Il Pentagono accelera sull’intelligenza artificiale e affida a una delle aziende simbolo della nuova industria militare tecnologica uno dei contratti più rilevanti degli ultimi anni. L’Esercito degli Stati Uniti ha assegnato ad Anduril Industries un accordo quadro da fino a 20 miliardi di dollari per sviluppare e integrare sistemi basati sull’IA destinati al campo di battaglia digitale. L’intesa, della durata di dieci anni, rappresenta un passaggio-chiave nella trasformazione delle forze armate statunitensi: meno piattaforme tradizionali, più software, sensori e reti autonome capaci di collegare soldati, droni e sistemi d’arma in tempo reale. L’operazione non è solo un maxi appalto militare, ma anche l’ennesimo segnale di un cambiamento profondo nel modo in cui Washington pensa l’innovazione nella difesa, sempre meno dipendente dai grandi prime contractor storici e sempre più orientato verso l’ecosistema tecnologico che gravita intorno alla Silicon Valley.Cos’è la piattaforma LatticeAl centro dell’accordo c’è Lattice, la piattaforma commerciale proprietaria di Anduril. Il sistema raccoglie e fonde dati provenienti da sensori e piattaforme di vario tipo, fornendo un quadro operativo coerente e abilitando un processo decisionale più rapido, assistito dall’intelligenza artificiale. La sua architettura modulare consente un’integrazione con le reti tattiche esistenti, supportando le operazioni di comando, controllo, comunicazioni, intelligence, sorveglianza e ricognizione, ovvero l’intero spettro di ciò che in gergo viene definito C4ISR. Lattice funge dunque da sistema nervoso centrale per una suite di prodotti hardware, elaborando e analizzando dati dalle varie piattaforme per fornire un quadro in tempo reale del campo di battaglia. Se ad esempio un sistema Sentry Tower rileva un veicolo sospetto, può automaticamente inviare un drone Ghost per investigare, allertando simultaneamente le unità di terra. È questa integrazione, più che i singoli componenti, a rappresentare il vero salto qualitativo rispetto ai sistemi tradizionali.Una cifra da leggere con attenzioneI 20 miliardi dell’accordo vanno però contestualizzati. Nel linguaggio degli appalti militari americani, si tratta di un contratto Idiq (Indefinite delivery, indefinite quantity), uno strumento che fissa un tetto massimo di spesa e condizioni pre-negoziate, ma non garantisce alcun volume minimo di acquisti. In pratica, il governo si riserva la facoltà di ordinare quanto ritiene opportuno nel corso dei dieci anni di durata dell’accordo. I fondi effettivi verranno stanziati ordine per ordine, in base alle esigenze operative, alle performance tecnologiche e alle priorità di bilancio del momento. Non è un assegno in bianco, ma un catalogo preapprovato dal quale l’Esercito potrà attingere rapidamente, senza dover rinegoziare ogni singola fornitura. Il fenomeno del defence techPer comprendere la portata di questo contratto, occorre inquadrarlo all’interno di una trasformazione più ampia che sta ridisegnando l’industria della difesa globale. Anduril è la punta di diamante di quello che gli analisti del settore chiamano “neoprime”, una nuova categoria di appaltatori primari che fonde i cicli di innovazione rapida della Silicon Valley con la scala dell’industria della difesa, costruendo dall’inizio con l’IA e i sistemi autonomi al proprio nucleo.Fondata nel 2017 da un gruppo di veterani della Silicon Valley, Anduril sta cercando di sovvertire il modello tradizionale della difesa, finanziando autonomamente nuove tecnologie per poi venderle al governo, invece di dipendere dai fondi pubblici per ricerca e sviluppo. Questo approccio ha permesso all’azienda di muoversi con una velocità inimmaginabile per i colossi tradizionali come Boeing, Lockheed Martin o Northrop Grumman. Il margine lordo di Anduril si attesta infatti tra il 40 e il 45%, significativamente superiore a quello dei contractor tradizionali, fermi all’8-10%, perché l’azienda vende i propri prodotti come articoli commerciali a prezzi fissi negoziati con il governo, invece del modello cost-plus in cui i margini sono limitati per contratto.Il fenomeno non si esaurisce in un’unica azienda. Venture capital, private equity e grandi società tecnologiche hanno versato oltre 28 miliardi di dollari nel settore nella sola prima metà del 2025, superando già i totali annuali più recenti. Per confronto, nel 2019 nel defence tech erano confluiti appena 18 miliardi sull’intero anno. Palantir, Shield AI, SpaceX, e ora OpenAI e Anthropic: in un’ondata senza precedenti di collaborazioni, le principali aziende di AI si stanno alleando, talvolta anche con i propri rivali, per offrire al Pentagono quella rapidità industriale che i contractor storici faticano a garantire.Una crescita vertiginosaQuesto contratto arriva in un momento di accelerazione straordinaria per Anduril. L’azienda era valutata meno di 2 miliardi di dollari nel 2020, mentre nel 2025, la sua valutazione aveva raggiunto circa 30 miliardi. Le ultime indiscrezioni indicano che potrebbe ora superare i 60 miliardi. Una traiettoria che non ha precedenti nell’industria della difesa. Sul fronte dei ricavi, gli analisti stimano che l’azienda abbia superato i 500 milioni di dollari di fatturato annuo nel 2025, con proiezioni che puntano a oltre un miliardo nel 2026. La crescita si alimenta di contratti sempre più ambiziosi: nel marzo 2025, era già stata selezionata per fornire sistemi di autonomia all’US Special Operations Command per 86 milioni di dollari; nel febbraio 2025 aveva rilevato da Microsoft il programma Ivas, gli occhiali a realtà aumentata di nuova generazione per i soldati — riorientandolo verso architetture aperte e abilitate all’AI. I Neoprime contro i colossi storiciLa domanda non è se le startup tecnologiche guadagneranno terreno, ma quanto velocemente lo faranno. Diverse Ipo nel 2025, da Karman Holdings a Firefly Aerospace, hanno dimostrato che è possibile per gli innovatori della difesa costruire aziende scalabili accanto ai contractor tradizionali. Palantir, che tratta sui mercati con multipli da azienda software di alto profilo, ha ormai superato (per capitalizzazione di mercato) alcuni dei grandi nomi storici della difesa americana. Questi sviluppi non sanciscono necessariamente la fine degli appaltatori tradizionali, ma certifica che il modello competitivo è cambiato. I disruptors del defence tech hanno il potenziale per aumentare la loro posizione di mercato, mentre i grandi contractor tradizionali guarderanno probabilmente a uscire da certi segmenti e a raddoppiare su altri. E la pressione geopolitica — dalla competizione con la Cina sull’IA alle lezioni apprese nei conflitti contemporanei — non fa che accelerare questa transizione.