dell’energia. Nel quadro di base, l’inflazione è ora attesa al 2,6% nel 2026, per poi attestarsi al 2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. A dicembre le previsioni erano, rispettivamente, di +2,2%, +1,9% e +2%. Anche le prospettive di crescita risultano indebolite: il Pil dell’Eurozona è atteso aumentare dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso legata agli effetti globali della guerra su materie prime, redditi reali e fiducia. Ma è nello scenario avverso che emerge la portata del rischio: in caso di choc energetico più intenso e duraturo, l’inflazione salirebbe al 4,4% nel 2026 e fino al 4,8% nel 2027, mentre la crescita crollerebbe allo 0,4%. Si materializzerebbe lo spettro della stagflazione, un quadro che combina prezzi in accelerazione e attività economica in frenata.“La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”, ha dichiarato la presidente Christine Lagarde. Il conflitto, come stiamo vedendo in queste settimane, avrà un impatto immediato sui prezzi attraverso il rincaro dei beni energetici, mentre le conseguenze a medio termine dipenderanno dalla durata dello choc e dalla sua trasmissione all’economia.Sul fronte fiscale, Lagarde ha invitato i governi a muoversi con cautela: “Qualunque intervento di bilancio per far fronte allo choc energetico deve essere temporaneo, mirato e proporzionato”. Misure troppo ampie, ha avvertito, rischiano di alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche.Allo stesso tempo, la crisi energetica “sottolinea l’urgenza di rafforzare l’economia dell’area euro” e “rafforza l’imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili”. Che espone l’Europa a conseguenze pesantissime in caso di aumento marcato e duraturo dei prezzi di petrolio e gas.L'articolo Con la guerra in Medio Oriente rischio inflazione alle stelle: per la Bce nello scenario peggiore esploderà fino a +4,8% nel 2027 proviene da Il Fatto Quotidiano.