Nel fitto botta e risposta tra sostenitori del Sì e del No in vista del referendum sulla riforma della giustizia del prossimo 22 e 23 marzo, ci sono due voci, convinte entrambe delle proprie ragioni, che hanno fatto subito molto parlare, discutere, polemizzare. A citarle si capisce bene il perché: sono quelle del procuratore capo del Tribunale di Napoli – e magistrato di spicco nella lotta alla ‘ndrangheta – Nicola Gratteri, convintamente contrario alla riforma, e dell’ex pubblico ministero del pool di Mani Pulite, nonché due volte ministro, Antonio Di Pietro, che invece da settimane si spende nei dibattiti pubblici per spiegare le ragioni del Sì. A entrambi abbiamo chiesto di spiegare i punti principali, lontani dalle polemiche. Separazione Carriere, Gratteri: «No a pm più forte, ma più sereno». Di Pietro: «Giudice deve essere terzo anche nelle indagini preliminari»Il primo punto è il cardine della riforma, la separazione delle carriere. Per il procuratore del Tribunale di Napoli mantenere lo status quo in questo senso è la cosa più importante: «Dopo la riforma, immagino un pm che – nel corso delle indagini preliminari o prima di decidere se richiedere o meno il rinvio a giudizio – inizi a pensare a cosa serve per arrivare a una condanna». «Non voglio un pm più forte, ma un pm sereno nel prendere le decisioni» e critica la metafora calcistica dell’arbitro tra due squadre. Il copyright di quella metafora è proprio dell’ex pm Antonio Di Pietro. «Una rappresentazione semplice ma non banale», la definisce. E spiega che è la nostra stessa Costituzione, all’articolo 111, a dire che le parti si confrontano di fronte a un giudice terzo e che questo «occorre farlo presente al cittadino». «Accusa e difesa sono alla pari, il giudice è quindi un arbitro. Con una particolarità importante: il pm non deve cercare la colpa, ma la verità», dice. Una terzietà che secondo Di Pietro il giudice deve mantenere necessariamente anche nella fase delle indagini preliminari, quando la difesa dell’indagato ancora non è parte attiva.Referendum, pm sarà sotto l’esecutivo? Gratteri: «Sì, basti pensare a parole Tajani». Di Pietro: «Impossibile»Il tuo browser non supporta il tag iframeGratteri si definisce preoccupato anche per il rischio, se la riforma passasse, di un potere giudiziario sempre più dipendente da quello esecutivo: «Basti pensare a quanto detto dal vicepresidente del Consiglio Tajani venti giorni fa, quando ha parlato dell’eventualità dopo il referendum di mettere la polizia giudiziaria sotto il potere esecutivo. Un modello come quello americano mi farebbe paura».Di Pietro allontana il pericolo: «Si tratta di un’affermazione falsa rispetto a quel che dice la legge», dice, un’affermazione che però molti fanno secondo lui per l’eccessiva politicizzazione del referendum. «O si valuta il testo o il contesto», dice Di Pietro, e «il testo costituzionale afferma che il magistrato, sia inquirente sia giudicante, risponde solo alla legge».Riforma giustizia: sorteggio e fine correnti. Gratteri: «Non servirà». Di Pietro: «Più trasparenza»Il tuo browser non supporta il tag iframeL’altro punto estremamente discusso della riforma è quello del sorteggio e della fine, almeno presunta dai sostenitori del Sì, del correntismo della magistratura. Un punto che passa dalla modifica del Csm. E Nicola Gratteri, che pure in passato era favorevole e non è mai stato iscritto ad alcuna corrente, oggi si dice contrario: «Non immaginavo si pensasse a due Csm e un’Alta Corte Disciplinare, né un sorteggio per come è stato pensato con questa riforma». C’è anche un problema di metodo sul sorteggio dei magistrati scelti dal Parlamento secondo Gratteri: «La riforma prevede che il Parlamento crei un elenco tra professori ordinari di diritto e avvocati cassazionisti proporzionalmente alla rappresentanza dell’Aula, poi tra questi nomi ne estraggono alcuni che andranno nei due Csm e nell’Alta Corte. Mi dovete dire se si può definire sorteggio questo, perché chiunque sarà scelto dovrà comunque rendere conto alla politica».Di Pietro punta tutto sulla necessità di trovare un’alternativa «al correntismo e al clientelismo» perché «chi lo nega fa solo ipocrisia» e «chi dice che è finito col caso Palamara fa una doppia ipocrisia». Perché nell’Anm, sottolinea l’ex pm di Mani Pulite, esiste una suddivisione ideologica che comporta «l’individuazione di persone che poi con le elezioni andranno al Csm, con la conseguenza che l’eletto risponda all’elettore, ma il Csm è presieduto dal presidente della Repubblica, dunque quelli che vanno lì non rappresentano i magistrati, ma i cittadini». Riforma senza confronto in Aula, Gratteri: «Parlamento mortificato». Di Pietro: «Era nel programma del centrosinistra»I sostenitori del No sottolineano poi la gravità del mancato confronto parlamentare sulla riforma della giustizia, su cui il governo è andato dritto senza affidarsi all’Aula. «L’ossessione che i nostri padri costituenti avevano era di bilanciare i poteri – dice Gratteri – qui abbiamo una riforma che potrebbe cambiare 7 articoli della Costituzione