Il No al referendum di domenica sarà anche al governo e al trionfo della legge della giungla

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Stiamo vivendo un momento estremamente pericoloso della storia sia nazionale che mondiale. Il pericolo deriva dai sussulti sanguinosi dell’agonia dell’Occidente, che usa guerre e genocidi per difendere la sua egemonia globale in fase di avanzato tramonto.Si ha in effetti la sgradevole impressione che i nostri destini e quelli del pianeta siano nelle mani di un pazzo criminale come Trump, ricattato e controllato da un cinico criminale come Netanyahu, che lo tiene in mano grazie alla potente lobby sionista statunitense ma anche agli Epstein files. In gravi difficoltà per l’imprevista contundente reazione delle forze patriottiche iraniane, libanesi e irachene alla loro proditoria aggressione, Trump e Netanyahu barcollano e vaneggiano. Il primo, tanto per darci un ulteriore saggio della sua demenza senile in fase ormai avanzata (pare si tratti di malattia professionale inevitabile dei presidenti statunitensi) afferma che bombarderà ancora l’isola di Kharg “tanto per divertimento” e invoca addirittura l’intervento della Cina per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Il secondo, alle prese con un’opinione pubblica israeliana sempre più giustamente inferocita nei suoi confronti, decide di esportare il genocidio in Libano e Iran e potrebbe se, come sarà probabile, messo ulteriormente alle strette, decidere di ricorrere all’arma nucleare, dando così inizio ufficiale alla Terza Guerra Mondiale. È anche possibile che Cia e Mossad stiano preparando stragi e attentati in Occidente da addebitare a forze islamiche.Il tutto mentre i governanti europei, con in prima fila Meloni e la sua patetica cricca di “statisti” del calibro di Crosetto, Tajani, Picierno & C., sono sempre più tristemente aggiogati al carro di Trump e ci stanno trascinando nel conflitto generalizzato e globale. Diventa sempre più necessario ed urgente, quindi, liberarsi definitivamente del governo dei servi e degli incompetenti, come pure delle sue quinte colonne sparse nella sedicente area “moderata e riformista” interna ed esterna al Partito Democratico.Per ovvi motivi il referendum costituzionale programmato per domenica 22 e lunedì 23 marzo prossimi assume un’importanza fondamentale in questo senso. Anche se la previdente Giorgia Meloni si è premurata di dichiarare che non intende dimettersi in caso di vittoria del No, è del tutto evidente anche agli sciocchi che una tale vittoria costituirebbe un colpo davvero letale per il governo delle destre e il suo progetto di affossamento della Costituzione repubblicana e antifascista e dello Stato di diritto di cui la “riforma” della magistratura rappresenta un tassello basilare.Ma c’è anche una ragione più attinente al merito che spinge a votare NO. Si tratta del fatto che la liquidazione di ogni norma giuridica con la conseguente riproposizione della legge della giungla in ogni settore e a ogni livello costituisce un tratto peculiare e molto inquietante dell’Occidente in declino irreversibile. Lo vediamo ogni giorno negli atteggiamenti e nelle dichiarazioni, oltre che nelle prassi genocide, dell’autoproclamato imperatore dell’Occidente, il brutale capobastone di fronte al quale si inchinano senza vergogna Meloni & C. Costui loda in continuazione le sue Forze Armate, evidentemente unica risorsa che gli rimane, sguinzaglia i suoi scherani parafascisti dell’ICE, che arrestano i bambini e uccidono cittadini inermi, vorrebbe, come Giusy Bartolozzi, “levare di mezzo” i giudici che ostacolano i suoi piani in materia di dazi, immigrazione od altro, sequestra i presidenti legittimamente eletti, come Nicolas Maduro, minaccia Cuba, Messico, Canada, Groenlandia e chiunque non si prostri melonianamente ad adorare il suo didietro.Questo arrogante assurto per la sua potenza economica e quello dei monopoli capitalistici e finanziari di cui fa gli interessi in modo sempre più sfacciato costituisce oggi, insieme a detti servi sciocchi, un pericolo enorme per la civiltà umana e va quindi rovesciato al più presto. Il relativo onere spetta alle classi oppresse dei Parsi occidentali che si stanno già organizzando in questo senso dagli Stati Uniti alla Francia, dal Regno Unito alla Germania all’Italia.Il grande e disciplinato corteo che ha percorso sabato Roma, organizzato da Potere al Popolo, Unione sindacale di base e molti altri lo ha detto con estrema chiarezza. Dire NO il 22 e 23 marzo significa anche dire NO all’attacco parafascista alla Costituzione, al governo Meloni e alla guerra che minaccia di dilagare in ogni angolo del pianeta, mentre già produce disastrosi effetti sul piano economico, colpendo soprattutto chi sta peggio. Occorre spiegarlo senza posa nei pochi giorni che ci separano da tale votazione.L'articolo Il No al referendum di domenica sarà anche al governo e al trionfo della legge della giungla proviene da Il Fatto Quotidiano.