«Alla mia morte voglio lasciare un pensiero alla mia badante Valentina di 100mila euro». Sulla carta, la volontà sembrava chiarissima. Peccato però che l’anziana di Reggio Emilia, deceduta nel 2024, di badanti di nome Valentina ne aveva due: entrambe moldave, entrambe impiegate per assisterla a turno, quando una andava in vacanza subentrava l’altra. Come ricostruito dal Corriere della Sera, la donna aveva lasciato un testamento olografo in cui destinava la somma alla sua «badante Valentina», senza cognome e il resto agli eredi legittimi.La badante ottiene un decreto ingiuntivo contro gli erediUna delle due Valentina si è fatta avanti chiedendo agli eredi i 100mila euro e in un primo momento ha ottenuto dal tribunale un decreto ingiuntivo, che obbligava i familiari a pagare. In sede di opposizione, gli eredi hanno contestato tutto. Secondo loro, il testamento era ambiguo. Troppo per stabilire con certezza quale due Valentina era la destinataria indicata dalla nonnina.I due testamenti e i «gravi problemi congnitivi»I legali dei familiari hanno messo sul tavolo diversi elementi: esistevano in realtà due testamenti, uno del 2018 e uno del 2023. Senza dimenticare che l’anziana negli ultimi anni di vita soffriva di un grave decadimento cognitivo. Il punto centrale della difesa riguardava proprio il testamento del 2018, dove compariva l’indicazione generica di «Valentina la mia badante» come beneficiaria dei 100mila euro, senza alcuna specificazione del cognome. Quell’indicazione, per gli avvocati degli eredi, restava troppo ambigua per permettere di eseguire le ultime volontà dell’anziana senza che il dubbio su quale Valentina meritasse i soldi svanissero.Perché il giudice ha annullato il testamentoIl giudice Damiano Dazzi del Tribunale di Reggio Emilia alla fine ha dato ragione agli eredi. Nella sentenza, pubblicata nei giorni scorsi, continua il Corriere di Bologna, si legge che «non è certo che la persona indicata genericamente nel testamento come “Valentina” quale beneficiaria della somma sia la badante che ha fatto causa», dato che esisteva «un’altra badante di nome Valentina» attiva nello stesso periodo. Il tribunale ha inoltre ritenuto provato il grave stato di confusione della donna, per cui «non è escluso che la signora possa aver confuso le due badanti omonime». Perciò il decreto ingiuntivo è stato revocato, il testamento del 2018 è stato dichiarato nullo ed è stata condannata la badante ricorrente a pagare circa 14mila euro di spese legali. La vicenda però ha appena concluso il primo grado, per cui non è escluso che la badante Valentina ricorra in appello.L'articolo Lascia 100mila euro alla «mia badante Valentina», ma ce ne sono due. «Gli eredi mi devono pagare», ma il giudice la condanna proviene da Open.