“I giudici più equilibrati che ho incontrato nella vita erano stati pubblici ministeri, e, viceversa, i migliori pm avevano avuto un’esperienza da giudice. E posso dire di avere un po’ di esperienza alle spalle, avendo fatto l’avvocato per cinquant’anni. I molti miei colleghi che sostengono la riforma Nordio sbagliano: a rischio c’è l’autonomia della magistratura dal potere, una tutela costituzionale che ci protegge come cittadini”. A parlare è Andrea Vernazza, decano dei penalisti liguri, che si aggiunge a quello di altri nomi pesanti dell’avvocatura italiana che si sono dichiarati contrari alla riforma, come Franco Coppi e Giuseppe Jannaccone. Alle spalle Vernazza ha oltre 2mila processi discussi, di cui 200 in Corte d’assiste e oltre un centinaio in Cassazione. È stato il legale che ha accompagnato Guido Rossa a testimoniare contro le Br e che ha difeso i nazisti imputati dopo il ritrovamento dell’armadio della vergogna; si è occupato del processo della Torre Piloti e di omicidi in tutta Italia, come il caso del piccolo Alessandro Mathas; era nel collegio difensivo che assisteva Ciro Grillo insieme agli amici e in Cassazione “spese pazze” ha tenuto la discussione che ha portato all’assoluzione di decine di politici, tra cui l’attuale viceministro Edoardo Rixi.L’appoggio al No di Vernazza, fino ad oggi mai reso pubblico, è insomma una di quelle notizie destinate a far rumore. Anche perché a inizio febbraio il suo nome era comparso sulla locandina di un evento in favore del Sì, organizzato a Genova con la partecipazione del viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, convegno a cui però l’avvocato Vernazza non si è presentato.Avvocato Vernazza, molti suoi colleghi non saranno contenti di questa intervista.Vogliono far credere che tutti gli avvocati sono per il Sì, ma non è vero.Cosa non la convince della riforma Nordio?Comincio da una considerazione generale: c’è una tendenza generale a confondere aspetti patologici e fisiologici. Le patologie, vanno affrontate come tali. E gli strumenti ci sono già. La magistratura ha i suoi problemi, ma il sistema è fisiologicamente sano.Spieghi meglio.Mi riferisco a questa narrazione sui magistrati che sbagliano e non vengono puniti. Non è vero, è smentito dai numeri e dai fatti. Nel caso dei pm, è più semplice correggere chi sbaglia, perché di fatto esiste un coordinamento di tipo gerarchico. Per i giudici è un po’ più difficile, ma anche i giudici sono sottoposti al controllo disciplinare.I sostenitori del Sì citano spesso la metafora del pm che prende il caffè con il giudice, o dell’arbitro con la stessa maglia di una squadra.Non serve una casella diversa per essere autonomi, serve preparazione e autonomia di giudizio. Sappiamo tutti che i gip non danno sempre ragione ai pm. E i giudici di secondo grado che riformano le sentenze di primo grado, resterebbero nella stessa categoria anche se passasse la riforma. Nella mia esperienza i magistrati che hanno cambiato casacca erano i più garantisti.Avvocato, sembra quasi di sentire l’Anm…Ma no, siamo seri. Posso fare due esempi di magistrati illuminati che hanno ricoperto entrambi funzioni diverse: Giovanni Canzio e Nicola Marvulli, entrambi primi presidenti emeriti della Corte di Cassazione. Di Marvulli mi piace spesso citare una sentenza e l’ho fatto in molti processi di cui mi sono occupato.Cosa dice questa sentenza?La cito a memoria: ‘Esiste un principio che non è scritto in nessun codice, né nella Costituzione, che si chiama buon senso. Sarebbe estremamente opportuno che tutti gli operatori del diritto ne facessero più frequente utilizzo’”. Mi sembrano parole da scolpire nella pietra, tanto per i magistrati che per gli avvocati.Cosa pensa del sorteggio del Csm, volto a eliminare le correnti?Ma per carità. Esistono meccanismi di selezione dei magistrati, con quei criteri si è valutati e si va avanti. Per risolvere i veri problemi della giustizia, bisognerebbe partire dalla realtà quotidiana dei tribunali. I problemi esistono, ma non si risolvono così.Ritorno su un punto accennato prima: perché teme che questa riforma metta a rischio l’autonomia della magistratura dal potere?Siamo circondati da derive e tendenze autoritarie, lo ha illustrato molto bene Sergio Mattarella, pur con il linguaggio istituzionale e prudente che si conviene al presidente della Repubblica. Qui parliamo di una magistratura che rischia di non avere più l’indipendenza dall’esecutivo, autonomia necessaria per garantire i cittadini.Molti suoi colleghi obiettano che questo non è scritto esplicitamente nella riforma.Basta sentire cosa dice questo governo. Prendo a esempio Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Carlo Nordio, quando parla di magistratura da togliere di mezzo e di giudici come plotoni d’esecuzione. Parole raccapriccianti, eversive, incostituzionali, contrarie ai principi fondanti della nostra Carta. Voto convintamente No perché vedo un importante problema di riequilibrio dei poteri a favore del governo nell’assetto di questa legge.Lei è ancora iscritto alle Camere Penali?No. Lo sono stato per molti anni, oggi, per quanto abbia ancora ottimi rapporti, non lo sono più.L'articolo “I magistrati più garantisti? Quelli che hanno fatto sia pm che giudice. Ecco perché voto no”: intervista ad Andrea Vernazza, principe del foro di Genova. “Con la riforma toghe meno autonome dal potere” proviene da Il Fatto Quotidiano.