La Cassazione fa un regalo ai papà: sbagliato affidare i figli piccoli sempre alla mamma, bisogna decidere caso per caso

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Alla vigilia della loro tradizionale festa del 19 marzo, la Corte di Cassazione ha fatto un regalo storico ai papà, stabilendo che in caso di divorzio non è accettabile che i figli vengano collocati automaticamente ad abitare con la madre. I giudici della prima sezione civile della Cassazione con l’ordinanza n. 6078/2026 hanno stabilito che il giudice deve valutare caso per caso le reali capacità di ciascun genitore di crescere, educare ed organizzare la vita quotidiana dei figli e che quindi non può esistere un automatismo di collocamento presso la madre nemmeno tenendo conto della tenera età dei bambini. Un’ordinanza per certi aspetti storica, che cancella la consuetudine dei tribunali di assegnare alla convivenza con la madre i bambini molto piccoli.Decisione presa da una sezione composta in maggioranza da donneLa sezione della Cassazione presieduta da Alberto Giusti e composta da tre donne (Alessandra Dal Moro, Laura Scalia e Maura Caprioli) oltre che dal consigliere Alberto Pazzi ha accolto così il ricorso di un padre contro una ordinanza del 2024 emessa dalla Corte di appello di Bologna che collocava i figli minori (due gemelli all’epoca di 8 anni) con la madre, assegnando a questa anche l’abitazione familiare nonostante fosse di proprietà del padre. La Cassazione ha bocciato entrambe le decisioni (collocamento presso la madre e assegnazione a lei della casa in cui abitavano), rimandando alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione una nuova decisione.È un pregiudizio che porta a lasciare sempre alla madre i figli piccoliLa Cassazione ha rimarcato infatti che il solo criterio guida deve essere l’interesse morale e materiale dei figli, che «richiede un giudizio prognostico circa la capacità del singolo genitore di crescere ed educare il figlio, da esprimersi sulla base di elementi concreti attinenti alle modalità con cui ciascuno in passato ha svolto il proprio ruolo, con particolare riguardo alla capacità di relazione affettiva, nonché mediante l’apprezzamento della personalità del genitore». Sbagliata dunque la decisione della Corte di appello di Bologna perché basata su un pregiudizio astratto: «quando si verte», avevano motivato infatti i giudici bolognesi, «in ipotesi di figlio minore in età prescolare o consimile, si deve considerare la rilevanza della posizione materna, in quanto maggiormente rispondente agli interessi della prole».Bocciata anche l’assegnazione della casa coniugale alla madreQuesta secondo la Cassazione è invece una errata interpretazione della legge, per avere i giudici bolognesi «utilizzato nella modifica parziale delle condizioni relative al collocamento, come unico criterio la tenera età dei figli, in spregio all’ormai consolidato nella giurisprudenza che considera il collocamento paritario la massima espressione del principio della bigenitorialità, ossia di mantenere un rapporto equilibrato e costante con entrambi i genitori». Sbagliato anche avere assegnato la casa coniugale in automatico alla madre «in quanto collocataria prevalente dei minori senza valutare quale fosse l’interesse prevalente dei figli, senza considerare di chi fosse la proprietà della casa e senza tenere conto della circostanza di parità economica tra i coniugi».Si deve giudicare chi è stato in concreto più vicino ai figliI due coniugi si erano sposati nel 2015 e nel 2024 avevano contestualmente avviato separazione e divorzio in modo consensuale, litigando poi sul collocamento dei figli e della abitazione coniugale. Secondo la Cassazione i magistrati bolognesi avrebbero «trascurato di considerare che i minori vengono accuditi prevalentemente dal padre che può contare su un orario di lavoro che termina intorno alle 14,30 e beneficia anche del supporto della propria madre». Secondo l’ordinanza della Cassazione il criterio fondamentale a cui deve attenersi il giudice in caso di separazione dei coniugi «è costituito dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, il quale, imponendo di privilegiare la soluzione che appaia più idonea a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore, richiede un giudizio prognostico circa la capacità del singolo genitore di crescere ed educare il figlio, da esprimersi sulla base di elementi concreti attinenti alle modalità con cui ciascuno in passato ha svolto il proprio ruolo, con particolare riguardo alla capacità di relazione affettiva, nonché mediante l’apprezzamento della personalità del genitore».L'articolo La Cassazione fa un regalo ai papà: sbagliato affidare i figli piccoli sempre alla mamma, bisogna decidere caso per caso proviene da Open.