«Joe, impediscici di entrare in guerra con l’Iran». A parlare era Charlie Kirk, che poi «all’improvviso viene assassinato pubblicamente e non ci è permesso fare domande al riguardo. Ci è stato impedito di proseguire le indagini. Ci sono molte domande senza risposta». In un video Joe Kent, l’ex capo del Centro antiterrorismo di Donald Trump, torna a raccontare le sue dimissioni e ad accusare Israele di aver deciso per il presidente Usa. Non è l’unico ex sostenitore del presidente a sostenere la tesi complottista: «È difficile dirlo, ma non sono stati gli Stati Uniti a prendere questa decisione. È stato Benjamin Netanyahu», ha detto Tucker Carlson. Ma intanto proprio Kent deve fronteggiare un’accusa che viene dall’Fbi: avrebbe diffuso informazioni classificate sull’amministrazione.La guerra del Maga a IsraeleIl movimento Maga (Make America Great Again) sull’Iran è profondamente diviso. Oltre a Carlson anche Megyn Kelly, che sul canale tv Sirius XM e su YouTube conduce uno dei podcast di destra più seguiti, si è dissociata dall’intervento in Iran: «Appoggio il presidente, ma ciò non significa accettare un’altra guerra in Medio Oriente senza porre domande». Entrambi hanno detto di continuare a sostenere il presidente («Lo amerò qualunque cosa dica di me»).Ma sull’Iran e sull’influenza di Israele sull’amministrazione continuano ad attaccare Trump. Scontrandosi con altri all’interno del movimento che la pensano diversamente. Per esempio Mark Levin, che ha scritto su X: «Sono stati “gli ebrei” a far divulgare a Joe Kent informazioni classificate? …Lo hanno convinto loro a pugnalare alle spalle il nostro presidente e scrivere una lettera che i nostri nemici useranno come propaganda? Lo hanno fatto diventare loro suprematista e antisemita? E gli hanno fatto fare interviste con programmi neonazisti?».Gli scontri e il complottismoLevin ha anche accusato Kent di aver detto a Carlson di un suo incontro con Trump il 4 giugno scorso. Carlson twittò che Levin era alla Casa Bianca, «a fare pressione per la guerra con l’Iran… Perché Mark Levin si sta ancora una volta agitando per le armi di distruzione di massa? Per distrarre dal reale obiettivo, il cambio di regime: giovani americani da mandare di nuovo in Medio Oriente a rovesciare un altro governo». Una guerra in cui non si risparmiano colpi bassi, anzi bassissimi: come racconta il Corriere della Sera, quando Levin ha criticato Kelly per non aver appoggiato la guerra in Iran, lei lo ha accusato di avere un «micropene», lui ha ribattuto che è «oscena e petulante».I sondaggiE i sondaggi cominciano a dare ragione ai Maga. Rich Baris, di Big Data Polls, sondaggista pro-Trump, ha avvertito che la base del presidente si sta restringendo e che questo avrà conseguenze disastrose per i Repubblicani nelle elezioni Midterm per il Congresso, in programma a novembre. Si prevede in gran parte che i repubblicani perderanno il controllo della Camera, e alcuni sondaggi hanno mostrato che anche il Senato potrebbe diventare contendibile per i democratici. Barisha indicato tra i problemi il costo della vita. «Alla maggior parte della gente interessa solo sapere quanti soldi hanno nel portafogli», ha aggiunto, ritenendo che i Repubblicani abbiano solo il 18% di probabilità di ribaltare la situazione a novembre.L’accusaIntanto il Federal Bureau of Investigation (FBI) ha avviato un’indagine formale nei confronti di Kent. L’ipotesi di reato riguarda una possibile diffusione di informazioni classificate, in un fascicolo aperto già prima delle dimissioni rassegnate dal funzionario all’inizio di questa settimana. L’amministrazione ha reagito con durezza alle sue dimissioni, etichettando l’ex direttore come una figura «sleale e inaffidabile». Secondo diversi analisti, l’offensiva verbale e l’avvio delle procedure legali potrebbero configurarsi come un tentativo di screditare Kent a seguito della sua rottura pubblica con l’esecutivo. Nella lettera di dimissioni, Kent ha espresso posizioni nette che mettono in discussione i presupposti dell’attuale strategia militare. Il funzionario ha affermato che l’Iran «non rappresentava una minaccia imminente» per la sicurezza nazionale. Attribuendo la scelta di colpire il paese alla pressione esercitata da Israele.L'articolo «Charlie Kirk non voleva la guerra, ha deciso Netanyahu»: così il Maga si divide su Trump proviene da Open.