Questo è un racconto immaginario. Di un paese immaginario, di persone immaginarie che ci dimostrano, una volta di più, che occorre impegnarsi tutti insieme per cambiare la sanità. Troppo moderna, troppo dipendente dai risultati e dal guadagno. Si perde l’empatia. Si perdono i tempi.Il 17 ottobre 2025 la figlia comunica al padre che diventerà nonno! Nel frattempo sono già state programmate tutte le indagini del caso. Fra queste il test del DNA fetale, che esclude patologie a carattere genetico di costruzione della catena di ognuno di noi, circa seicento euro di soldi ben spesi, che può essere fatto dalla decima settimana di gestazione. La figlia lo fa in 11 settimana, l’11 novembre. Il risultato del test esteso e completo è disponibile in pochi giorni lavorativi.Come si può consegnare il risultato del sesso e dimenticarsi del responso di alto rischio per una delezione del cromosoma 22? La coppia di genitori in attesa organizza infatti anche la festa per dire ai parenti e amici che sarà un maschietto il 20 dicembre e che il termine sarà il 1 giugno. Questo dopo la visita programmata del 9 dicembre dove dicono che va tutto benissimo.Passa il Natale, il Capodanno e tutte le feste. Alla visita del 7 gennaio sembra che tutto vada bene ma solo due giorni dopo il sole si mette dietro alle nuvole. Viene consigliata una amniocentesi, che si può fare dalla 15 settimana, perché al test del DNA c’è un problema: manca un pezzettino al cromosoma 22. Come? La figlia ha fatto il test l’11 novembre e la richiesta per l’amniocentesi viene fatta il 9 gennaio, due mesi dopo, in ventesima settimana? Poi si accelera, finalmente. Lunedi 12 amniocentesi che dopo tre giorni conferma la diagnosi, il 16 spiegazione dei possibili rischi da parte della genetista, colloquio con le ginecologhe, risultato completo che conferma la diagnosi e dopo sofferenze incredibili psicologiche la figlia, insieme al marito, decide di interrompere la gravidanza.Ma l’interruzione di gravidanza a questo punto è ben diversa. Ormai siamo alla 21 settimana, il bimbo ha dato più volte segno di sé a tal punto che, oltre il nome prescelto, gli viene coniato un secondo: “lo scatenato”. Si sono persi i tempi. Inizia una sofferenza psicologica profonda per la coppia e per tutti quelli che li circondano e fisica per quella mamma che è stata abbandonata da chi lei aveva affidato la sua vita e non solo. Abortire alla 22 settimana è un vero parto terapeutico non più un aborto terapeutico. Eppure sul documento finalmente consegnato è scritto: giorno del prelievo 11 novembre, campione ricevuto dal laboratorio 14 novembre, data del referto 20 novembre.Possibile che possa esserci così tanta superficialità proprio all’inizio di una nuova vita?Mancano controlli veri, ma possibile che si possa sbagliare così, possibile non si possano avere dubbi ed approfondire? Che festeggiamenti avrà fatto quella persona laureata in Medicina avendo il test in mano rinviando di consegnarlo di quasi due mesi? Questa è una favola andata male, terminata all’alba del 26 gennaio di un nuovo anno. Ed anche nell’ultimo giorno di sofferenza profonda occorre quasi nascondersi agli occhi di obiettori ottusi che la “obbligano” a presentarsi nell’ospedale pubblico alle prime ore di una domenica mattina, quasi nell’ombra, da ladra con la copertina fatta a mano dalla nonna per scaldare quel piccolo essere.La dimissione era prevista dopo ventiquattro ore ma si è prolungata per quattro giorni a causa della necessità di terapia antibiotica massiva per aver tenuto un essere inerte nell’organismo per molte ore. La sofferenza della perdita, prima o dopo, ci sarebbe comunque stata ma i rischi medici sarebbero ovviamente stati diversi. Fortunatamente i test genetici sul papà e sulla mamma in data 3 marzo 2026 hanno dato esito negativo. E’ stato un evento casuale amplificato e complicato dall’imperizia. Questa non è e non sarà mai una denuncia, solo un ricordo per Edo che veglierà su chi non lo dimenticherà mai. Il nonno la scrive per far si che altri non caschino nella stessa indifferenza generalizzata, consapevole che mai avrebbe voluto che suo nipote potesse soffrire la sua sofferenza di una vita. Questa è la medicina che non gli appartiene.L'articolo Cosa può accadere con un referto in ritardo di due mesi. Un racconto immaginario proviene da Il Fatto Quotidiano.