La guerra all’Iran ha un impatto su prenotazioni e turismo non soltanto sulle destinazione del Medioriente ma anche su aree non direttamente coinvolte. E’ il disegno della situazione definito da Pier Ezhaya, presidente di Astoi-Confindustria Viaggi, in un colloquio con LaPresse.Le associazioni del turismo organizzato affronteranno il tema delle ricadute del settore al tavolo convocato oggi dal ministro del Turismo Daniela Santanché.L’effetto Iran – dopo quello su case e investimenti immobiliari – si abbatte sulle mete turistiche coinvolte nel conflitto del Medioriente, con un calo di prenotazioni, non solo per i viaggi organizzati negli Emirati Arabi e in Oman, ma anche in altre aree, non coinvolte direttamente nella guerra. “Nelle aree direttamente colpite dal conflitto nella regione del Medioriente – spiega Ezhaya – dove molti operatori avevano delle programmazioni consistenti, si registrano annullamenti quasi totali delle prenotazioni, con qualche cliente che invece riconverte la scelta sui Caraibi e in parte anche su Capo Verde, Zanzibar e Kenya, quindi su zone lontane dal conflitto. Poi c’è una reazione più emotiva che influisce un po’ su tutte le mete; ciò accade sempre in presenza di notizie così gravi e violente come la guerra in Iran. Il desiderio di vacanza viene almeno posticipato“.Ne deriva quindi un calo generale della domanda di viaggi organizzati che riguarda anche mete estranee all’area del conflitto. “A risentire del contesto geopolitico è la domanda di viaggi per l’estate in Grecia o in Spagna, zone dove non ci sono pericoli diretti – dice il presidente di Astoi – è un effetto psicologico in scia allo shock legato alle notizie sulla guerra. Ora c’è una situazione di attesa in cui le persone aspettano e rimandano l’idea di organizzare un momento ludico e spensierato come la vacanza. Pensiamo che sia un atteggiamento temporaneo fino a quando la situazione non sarà rientrata“. Insomma si rimandano le prenotazioni: uno scenario che comunque “preoccupa”.“Se si cancella nel breve nelle mete coinvolte dal conflitto, non si prenota però nemmeno nel lungo periodo e neanche verso destinazioni che non sono coinvolte direttamente – osserva Ezhaya – tra le mete ultimamente più gettonate del Medioriente c’era l’Oman: da diversi anni vengono programmati molti voli speciali sia su Salalah sia su Muscat. Questa è stata una delle destinazioni più colpite, poi gli Emirati Arabi con Dubai e Abu Dhabi e anche il Qatar che, oltre a essere una meta ideale per uno stopover di due o tre giorni è diventato una meta balneare per vacanze di più notti”.Il settore del turismo organizzato fa quindi i conti con i costi “severi” sostenuti nei giorni successivi allo scoppio delle tensioni in Medioriente con i voli cosiddetti “rescue” che sono partiti vuoti per andare a prendere i turisti che non potevano rientrare. “Costi enormi – conclude Ezhaya – come quelli per il prolungamento dei soggiorni in tutte quelle mete da cui i turisti dovevano rientrare via Dubai o Abu Dhabi o via Doha. Costi vivi che si aggiungono alle tantissime cancellazioni. Ora, per quello che riguarda l’estate, ci riserviamo di valutare la situazione tra un po’ di tempo, in base all’evoluzione del conflitto. Il fattore tempo è determinante”.Questo articolo Iran, impatto su prenotazioni e turismo: in calo la voglia di viaggiare proviene da LaPresse