Il libro del sonno

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Nel film della serie di 007 “La morte può attendere”, James Bond si ritrova a dover combattere con un megalomane nordcoreano che si sottopone a una dolorosa operazione genetica per modificare il suo Dna e cambiare aspetto. Il cattivone – in parte, si dice, basato su Richard Branson – si vanta di esser riuscito ad accumulare una fortuna anche perché non dorme mai. In pubblico se ne vanta ma in privato dice che impazzirebbe se non usasse almeno qualche ora al giorno la sua dream machine, una macchina che lo fa sognare e riposare, proprio perché l’operazione genetica l’ha costretto a stare sempre sveglio. Sono varie le figure della storia che si pavoneggiano nell’esser capaci a sfruttare tutte le ore del giorno, così come la lamentela dell’insonne nasconde spesso un certo orgoglio. Hegel vedeva il sonno come pericoloso. Nel libro del sonno l’egiziano sperimentale Haytham el Wardany (classe 1972) soppesa i benefici e i danni del mettersi a letto, dello staccarsi dalla vita attiva per gettarsi tra le tenebre ogni sera, dicendo addio alla luce. Con una prosa filosofica e uno stile frammentario, el Wardany pensa a ogni risvolto su cosa voglia dire chiudere gli occhi e abbandonarsi ai sogni, tra intimità e ruolo sociale e miti degli antichi, con l’obiettivo non di creare un “prodotto letterario nel senso convenzionale” ma di “provare a usare la letteratura come metodo per pensare”, facendoci anche rendere conto – con vecchie storie arabe – che i pesci non hanno palpebre.  "Il Libro del sonno" non è solo un testo per gli amanti del pisolino e delle elucubrazioni sul limbo sonno/veglia (con frasi di Benjamin e Blanchot), ma è anche un testo politico, a modo suo. E’ stato scritto alla fine della presidenza di Morsi, quando c’erano le proteste in strada al Cairo. “Il libro non parla della rivoluzione e della sua sconfitta”, ha detto el Wardany in un’intervista, “ma è infestato dal pensiero politico attraverso la discussione sul sonno e sui suoi tentativi di fuggire dal ritratto convenzionale di sonno come resa, come pigrizia, come anti-attività”. Ad esempio, “la storia non aspetta chi dorme, si lascia scrivere solo da chi è sveglio”, ma il sonno del manifestante può diventare gesto di protesta. Chi dorme sull’autobus non guarda le pubblicità appese in strada, chi dorme sul lavoro non contribuisce all’accumulazione di capitale del padrone. Quando dormiamo, dice l’autore, non siamo più cittadini soggetti alla legge, ma “diventiamo membri di una società segreta”. Il sonno, nella società senza dei in cui viviamo, resta un luogo del mito e dei miracoli. Il sonno è in fondo un gesto “della speranza”: “la speranza del risveglio, la speranza che le tenebre si schiariranno, la speranza nel domani, la speranza di un nuovo inizio, la speranza che quando riapriremo gli occhi andrà tutto bene”.   Haytham el Wardany Il libro del sonno Timeo, 166 pp., 18 euro