e che non è mai stata modificata di una virgola, non c’è stato mai un dibattito né mai un emendamento. Il Parlamento è stato mortificato».Mentre Di Pietro sottolinea: «Questa era la riforma del centrosinistra di cui io facevo parte, questa stessa riforma era nel programma del centrosinistra quando io ero al governo, ed era anche nel programma dei Cinque Stelle». Le parole di Gratteri e Di Pietro sull’Alta Corte DisciplinareSull’Alta Corte Disciplinare, Gratteri dice: «Si vuole questo nuovo organismo perché sarebbe più severo di quello che è oggi il Csm. Ma allora mi chiedo: perché il ministro della Giustizia non appella le assoluzioni del Csm e lo ha fatto solo sei volte, se c’è questo desiderio di durezza?». Mentre Di Pietro, rispondendo a una tesi dei sostenitori del “No”, che sottolineano quanto sia anomalo il fatto che, dopo il giudizio dell’Alta Corte, i magistrati non potrebbero appellarsi in Cassazione, dice che, in realtà, tutti i provvedimenti «per motivi di legittimità» possono essere ricorribili in Cassazione. Una garanzia, sottolinea, non scritta nella riforma, ma presente nella nostra Costituzione.Il tuo browser non supporta il tag iframeBartolozzi contro i magistrati, Gratteri: «Non mi esprimo». Di Pietro: «Disperata per il caso Almasri»Gratteri ha poi commentato quanto dichiarato giorni fa da Giusi Bartolozzi, la capo di Gabinetto del Guardasigilli Nordio, che aveva parlato del referendum – in caso di vittoria del sì – come dell’occasione per «togliersi di mezzo la magistratura» da lei definita poi un «plotone di esecuzione». «Non voglio entrare nel merito, né fare il censore. Io mi preoccupo di altre cose: le assunzioni, i concorsi, la mancata costruzione di nuove carceri, il fatto che non abbiano reso performante il processo penale telematico, bisognava fare questo».Mentre, per Di Pietro, «se facciamo l’elenco di tutti quelli che l’hanno sparata una più grossa dell’altra, dovremmo fare la lista di tutti quelli del Sì e del No». E su Bartolozzi taglia corto: «La sua è un’affermazione che non ha senso, se non giustificata sul lato umano dalla disperazione per sentirsi capro espiatorio di una vicenda politica istituzionale, quale è quella del caso Almasri, che è rimasto soltanto a lei sul groppone».Il tuo browser non supporta il tag iframeGratteri e le polemica con Il Foglio: «Io attaccato su qualsiasi cosa perché a favore del “No”»Gratteri è stato al centro anche di alcune polemiche collegate alle esternazioni fatte durante la campagna referendaria. L’ultima riguarda un giornalista del Foglio che gli ha chiesto della battuta su Sal da Vinci e il suo voto sentendosi rispondere “con voi del Foglio faremo i conti dopo il referendum”. Il magistrato vuole spegnere la polemica: «Ho il culto dell’informazione, ma da mesi ci sono giornali che mi attaccano in modo sistematico. Il senso della mia battuta era: “vi appigliate anche a questo? Va bene, poi dopo il referendum quando avrò tempo tireremo la rete”, nel senso che tirerò una linea e vedrò se denunciare o iniziare delle cause civili, come ho fatto in passato», dice Gratteri, e aggiunge: «La mia idea non è scontrarmi con la stampa, ma chiedo di essere più tranquilli perché non posso essere attaccato su qualsiasi cosa perché sono per il “No”».Il tuo browser non supporta il tag iframe«Prima quando lottavo contro il narcotraffico ero nazista, ora per loro sono elettore del Pd», dice quasi ironico il procuratore del Tribunale di Napoli. «Non sono né di destra, né di sinistra, né di centro – dice Gratteri – mi sono costruito senza pagare cambiali, a voi pare strano, non ho bisogno di nulla».Di Pietro sugli ex del pool di Mani Pulite contrari alla riforma: «Avrò sempre stima e rispetto»«Io nei confronti di Davigo e Colombo avevo, ho, e avrò sempre stima e rispetto. Anche ai tempi di Mani Pulite tante volte abbiamo avuto idee diverse, ma sempre con rispetto. Loro votano no perché convinti che questa riforma non faccia bene alla magistratura, io sono tra quelli convinti invece che la magistratura debba riprendere una credibilità che ha perso e proprio partendo da Mani Pulite, quando il 97/98% dei cittadini credeva in noi e la magistratura aveva credibilità intrinseca», sottolinea Di Pietro. Ora non è più così perché, aggiunge, «la politica molto spesso invece di difendersi nei processi si è difesa dai processi» e i magistrati, invece di cercare «chi» ha commesso il reato, cercano «se qualcuno ha commesso un reato».Il tuo browser non supporta il tag iframeDi Pietro: «Questa riforma non è dei berlusconiani»Quando gli chiediamo cosa ne pensa del fatto che il centrodestra ritenga Berlusconi il vero ispiratore di questa riforma, Di Pietro risponde che in realtà è nei pensieri di molti da ben prima dell’arrivo suo e di Berlusconi in politica, ovvero dal 1989. «Che i berlusconiani ci vogliano mettere il cappello è un atto abusivo, perché non è loro né spetta a loro questa riforma», conclude Di Pietro.L'articolo Il referendum sulla giustizia spiegato punto per punto da Antonio Di Pietro e Nicola Gratteri – I video proviene da Open.